La cosa più precisa che va in onda in questo momento negli Stati Uniti è una rubrica di un paio di minuti all'interno del Late Show con Seth Meyers, il programma di mezzanotte condotto dall'ex capo degli autori del Saturday Night Live. Meyers ha quarantun anni e conosce i suoi coetanei: generazione la cui sfumatura preferita è la nostalgia. Siamo allo stesso tempo infantili e i nostri nonni: sempre a dire com'era meglio ai nostri tempi, sempre a rievocare i consumi della nostra giovinezza. Parliamo del modello di cellulare che c'era quand'eravamo giovani coi toni con cui i nostri nonni rievocavano la ricostruzione dopo la guerra.
Quando arriva il momento dello spazio intitolato Ai miei tempi, Back in my day, Seth Meyers dice che da quando ha compiuto quarant'anni si guarda intorno e fatica sempre più a riconoscere il mondo in cui vive. Mentre lo dice si alza, e si trasforma in un'ottima imitazione dei nostri padri, o di George Clooney nella pubblicità della fibra ottica: si sfila la giacca, e s'infila un cardigan da anziano.
Ai miei tempi non esisteva il bastone da selfie: l'unico accessorio che ti serviva per scattarti una foto che non sarebbe fregato niente a nessuno di vedere era il tuo grosso ego. Erano tempi più semplici, comprendevamo il valore della fatica: per farti un selfie dovevi girare il telefono, e poi girarlo di nuovo per controllare com'era venuto.
Mentre Seth Meyers scuote la testa svelando a questi giovinastri del giorno d'oggi che ai suoi tempi non c'era Google, che sai tutto in un secondo, al massimo c'era Altavista e dovevi pazientare almeno tre secondi, ed erano tre secondi che usavi per stare con i tuoi cari, perché quelli sì erano tempi attenti ai rapporti umani, tutto diventa chiaro. Quanto siamo ridicoli, e cosa bisognava mettere a fuoco per renderlo evidente.
La precisione della sfumatura comica è nell'avere nostalgia di un tempo tale e quale a questo. Non uno in cui non c'erano i cellulari o gli autoscatti o i computer, ma uno che siamo determinati a considerare più genuino e più via Gluck solo perché non avevamo le faccette già pronte: se volevi inserire una faccetta in un sms, dovevi arrangiarti con le parentesi e i punti. Quando, alla fine dello sketch, Seth Meyers si versa il whisky proprio come faceva il nostro babbo quand'eravamo piccoli, ci viene il sospetto che valesse anche per lui. Che anche i suoi "ai miei tempi sì che" fossero rimpianti di un tempo uguale al presente.
Twitter: @lasoncini
Quando arriva il momento dello spazio intitolato Ai miei tempi, Back in my day, Seth Meyers dice che da quando ha compiuto quarant'anni si guarda intorno e fatica sempre più a riconoscere il mondo in cui vive. Mentre lo dice si alza, e si trasforma in un'ottima imitazione dei nostri padri, o di George Clooney nella pubblicità della fibra ottica: si sfila la giacca, e s'infila un cardigan da anziano.
Ai miei tempi non esisteva il bastone da selfie: l'unico accessorio che ti serviva per scattarti una foto che non sarebbe fregato niente a nessuno di vedere era il tuo grosso ego. Erano tempi più semplici, comprendevamo il valore della fatica: per farti un selfie dovevi girare il telefono, e poi girarlo di nuovo per controllare com'era venuto.
Mentre Seth Meyers scuote la testa svelando a questi giovinastri del giorno d'oggi che ai suoi tempi non c'era Google, che sai tutto in un secondo, al massimo c'era Altavista e dovevi pazientare almeno tre secondi, ed erano tre secondi che usavi per stare con i tuoi cari, perché quelli sì erano tempi attenti ai rapporti umani, tutto diventa chiaro. Quanto siamo ridicoli, e cosa bisognava mettere a fuoco per renderlo evidente.
La precisione della sfumatura comica è nell'avere nostalgia di un tempo tale e quale a questo. Non uno in cui non c'erano i cellulari o gli autoscatti o i computer, ma uno che siamo determinati a considerare più genuino e più via Gluck solo perché non avevamo le faccette già pronte: se volevi inserire una faccetta in un sms, dovevi arrangiarti con le parentesi e i punti. Quando, alla fine dello sketch, Seth Meyers si versa il whisky proprio come faceva il nostro babbo quand'eravamo piccoli, ci viene il sospetto che valesse anche per lui. Che anche i suoi "ai miei tempi sì che" fossero rimpianti di un tempo uguale al presente.
Twitter: @lasoncini