Pare che, qualche giorno fa, l'insegnante di religione di un istituto tecnico di Moncalieri, in Piemonte, abbia risposto a uno studente che le chiedeva il suo parere sull'omosessualità che "essere gay è un problema psicologico da cui è scientificamente dimostrato che si possa uscire".
Dico "pare" perché, in casi come questo, è sempre meglio verificare che le informazioni siano corrette. Non è un caso che il preside della scuola abbia aperto un'indagine interna e che, prima di intervenire da un punto di vista disciplinare, abbia deciso di accertare i fatti. Al di là delle responsabilità individuali, però, resta il problema dell'ignoranza e dei pregiudizi che si nascondono dietro frasi di questo genere. Frasi che, troppo spesso, si sentono ripetere qua e là. Frasi che tornano nei dibattiti politici e nelle discussioni pubbliche. Frasi che, non solo non hanno alcun fondamento scientifico, ma che non fanno altro che alimentare disagio, sofferenza e intolleranza.
L'ordine degli psicologi italiani vieta esplicitamente nel suo codice deontologico ogni sorta di "terapia riparativa" - cui l'insegnate avrebbe fatto riferimento - , e precisa chiaramente che nessun terapeuta dovrebbe mai permettersi di partire dal presupposto che l'eterosessualità sia "una condizione preferibile" all'omosessualità. Ma questo, appunto, è il punto di vista scientifico. Che di fatto interessa poco chi, prigioniero dei pregiudizi, continua a riempirsi la bocca di luoghi comuni e di false certezze.
Chi è prigioniero dei pregiudizi, purtroppo, non accetta quasi mai di rimettersi in discussione. Lancia sentenze senza dubitare minimamente di quello che dice. E abusa spesso della propria autorità, soprattutto quando occupa posizioni di responsabilità. Perché l'elemento più grave nella vicenda di Moncalieri è il fatto che sia stata un'insegnante a pronunciare frasi non solo sbagliate, ma anche omofobe, e quindi suscettibili di legittimare intolleranza e bullismo.
"La natura non prevede l'omosessualità" avrebbe continuato l'insegnante. Lasciando si stucco gli alunni. Soprattutto un ragazzo che le avrebbe a quel punto domandato: "Ma scusi, lei che cosa vede di sbagliato in me?". Pregiudizi che evitano il peso del dubbio. Pregiudizi che fanno male e incrementano l'odio. Pregiudizi che non dovrebbero esistere, soprattutto a scuola, dove il compito degli insegnanti è sempre e solo quello di educare, ossia aiutare gli alunni non solo a imparare, ma anche e soprattutto a pensare in modo critico. "Bisogna ispirarsi al rispetto e all'accoglienza. Soprattutto ora, dopo la discussione che c'è stata all'interno della Chiesa", ha commentato l'arcivescovo di Torino. Ma di strada da fare ce n'è ancora molta. Perché qui non si tratta solo di rispetto e di accoglienza, si tratta soprattutto di assenza di onestà intellettuale e di ignoranza.
Dico "pare" perché, in casi come questo, è sempre meglio verificare che le informazioni siano corrette. Non è un caso che il preside della scuola abbia aperto un'indagine interna e che, prima di intervenire da un punto di vista disciplinare, abbia deciso di accertare i fatti. Al di là delle responsabilità individuali, però, resta il problema dell'ignoranza e dei pregiudizi che si nascondono dietro frasi di questo genere. Frasi che, troppo spesso, si sentono ripetere qua e là. Frasi che tornano nei dibattiti politici e nelle discussioni pubbliche. Frasi che, non solo non hanno alcun fondamento scientifico, ma che non fanno altro che alimentare disagio, sofferenza e intolleranza.
L'ordine degli psicologi italiani vieta esplicitamente nel suo codice deontologico ogni sorta di "terapia riparativa" - cui l'insegnate avrebbe fatto riferimento - , e precisa chiaramente che nessun terapeuta dovrebbe mai permettersi di partire dal presupposto che l'eterosessualità sia "una condizione preferibile" all'omosessualità. Ma questo, appunto, è il punto di vista scientifico. Che di fatto interessa poco chi, prigioniero dei pregiudizi, continua a riempirsi la bocca di luoghi comuni e di false certezze.
Chi è prigioniero dei pregiudizi, purtroppo, non accetta quasi mai di rimettersi in discussione. Lancia sentenze senza dubitare minimamente di quello che dice. E abusa spesso della propria autorità, soprattutto quando occupa posizioni di responsabilità. Perché l'elemento più grave nella vicenda di Moncalieri è il fatto che sia stata un'insegnante a pronunciare frasi non solo sbagliate, ma anche omofobe, e quindi suscettibili di legittimare intolleranza e bullismo.
"La natura non prevede l'omosessualità" avrebbe continuato l'insegnante. Lasciando si stucco gli alunni. Soprattutto un ragazzo che le avrebbe a quel punto domandato: "Ma scusi, lei che cosa vede di sbagliato in me?". Pregiudizi che evitano il peso del dubbio. Pregiudizi che fanno male e incrementano l'odio. Pregiudizi che non dovrebbero esistere, soprattutto a scuola, dove il compito degli insegnanti è sempre e solo quello di educare, ossia aiutare gli alunni non solo a imparare, ma anche e soprattutto a pensare in modo critico. "Bisogna ispirarsi al rispetto e all'accoglienza. Soprattutto ora, dopo la discussione che c'è stata all'interno della Chiesa", ha commentato l'arcivescovo di Torino. Ma di strada da fare ce n'è ancora molta. Perché qui non si tratta solo di rispetto e di accoglienza, si tratta soprattutto di assenza di onestà intellettuale e di ignoranza.