Se è la Cina a farsi trainare
Federico Rampini
La Cina ci rifà il 2008-2009? E’ pronta cioè a ricandidarsi nel ruolo della locomotiva globale, per trainare il resto del mondo fuori dalla recessione? Questa è la narrazione ufficiale che arriva da Pechino oggi. L’Istituto Nazionale di Statistica cinese, nell’annunciare un’accelerazione della crescita al 4,9% nel terzo trimestre, sottolinea i benefici che questo ha dal lato delle importazioni, quindi l’aumento di domanda verso i fornitori stranieri. Non c’è dubbio che la ripresa cinese sia vigorosa, e i prezzi delle materie prime o delle derrate agricole ne risentono positivamente. Buona notizia per i fornitori americani di carne suina, per le aziende minerarie brasiliane, per gli agricoltori della Malesia che forniscono olio di palma. Buona notizia anche per una serie di multinazionali che vanno da Apple a Lvmh a General Motors. E tuttavia i numeri aggregati dicono che la Cina aumenta le proprie esportazioni più delle proprie importazioni. Quindi almeno in questa fase è lei che si fa trainare dalla domanda estera, non il contrario.
STATI UNITI
C’è chi ha troppo lavoro e non sa come soddisfare i clienti. Alla vigilia delle festività da regali – in America si avvicina la tripletta Halloween Thanksgiving Natale – un allarme viene dai giganti della logistica. I mega-spedizionieri FedEx Ups Dhl sono tutti già saturi di ordini, la loro capacità produttiva è sostanzialmente esaurita dai livelli attuali di consegne, e non sanno come potenziarla in vista degli aumenti di ordini. Si stima che la massima capacità di consegna sia di 79 milioni di pacchi al giorno, contro una domanda prevista a 86 milioni. L’anno scorso le consegne furono di 65 milioni di pacchi. Ecco un altro settore che con il coronavirus ha stravinto.
Le aziende tecnologiche hanno raggiunto il massimo storico del loro peso sull’economia americana, almeno se misurato in termini di capitalizzazione. Sull’indice azionario Standard&Poor’s 500 le aziende del settore digitale e tecnologico ormai valgono il 40% del totale. Il precedente record storico, a quota 37%, fu raggiunto nel 1999 al termine della prima “bolla del Nasdaq”.
ASIA
Ritorno in grande della Cina sul mercato del debito pubblico giapponese. Nel corso dell’estate, l’equivalente di 21 miliardi di dollari di buoni del Tesoro giapponesi sono stati acquistati dalla Cina. Un’interpretazione è geopolitica: Pechino starebbe cercando di diversificare le sue leve finanziarie in vista dei prossimi capitoli della guerra fredda con gli Stati Uniti. Un’altra spiegazione è tecnica: gli investitori nipponici acquistano bond americani dai cinesi, questi ultimi si ritrovano con fondi in yen che devono usare in qualche modo.
EUROPA
La conversione neokeynesiana della Germania avrà breve durata, sarà seguita da un nuovo rigore di bilancio, tale da compromettere la ripresa nel 2021. A lanciare questo grido d’allarme è un ex consigliere della Commissione europea e del governo francese, Shahin Vallée. Oggi ricercatore al German Council on Foreign Relations, Vallée sul Financial Times avverte che dopo un deficit/Pil del 6,25% quest’anno, il governo tedesco ha già deciso di ridurre il deficit di due punti percentuali l’anno prossimo. Questo significa che la politica di bilancio avrà un effetto frenante sulla domanda, in un anno dove la ripresa rischia di essere già molto fiacca per via della seconda ondata dei contagi e di tutti i suoi strascichi sull’attività economica.
CONCLUSIONE
“Il tuo loculo dovrà aspettarti ancora”, così un titolo del New York Times annuncia la triste nuova a chi ha ancora – da qualche parte – un ufficio che lo aspetta. “Luglio è il nuovo gennaio per i ritorni in azienda”: secondo l’inchiesta del quotidiano, tra le grandi aziende americane molte hanno già spostato la fine dello smartworking all’estate del 2021.
In questo scenario, poiché sono sempre alla ricerca delle storie positive, ecco un esempio di fantasia creativa per reinventarsi il lavoro. Un’azienda di Londra riconverte i piloti d’aereo al mestiere di trader della finanza. L’azienda è convinta che la velocità di reazione tipica di un comandante di jet sia molto utile per operare sui mercati finanziari, insieme con altre attitudini come “disciplina, auto-controllo, conoscenza dei propri limiti, capacità di digerire e processare molti dati”. Duecento ex-piloti, appiedati dalla crisi del trasporto aereo, stanno seguendo dei corsi di riqualificazione.
New York, 19 ottobre 2020