Parla con lei

La vita di Niki artista guerriera

di ANAIS GINORI

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"Volevo il mondo e il mondo allora apparteneva agli uomini". Niki de Saint Phalle è stata una delle più famose artiste del Novecento. Un’artista profondamente femminista, come si capisce visitando la mostra appena inaugurata al Grand Palais, fino al 2 febbraio. Dodici anni dopo la sua morte, la Francia riscopre il talento di questa eterna ribelle e della sua opera eclettica, nota per le “Nana”, donne giganti e fuori forma, emancipate da ogni canone estetico. Niki è nata ricca e bellissima, modella per Vogue a vent’anni, ma è stata anche vittima di ripetute violenze sessuali da parte del padre. Un incesto che racconterà poi attraverso le sue opere, tentando così di scacciare i suoi dèmoni. Artista raffinata ma “guerriera”, faceva esplodere barattoli di vernice tirando con una carabina. "In ogni cuore umano - raccontava - esiste la volontà di distruggere. Distruggere significa esistere".

Niki, che si chiamava in realtà Marie-Agnès Fal, ha 18 anni quando scappa con il primo marito, Harry Matthews, da cui avrà un figlio giovanissima, non sposata. Ma negli anni Cinquanta, l’artista già non guarda più alla famiglia come un valore. Anzi, rifugge dal modello materno. A proposito della madre, delle zie con le quali è cresciuta, dice: «Non volevo diventare come loro, angeli del focolare». Poi osserva: «Una donna può essere una regina, ma nel suo alveare, e basta. I ruoli attribuiti agli uomini e alle donne sono sottomessi a regole molto rigide, da una parte e dall’altra». L’incontro decisivo è quello con lo scultore Jean Tinguely, con il quale condividerà tutto, fino alla morte dell’artista, nel 1991. La loro storia, raccontata in questi giorni nei tanti omaggi a Saint-Phalle, è un romanzo. Nelle oltre duecento opere esposte al Grand Palais si vedono donne “spose, puttane o partorienti”: quello a cui erano destinate le donne fino a qualche decennio fa.
Twitter: @anaisginori 

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