MEGLIO DIRLO SUBITO: dare dei soldi per convincere le donne a fare una cosa così intima e personale come allattare non è una buona idea. Una regione britannica ha varato un programma per cambiare la cultura dell'allattamento materno, considerato da alcuni esperti come un vantaggio troppo spesso ignorato.
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Il progetto prevede la distribuzione di voucher di 200 sterline, da spendere in alcuni centri commerciali e supermercati, per quelle neo-mamme che decidono di allattare. Per adesso è un programma pilota, in una zona dove solo una neomamma su quattro decide di allattare i suoi figli, contro il 55 per cento della media nazionale. Ma se l'intervento avrà risultati positivi, hanno già detto i promotori, il progetto sarà allargato al resto del Paese.
Non è la prima volta che il servizio sanitario inglese ricorre ad incentivi finanziari per spingere ad un cambiamento di abitudini, programmi del genere sono stati applicati per campagne anti-fumo e per combattere l'obesità. Un approccio discutibile. Perché il denaro dovrebbe essere il miglior mezzo per incoraggiare i cittadini ad avere "buone abitudini" alimentari o famigliari? In questo caso, non si tratta di discutere i vantaggi dell'allattamento materno, che pure certamente esistono. Un progetto pubblico di questo tipo vuole "monetizzare" una scelta personale, che tra l'altro non si gioca sempre e solo tra la madre e il bambino. Il biberon non è sempre una decisione "egoistica", come dicono alcuni.
Ci sono situazioni sociali, famigliari, professionali in cui è preferibile un allattamento artificiale, che migliora le condizioni psicofisiche della mamma e dunque del neonato. Ci sono donne che scelgono di non allattare o di fare un allattamento misto perché vogliono coinvolgere maggiormente il padre. Con loro bisognerebbe dimezzare l'assegno pubblico? Al di là delle buone intenzioni, il progetto inglese esercita una pressione sociale sulle neomamme. Con il rischio di colpevolizzare, ancora una volta, la libera scelta delle donne.
Twitter: @anaisginori
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Il progetto prevede la distribuzione di voucher di 200 sterline, da spendere in alcuni centri commerciali e supermercati, per quelle neo-mamme che decidono di allattare. Per adesso è un programma pilota, in una zona dove solo una neomamma su quattro decide di allattare i suoi figli, contro il 55 per cento della media nazionale. Ma se l'intervento avrà risultati positivi, hanno già detto i promotori, il progetto sarà allargato al resto del Paese.
Non è la prima volta che il servizio sanitario inglese ricorre ad incentivi finanziari per spingere ad un cambiamento di abitudini, programmi del genere sono stati applicati per campagne anti-fumo e per combattere l'obesità. Un approccio discutibile. Perché il denaro dovrebbe essere il miglior mezzo per incoraggiare i cittadini ad avere "buone abitudini" alimentari o famigliari? In questo caso, non si tratta di discutere i vantaggi dell'allattamento materno, che pure certamente esistono. Un progetto pubblico di questo tipo vuole "monetizzare" una scelta personale, che tra l'altro non si gioca sempre e solo tra la madre e il bambino. Il biberon non è sempre una decisione "egoistica", come dicono alcuni.
Ci sono situazioni sociali, famigliari, professionali in cui è preferibile un allattamento artificiale, che migliora le condizioni psicofisiche della mamma e dunque del neonato. Ci sono donne che scelgono di non allattare o di fare un allattamento misto perché vogliono coinvolgere maggiormente il padre. Con loro bisognerebbe dimezzare l'assegno pubblico? Al di là delle buone intenzioni, il progetto inglese esercita una pressione sociale sulle neomamme. Con il rischio di colpevolizzare, ancora una volta, la libera scelta delle donne.
Twitter: @anaisginori