Outlook / Siamo pronti per il prossimo cigno nero?
di Federico RampiniC'è in giro troppa paura dell'inflazione, forse infondata; mentre non siamo abbastanza vigilanti sul rischio di uno shock geopolitico, legato alle tensioni fra America e Cina. Lo sostiene l'Indicatore di Rischio Geopolitico di Blackrock, secondo cui il prossimo "cigno nero" o evento imprevisto che può destabilizzare l'economia mondiale va cercato in quella direzione. Il Geopolitical Risk Indicator di Blackrock è sceso sotto la media degli ultimi quattro anni, è in territorio negativo e questo indica che gli investitori sono distratti sul fronte più gravido di pericoli, rischiano di essere presi alla sprovvista da una crisi internazionale di natura politica. Una delle minacce che gli operatori economici stanno sottovalutando è il "decoupling" o divorzio tecnologico tra America e Cina, con tutto quello che comporta. Al secondo posto tra i rischi c'è un cyber-attacco di proporzioni mastodontiche. Si è parlato molto dell'offensiva lanciata dalle autorità cinesi contro Bitcoin, che ha contribuito al crollo recente della cripto-valuta (insieme con le dichiarazioni negative di Elon Musk, il quale sembra aver "scoperto" solo ora quanto le criptovalute danneggino l'ambiente con le emissioni di CO2 legate all'uso massiccio di computer per la cosiddetta estrazione mineraria). Ma dietro l'offensiva di Pechino c'è una preoccupazione più generalizzata del governo cinese sui pericoli di shock finanziari. Che sappiano qualcosa che a noi sfugge? L'altra sorpresa della turbo-ripresa americana: troppo gettito fiscale. Gli Stati Usa che fino a pochi mesi fa piangevano miseria e chiedevano aiuti dal Tesoro federale, ora sono nella situazione opposta: dalla California a New York, anche le amministrazioni più progressiste e "spendaccione" godono di un forte aumento del gettito per la ripresa dell'attività economica. I loro bilanci sono in attivo e questo conferma l'anomalia di una crisi americana molto più breve e lieve del previsto. Ma rafforza la pressione repubblicana per limitare le prossime manovre di spesa. Gli aiuti che Washington dava agli enti locali potrebbero essere dirottati verso gli investimenti in infrastrutture. Segnale di surriscaldamento anche dal mercato immobiliare: +13% i prezzi delle case a marzo rispetto allo stesso mese del 2020. Proprietari riluttanti a vendere, e lo stock di abitazioni disponibili per i potenziali acquirenti si è ridotto. Il mattone torna ad essere - anche - un rifugio contro l'inflazione. Ma sul tema dell'inflazione c'è la "teoria della bottiglia di ketchup". Tutto quello che sta facendo salire i prezzi, secondo questa teoria, è legato a strozzature temporanee dell'offerta, in parte causate da problemi logistici che ereditiamo dai lockdown. In molti settori l'offerta è come il ketchup che rimane nella bottiglia, mentre noi scrolliamo il contenitore per far scendere giù la salsa. A un certo punto il ketchup viene giù tutto, però, e ci inonda il piatto. Questo accadrà anche con quelle produzioni che al momento scarseggiano e fanno salire i prezzi. Almeno così vuole farci credere la Federal Reserve. Per il momento si direbbe che la banca centrale americana sia riuscita a placare le ansie degli investitori sull'inflazione. Aspettiamo che il ketchup scenda giù di colpo, e i prezzi si calmeranno, se è vera questa teoria.