Outlook | Negli Usa vincono gli acquisti online
di Federico RampiniNon è sfuggito a nessuno il grande assente dalla prima conferenza stampa che Joe Biden ha dedicato all'economia da quando è stato eletto: è il termine lockdown. Il presidente-eletto si è dilungato sull'urgenza di varare una nuova manovra di spesa pubblica per erogare aiuti ai disoccupati e alle imprese. Non ha voluto evocare nessuna nuova chiusura generalizzata. Questo riconduce a uno dei messaggi ambigui del verdetto elettorale. Contrariamente alle previsioni dei sondaggi, Trump non è stato danneggiato dal suo atteggiamento sul coronavirus. Tra i 72 milioni di americani che hanno votato Trump è diffusa la convinzione che i lockdown creino danni peggiori della pandemia. Biden ha deciso di muoversi con la massima cautela su questo terreno. Tanto più che le restrizioni sono di competenza dei governatori e il capo dell'esecutivo federale ha solo un potere d'indirizzo.
Tre americani su quattro hanno sperimentato durante la pandemia nuove forme di acquisto online. Più di metà intendono continuare a fare la spesa alimentare online, o a usare il servizio di prenotazione dei prodotti online e prelievo all'esterno del negozio. Il 70% si è convertito in modo permanente a queste nuove forme di acquisto e le praticherà anche quando l'emergenza sanitaria sarà finita. Sono i risultati di un'indagine McKinsey sull'evoluzione del comportamento dei consumatori. Non c'è solo il commercio: la tele-medicina (consultazioni a distanza) sta conquistando un pubblico crescente; perfino gli esercizi di yoga e pilates, una volta provati con l'istruttore collegato in video, tendono a consolidarsi come abitudini permanenti. Idem per le forme di istruzione a distanza dedicate a un pubblico di adulti. La conclusione è che "la pandemia ha creato in pochi mesi cambiamenti che avrebbero richiesto dieci anni".
Un dato generale sullo shopping degli americani: nell'ultimo trimestre gli acquisti online sono cresciuti del 79% mentre il traffico fisico di consumatori negli esercizi commerciali è calato del 14% e la spesa media nei negozi "in carne ed ossa" è diminuita del 24%.
C'è chi ne approfitta perché è pronto a cogliere tutte le opportunità. Tanto per parlare del vincitore numero uno, ecco il solito Amazon che annuncia l'ultima novità: vuole diventare anche il nostro farmacista di fiducia. Il numero uno del commercio online lancia una nuova piattaforma per la fornitura di medicine che richiedono la ricetta medica (le altre essendo già disponibili sul sito). Non a caso l'annuncio ha già fatto calare in Borsa i titoli di tutte le grandi catene di farmacie come Cvs, Walgreens, Rite Aid. Il nuovo servizio si chiamerà Amazon Pharmacy. Non è la prima volta che Amazon prova a espandersi nel settore sanitario, già due anni fa comprò la società PillPack specializzata nel fornire medicinali a pazienti con malattie croniche che devono essere riforniti con frequenza. La pandemia ha creato anche qui dei comportamenti nuovi, costringendo le catene di farmacie tradizionali a rafforzare i loro servizi di consegne a domicilio.
La convalescenza del consumatore americano continua ma è meno brillante di prima. Le vendite al dettaglio nel mese di ottobre sono cresciute dello 0,3% cioè meno delle previsioni. A settembre la ripresa dei consumi era stata +1,6%. A raffreddare la crescita intervengono le nuove paure create dalla seconda ondata del covid e le nuove restrizioni adottate in alcuni Stati Usa. Ma le medie sono ingannevoli perché all'interno della vasta categoria dei consumi ci sono vincitori e perdenti. Una delle beneficiate del coronavirus è l'industria dell'auto le cui vendite sono ripartite, un altro è il settore delle attrezzature per palestre (chi può si allestisce una mini-fitness in casa propria).
Un termometro importante è dato dal gruppo Walmart, numero uno degli ipermercati americani ma anche concorrente di stazza di Amazon nel commercio elettronico. Walmart ha messo a segno +6,4% nel trimestre concluso a ottobre. È il suo terzo trimestre consecutivo in crescita. Ma gran parte della performance viene dalle vendite sul suo sito Internet.
Tra gli altri segnali della convalescenza, continua da una settimana all'altra la ripresa delle assunzioni e il calo della disoccupazione.
Le sanzioni americane contro Huawei continuano a infliggere danni al campione cinese delle telecom. Ultimo segnale: Huawei è costretto a vendere una delle sue marche di smartphone, la Honor. L'acquirente è un ente pubblico cinese, che sborsa l'equivalente di 15 miliardi di dollari. La marca Honor rappresentava da sola un quarto di tutte le vendite di apparecchi cellulari che la Huawei effettua in tutto il mondo (il volume totale di smartphone venduti dal gruppo è di 156 milioni all'anno). Il brand Honor è molto presente in particolare sui mercati dell'Europa centro-orientale. Due le possibili interpretazioni di questa dismissione. La prima la vede come un tentativo di mettere al riparo la marca Honor dalle sanzioni americane, che hanno chiuso molti mercati esteri ai prodotti Huawei. Un'altra interpretazione vede la mossa come un segnale di difficoltà finanziaria e un modo per fare cassa.