Maria Antonella aveva 19 anni, viveva in Argentina, e soffriva di anoressia. Nonostante stesse molto male, aveva sempre rifiutato il ricovero in ospedale.
"Dio cura tutto", rispondeva la ragazza a chiunque le consigliasse di farsi aiutare da qualche specialista. "Dio cura tutto", pensavano sua madre, sua nonna e gli amici di un gruppo di preghiera con cui Maria Antonella chiedeva a Dio la guarigione. Fino alla fine, la giovane donna ha rifiutato l'aiuto dei medici. Fino alla fine, si è abbandonata al volere divino. Anche quando, raggiunti i 31 chili, il corpo non ce l'ha più fatta a sorreggerla, e Maria Antonella se ne è andata via per sempre.
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Dopo essersi invano rivolto alla magistratura per ottenere il ricovero coatto della figlia, ora il padre ha chiesto che si indaghi sulle cause esatte del decesso della ragazza. L'uomo spera che almeno le sorelle più piccole di Maria Antonella possano essere protette dall'influenza nefasta del radicalismo religioso della madre e ha convinto i magistrati a chiedere una perizia fisica e psichica delle altre figlie.
Il problema che solleva il dramma di Maria Antonella, però, va ben oltre la questione del benessere psico-fisico delle ragazze che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. È il problema di un certo modo di vivere la fede secondo cui un credente dovrebbe sempre e comunque abbandonarsi a Dio, come se fosse esonerato dall'azione anche quando spetta a lui prendere determinate decisioni. È il problema di chi pensa che tutto dipende sempre da Dio, e che l'uomo non può fare altro che fidarsi, nonostante il rapporto tra abbandono e azione sia stato chiarito a livello dottrinale già da molto tempo - come scriveva un gesuita del XVII secolo: "Affidati a Dio come se la riuscita delle cose dipendesse interamente da te e per nulla da Dio; affidati completamente al lavoro come se tu non dovessi fare nulla, e Dio solo tutte le cose". Ma è anche un problema che riguarda direttamente l'atteggiamento di tante persone nei confronti dell'anoressia.
Come accade anche nel caso della depressione o delle dipendenza da sostanze stupefacenti, sono in molti a pensare che non si tratti di una vera malattia. Ci si illude che sia un problema di volontà, uno dei tanti capricci di cui ci si dovrebbe vergognare quando si pensa alle altre malattie, quelle fisiche, quelle che accadono all'improvviso e che non dipendono da noi, quelle "vere".
E così facendo si aggiunge alla sofferenza psichica, che è già enorme, un'ulteriore sofferenza: quella di essere considerati colpevoli di quello che succede proprio mentre, con l'urlo silenzioso del proprio corpo emaciato, chi ha problemi di anoressia cerca solo di essere aiutato ad amare la vita.
Twitter: @MichelaMarzano
"Dio cura tutto", rispondeva la ragazza a chiunque le consigliasse di farsi aiutare da qualche specialista. "Dio cura tutto", pensavano sua madre, sua nonna e gli amici di un gruppo di preghiera con cui Maria Antonella chiedeva a Dio la guarigione. Fino alla fine, la giovane donna ha rifiutato l'aiuto dei medici. Fino alla fine, si è abbandonata al volere divino. Anche quando, raggiunti i 31 chili, il corpo non ce l'ha più fatta a sorreggerla, e Maria Antonella se ne è andata via per sempre.
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Dopo essersi invano rivolto alla magistratura per ottenere il ricovero coatto della figlia, ora il padre ha chiesto che si indaghi sulle cause esatte del decesso della ragazza. L'uomo spera che almeno le sorelle più piccole di Maria Antonella possano essere protette dall'influenza nefasta del radicalismo religioso della madre e ha convinto i magistrati a chiedere una perizia fisica e psichica delle altre figlie.
Il problema che solleva il dramma di Maria Antonella, però, va ben oltre la questione del benessere psico-fisico delle ragazze che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. È il problema di un certo modo di vivere la fede secondo cui un credente dovrebbe sempre e comunque abbandonarsi a Dio, come se fosse esonerato dall'azione anche quando spetta a lui prendere determinate decisioni. È il problema di chi pensa che tutto dipende sempre da Dio, e che l'uomo non può fare altro che fidarsi, nonostante il rapporto tra abbandono e azione sia stato chiarito a livello dottrinale già da molto tempo - come scriveva un gesuita del XVII secolo: "Affidati a Dio come se la riuscita delle cose dipendesse interamente da te e per nulla da Dio; affidati completamente al lavoro come se tu non dovessi fare nulla, e Dio solo tutte le cose". Ma è anche un problema che riguarda direttamente l'atteggiamento di tante persone nei confronti dell'anoressia.
Come accade anche nel caso della depressione o delle dipendenza da sostanze stupefacenti, sono in molti a pensare che non si tratti di una vera malattia. Ci si illude che sia un problema di volontà, uno dei tanti capricci di cui ci si dovrebbe vergognare quando si pensa alle altre malattie, quelle fisiche, quelle che accadono all'improvviso e che non dipendono da noi, quelle "vere".
E così facendo si aggiunge alla sofferenza psichica, che è già enorme, un'ulteriore sofferenza: quella di essere considerati colpevoli di quello che succede proprio mentre, con l'urlo silenzioso del proprio corpo emaciato, chi ha problemi di anoressia cerca solo di essere aiutato ad amare la vita.
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