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La civile Svezia è "nazista" con i trans

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Siamo abituati a considerare la Svezia come un'avanguardia di democrazia e tolleranza, eppure anche in questo modello sociale ci sono zone d'ombra, pulsioni oscure. È di qualche giorno fa la notizia che 142 transessuali svedesi hanno presentato richiesta di risarcimento per mezzo milione di euro allo Stato. Pochi sanno che dal 1972 esiste infatti una legge che li ha costretti alla sterilizzazione in occasione del cambiamento di sesso: l'operazione era autorizzata dalla sanità, poi registrata dall'anagrafe, ma solo previa accettazione di non avere mai figli.

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È una legge inquietante, che "viola i diritti fondamentali", come ha riconosciuto Human Rights Watch. Ancora più preoccupante scoprire che questa normativa è stata abolita solo qualche mese fa, nel gennaio scorso, dopo accese polemiche delle associazioni di transessuali e poi delle organizzazioni per i diritti umani. La Svezia ha un triste passato di leggi "eugenetiche" di cui poco si parla e che, anzi, si cerca di non occultare dalla memoria collettiva.

La "class action" è stata presentata dalla presidente della federazione transessuali svedese Ulrika Westerlund, con una richiesta di indennizzo pari a 34mila euro a testa. Oltre al risarcimento che in fondo è poco più che simbolico, i transessuali pretendono "esplicite" scuse dal governo. Il premier conservatore, Fredrik Reinfeldt, considera invece che il solo fatto di aver cancellato quell'orrenda legge per la sterilizzazione forzata sia sufficiente. Non lo è. E come spesso accade per le minoranze discriminate, il cammino di consapevolezza e rivendicazioni dei transessuali è appena all'inizio.
Twitter:@anaisginori