Outlook / Thanksgiving, un termometro di salute economica
di Federico RampiniOggi vi scrivo dalla Left Coast, come ironicamente chiamiamo la West Coast, viste le sue preferenze politiche di sinistra. Credevo di essere un temerario, perché ho ignorato i ripetuti avvertimenti del dottor Anthony Fauci e di tutte le autorità sanitarie, mettendomi in viaggio. Questa è la settimana di Thanksgiving, "l'altro Natale" degli americani: giovedì 26 celebriamo una festa nazionale molto sentita, tradizionalmente l'occasione per riunire famiglie sparpagliate e distanti. L'America è grande, per raggiungere mia figlia che sta in California ieri ho volato per sei ore (in Europa neppure per andare dalla Finlandia alla Sicilia o da Lisbona a Varsavia si percorre una distanza lunga come da New York a San Francisco). Fauci e tanti altri ci hanno detto: quest'anno non viaggiate, state a casa, e possibilmente non invitate nessuno per il Thanksgiving, onde evitare nuovi picchi di contagio. La mia disobbedienza ha una giustificazione: il Covid l'ho avuto e quindi dovrei avere un'immunità almeno per qualche mese. Questo mi fa sentire il mio viaggio molto meno pericoloso, per me stesso e per gli altri. C'è anche l'esenzione che il governatore di New York Andrew Cuomo concede a noi giornalisti per trasferte di lavoro, e questa per me è anche una trasferta di lavoro. Sono nel cuore della Silicon Valley, la grande vincitrice dei lockdown, dove le aziende digitali più potenti del mondo galleggiano su una nuvola di profitti alta fino alla stratosfera. In effetti fin dalle prime ore questo viaggio mi ha dato informazioni interessanti.
Comincio dal volo. United Airlines UA1978, da Newark a San Francisco: strapieno fino all'inverosimile, nessun distanziamento a bordo. L'obbligo di mascherina è rispettato, ma la compagnia non tiene più dei sedili vuoti come all'inizio della pandemia. Il conto economico pesa più delle precauzioni sanitarie. Malgrado le molte decine di miliardi ricevuti dai contribuenti per salvarle, la United e le altre compagnie aeree americane continuano a seguire una logica privatistica. A bordo ci hanno fatto vedere un video di auto-propaganda dove si sostiene che gli aerei sono l'ambiente più sicuro contro il contagio.
Atterrato a San Francisco, roccaforte della sinistra più radicale, ho trovato l'aeroporto come ai bei tempi: brulicante di passeggeri, caotico, con il classico affollamento da Thanksgiving, pre-Covid. Nella Silicon Valley, che ha praticamente brevettato lo smartworking, lucrando un boom di profitti, il "rispetto per la scienza" non è così forte come si raccontava in campagna elettorale, quando i disobbedienti sembravano tutti da una parte sola. Al terminal United di San Francisco nessuno rispettava i distanziamenti. C'erano famiglie in partenza per le Hawaii per andare a fare il pieno di sole, raggi ultravioletti e vitamina D, che pare rafforzino le difese immunitarie. C'erano viaggiatori sbarcati come me dalla East Coast per ricongiungersi con familiari, e altri che stavano iniziando il percorso inverso. Nella lunga navetta tra le due metropoli più di sinistra degli Stati Uniti, ho visto con i miei occhi un'insubordinazione di massa. La buona notizia è questa: le due Americhe, democratica e repubblicana, almeno in questo sono meno polarizzate di quanto si dica.
Thanksgiving qui è anche un termometro di salute economica. Essendo a tutti gli effetti la festa gemella del Natale, è il primo test per le grandi campagne dei saldi, promozioni e sconti. Black Friday e Cyber Monday sono stati inventati qui e poi esportati nel resto del mondo. Presumo che avremo un'altra orgia di successo per Amazon e compagnia. Le dimensioni esatte del rimbalzo di consumi ci diranno quale ripresa erediterà Joe Biden. Se tanto mi dà tanto, dall'affollamento del mio volo e dell'aeroporto di San Francisco direi che la voglia di ritornare alla normalità è visibile, trasversale, bipartisan.
Lo spettacolo della Silicon Valley però costringe a riflettere. Lungo le due autostrade parallele 101 e 280 che congiungono le due tecnopoli digitali di San Francisco e San Jose, i "campus" delle aziende digitali assomigliano a dei templi Maya abbandonati. La conversione in massa allo smartworking è stata facile per un mondo che lo aveva inventato e già lo praticava prima del Covid, sia pure in maniera più selettiva. Molte aziende digitali hanno deciso che far tornare la manodopera in ufficio non sarà una buona idea neanche quando le vaccinazioni di massa avranno debellato il virus. Tutto un insieme di equazioni economiche non reggono più. Gli immobiliaristi che avevano speculato su ogni metro quadro della Silicon Valley rischiano di saltare per aria. Ma la stessa sorte minaccia le università più care del mondo, tipo Stanford. E' evidente che la qualità dello studio in remoto non è paragonabile, e non giustifica rette sopra i 60.000 dollari annui. In alcuni settori il cambiamento forse è reversibile, in altri non si tornerà più indietro. Capirlo per tempo è indispensabile per chi non voglia essere travolto da questa crisi.
P.S. Per non dare l'impressione di essere un irresponsabile, aggiungerò che una volta concluso il viaggio, qui in California le mie interazioni sociali sono limitate. E niente festini a Thanksgiving a casa di Costanza.
Santa Cruz, 23 novembre