Con l'avvicinarsi delle elezioni europee, in Francia, ma non solo, si moltiplicano le candidature più stravaganti e bizzarre, dalla lista "Cannabis Sans Frontières" a "Esperanto lingua comune". Per il voto del 25 maggio gli elettori dell'Ile de France, la regione parigina, potranno scegliere tra ben 31 liste. Una di queste è "Femministe per un'Europa solidale" fondata, tra le altre, da Caroline de Haas, giovane militante al centro di tante iniziative per i diritti delle donne in Francia e alla guida di un gruppo che si chiama Osez le féminisme!
Le promotrici di questa lista sostengono che molte delle conquiste femminili sono minacciate e che bisogna concentrare il voto su una lista ad hoc per difenderle.
L'indice di Parla con lei
Caroline de Haas è nata nel 1980 e non ha dunque partecipato al femminismo "storico" degli anni Settanta ma è convinta che ci sia una nuova emergenza sul piano dei diritti, così come dimostra il caso sui nuovi limiti all'interruzione di gravidanza in Spagna. In Europa, dice, ci sono molti altri segnali di un possibile arretramento, del nuovo potere di lobby reazionarie, della difficile parità anche nelle istituzioni (basti ricordare il board della Bce esclusivamente maschile). Il micro-partito francese creato per le Europee ha già ricevuto l'appoggio di alcune intellettuali francesi, anche loro preoccupate dall'indifferenza dei partiti ufficiali nei confronti delle tematiche femminili. Forse de Hass e le altre candidate della lista hanno ragione.
Ma la difesa dei diritti delle donne non può, non deve, tornare a essere una battaglia di poche, agguerrite militanti. Rispetto a trent'anni fa, per fortuna, esiste una consapevolezza sempre più trasversale, di donne e uomini, di destra e sinistra, che attraversa tutti i campi, dall'economia, all'istruzione, al lavoro, alla salute. Non è pensabile che il destino della maggioranza della popolazione europea (le cittadine sono 253 milioni su 494 milioni) venga derubricato a semplice "lotta femminista", oltre al fatto che l'esperienza dimostra che non c'è uno ma tanti femminismi, e quindi in fin dei conti la creazione di liste e listarelle non fa che aumentare le divisioni. Non è accettabile che un argomento così vasto e fondamentale per le nostre società finisca fuori e non dentro i grandi partiti, con tutto il rispetto per la liberalizzazione del cannabis e la promozione dell'esperanto.
Twitter: @anaisginori
Le promotrici di questa lista sostengono che molte delle conquiste femminili sono minacciate e che bisogna concentrare il voto su una lista ad hoc per difenderle.
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Caroline de Haas è nata nel 1980 e non ha dunque partecipato al femminismo "storico" degli anni Settanta ma è convinta che ci sia una nuova emergenza sul piano dei diritti, così come dimostra il caso sui nuovi limiti all'interruzione di gravidanza in Spagna. In Europa, dice, ci sono molti altri segnali di un possibile arretramento, del nuovo potere di lobby reazionarie, della difficile parità anche nelle istituzioni (basti ricordare il board della Bce esclusivamente maschile). Il micro-partito francese creato per le Europee ha già ricevuto l'appoggio di alcune intellettuali francesi, anche loro preoccupate dall'indifferenza dei partiti ufficiali nei confronti delle tematiche femminili. Forse de Hass e le altre candidate della lista hanno ragione.
Ma la difesa dei diritti delle donne non può, non deve, tornare a essere una battaglia di poche, agguerrite militanti. Rispetto a trent'anni fa, per fortuna, esiste una consapevolezza sempre più trasversale, di donne e uomini, di destra e sinistra, che attraversa tutti i campi, dall'economia, all'istruzione, al lavoro, alla salute. Non è pensabile che il destino della maggioranza della popolazione europea (le cittadine sono 253 milioni su 494 milioni) venga derubricato a semplice "lotta femminista", oltre al fatto che l'esperienza dimostra che non c'è uno ma tanti femminismi, e quindi in fin dei conti la creazione di liste e listarelle non fa che aumentare le divisioni. Non è accettabile che un argomento così vasto e fondamentale per le nostre società finisca fuori e non dentro i grandi partiti, con tutto il rispetto per la liberalizzazione del cannabis e la promozione dell'esperanto.
Twitter: @anaisginori