Outlook
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Outlook / Il Nuovo Grande Esperimento Americano

I dati di oggi confermano la ripartenza "a razzo" dell'economia americana: la crescita del primo trimestre proiettata sull'anno vale +6,4% del Pil. È in linea con le previsioni del Fondo monetario, che assegnano agli Stati Uniti una crescita perfino più veloce di quella cinese. L'altro dato che punta nella stessa direzione riguarda il numero di richieste settimanali per indennità di disoccupazione, che a quota 553.000 segna un ulteriore calo e quindi una riduzione della disoccupazione. A questo diluvio di buone notizie potrei aggiungere un segnale più aneddotico, la città di New York completa la sua riapertura togliendo il coprifuoco serale ai ristoranti. Ma paradossalmente, come vedrete nella mia conclusione, l'eccellente ripresa americana crea qualche problema alle ambizioni riformiste del presidente.

Allo scoccare dei primi cento giorni di governo, Joe Biden ha celebrato due successi importanti (la campagna vaccinazioni e la forte ripresa economica), ma ha promesso di fare molto di più. Vuole continuare quello che io chiamo il Nuovo Grande Esperimento Americano: una svolta radicale, un'espansione enorme del ruolo dello Stato nella vita dei cittadini e nell'attività economica. Uso quelle maiuscole per sottolineare che si tratta di una sfida coraggiosa, e ricorrente nella storia di questo Paese. Poiché la maggioranza dei media americani sono dalla sua parte, il coro di osanna è così assordante che si rischia di perdere lucidità. La primissima manovra Biden ormai è nelle tasche dei cittadini, l'80% dei quali ha ricevuto almeno un versamento di 1.400 dollari sul proprio conto bancario. È stata un'azione redistributiva, per iniziare a compensare 40 anni di stagnazione o impoverimento nel potere d'acquisto del ceto medio e dei lavoratori.

Una seconda manovra di spesa pubblica da 1.800 miliardi vuole prolungare e rendere permanente l'opera di giustizia sociale. Attenzione ai dettagli. Nell'entusiasmo dei media si perde di vista un paragone essenziale. La maggior parte delle riforme proposte da Biden in Europa sono realtà da molto tempo. I pilastri di questa Fase Due di Biden eccoli qua. Il college gratuito nelle università pubbliche per i meno abbienti. Gli asili-nido semi-gratuiti. La possibilità per lavoratrici e lavoratori di stare a casa per malattia o gravidanza senza perdere il salario. Infine un credito fiscale per i figli a carico. Ammesso che abbia i voti al Congresso, Biden non farebbe altro che rendere l'America un po' più simile alla vecchia Europa, soprattutto quella nordica. Paradosso: questa consacrazione del modello di Welfare europeo (figlio delle tradizioni democristiana e socialdemocratica) avverrebbe in una fase in cui non gode di buona fama, e i primi ad essere sfiduciati sono proprio gli europei. Perciò Biden non indica le moribonde socialdemocrazie europee come un modello. Preferisce rifarsi ai precedenti americani: gli Stati Uniti ebbero un loro "socialismo reale" per un lungo periodo che va dal New Deal di Franklin Roosevelt (1933) alle riforme di Kennedy-Johnson negli anni Sessanta.

L'altro modello estero invece Biden lo cita apertamente. È la Cina. "Non si vede perché le pale eoliche non possano essere fabbricate a Pittsburgh anziché a Pechino". È l'altra faccia della competizione ambientalista. Biden e Xi Jinping intuiscono che le tecnologie per un'economia con zero emissioni carboniche sono il business del futuro. Ciascuno insegue la supremazia mondiale in questo campo. Biden copia il modello cinese del dirigismo pubblico quando propone una terza manovra da 2.300 miliardi per modernizzare le infrastrutture e fare sviluppo sostenibile. "Ricostruire, ma meglio". È una riscoperta della politica industriale: l'innovazione sostenuta da robusti investimenti statali nella ricerca, sussidi e agevolazioni alle imprese che costruiscono il futuro. Anche qui l'America fu il modello prima che altri la copiassero: dalla bomba atomica allo sbarco sulla luna, fino ad arrivare a Internet. Il pendolo della storia americana dopo la lunga egemonia del neoliberismo oscilla verso la socialdemocrazia. Lo fa con una ritrovata capacità di studiare i successi stranieri. Anche questa è la riscoperta di una tradizione: Roosevelt era circondato da socialisti filo-europei, Kennedy e Johnson stimavano il laburismo inglese. 


I paragoni storici però insegnano qualcos'altro. Roosevelt conquistò la Casa Bianca con una maggioranza molto ampia e quindi poteva sostenere legittimamente di avere un mandato forte della nazione per le sue riforme. Biden ha un consenso di poco maggioritario nei sondaggi, un Senato quasi in pareggio, una Camera dove i democratici hanno perso seggi e potrebbero perderne ancora fra un anno e mezzo. Avrebbe un gran bisogno di attrarre qualche voto repubblicano. Ma i repubblicano fanno un po' di somme: le tre manovre Biden valgono seimila miliardi, il 30% del Pil americano e otto volte il Recovery Fund europeo. Ce n'è davvero bisogno? Non certo per sostenere la crescita, che corre da sola. La vera motivazione è "ingegneria sociale", ma su questo è difficile che i repubblicani vogliano assecondare i grandi piani della sinistra. Dunque le tre manovre di Biden sono ambiziose e audaci, ma dovranno fare i conti con il consenso, parlamentare e poi elettorale. Perfino Roosevelt ebbe un mare di problemi a far passare tutte le novità del New Deal, eppure governò per tre mandati abbondanti (morì poco dopo averne conquistato un quarto), unico caso nella storia.


New York, 29 aprile 2021

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/outlook/2021/04/29/audio/outlook__il_nuovo_grande_esperimento_americano-423006687/

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