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Chiné e la procura Figc, che fallimento...

Chiné e la procura Figc, che fallimento...
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Sua Eccellenza Giuseppe Chiné guida una procura federale della Figc che non ne azzecca più una e passa da un fallimento ad una gaffe. Chiné, classe 1968, magistrato amministrativo, ex capo gabinetto del Mef nel governo Draghi, ora è stato nominato anche giudice del consiglio di giustizia amministrativa della Regione Sicilia, l'equivalente del Consiglio di Stato nell'Isola autonoma.

Chinè aveva assunto l'incarico di capo della Procura federale dopo le dimissioni di Giuseppe Pecoraro. Si è trovato, soprattutto adesso, con una mole di lavoro impressionante. Che lo sta travolgendo. Basta pensare al caso Juventus. Una vicenda che non vede ancora la parola fine e che si trascinerà per mesi. Certe decisioni della Procura lasciano più che perplessi e aprono magari spiragli ad un patteggiamento. Peggio ancora il caso Trentalange. Lì, Chiné e i suoi hanno fatto una figuraccia. L'ex capo dell'Aia ieri è stato assolto in via definitiva: la Corte d'appello della Figc (Chiné non si è nemmeno presentato) ha annullato i tre mesi di inibizione. Ne erano stati chiesti sei, prima ancora il procuratore federale aveva proposto un patteggiamento di tre mesi, rifiutato da Trentalange e dai suoi legali. L'ex capo dell'Aia era stato condannato a tre mesi in primo grado, ora cancellati. Una vicenda clamorosa che ha portato alle dimissioni dell'ex arbitro torinese, persona perbene, finito suo malgrado nel caso D'Onofrio, truffatore seriale, in carcere adesso per narcotraffico.

Non ha responsabilità Trentalange se D'Onofrio è stato a capo della procura arbitrale e ha fatto quello che ha fatto. Ha ingannato tutti. Così è stato stabilito ieri. La linea Chiné è stata pienamente sconfessata dai legali Presutti, Gallinelli, Mattarella e Laudani. "Credo in Dio e nella giustizia" ha detto Trentalange, uomo di norme più che di politica. Intanto, travolto dalla scandalo, si è dimesso subito e all'Aia è stato eletto Carlo Pacifici al suo posto. Trentalange ora ha avuto giustizia ma è stato messo da parte forse in maniera frettolosa. Non lo meritava. E' stato spazzato via da un mondo, quello degli arbitri, a cui ha dedicato la vita. Meriterebbe che adesso qualcuno si ricordasse di lui. Ci sono stati giudizi severi da parte di Abodi, Malagò e Gravina su una vicenda dove Chiné e i suoi 007 non sono venuti a capo di nulla.

Ancora: la curva della Juventus è stata prima chiusa e poi riaperta dopo i cori razzisti nei confronti di Lukaku, graziato da Gravina. Il motivo? Un errore della procura federale che ha trasmesso la documentazione con 12 minuti di ritardo rispetto al termine perentorio previsto dalle norme. Una volta queste cose non succedevano.

Non funziona la procura federale e nemmeno la giustizia Figc. Ci metta mano Gabriele Gravina, sin dove può: d'altronde, come consigliere ha l'avvocato Giancarlo Viglione che di queste cose se ne intende.

Abodi: "I fondi alle Federazioni li darà il Dipartimento Sport"

"Le risorse pubbliche arrivano e arriveranno: il Dipartimento dello Sport distribuirà i finanziamenti tenendo conto anche degli obiettivi raggiunti dalle Federazioni come la Fitp". Lo ha detto il ministro dello Sport Andrea Abodi alla conferenza stampa degli Internazionali d'Italia elogiando "la bellezza di questo torneo, dove ho messo piede per la prima volta quarant'anni fa", la crescita dei tesserati, il miglioramento delle infrastrutture e l'impulso dato al "fenomeno social-sportivo" del padel. Abodi ha sottolineato anche il rapporto tennis e scuola soffermandosi sui numeri del tennis nelle classi elencati dal presidente della Fitp Angelo Binaghi nel suo intervento (quest'anno sono state impartite quindici lezioni a 316mila bambini delle scuole dell'obbligo e la mission è quella di ampliare la penetrazione). "E' fondamentale, mi auguro che il tennis si candidi anche ad arricchire i contenuti dei Giochi della gioventù. Spesso il più grande prevarica il più piccolo ma nel tennis non è così, è fondamentale introdurre nelle nostre società sportive i bambini, per fare in modo che chi non ha compiuto ancora il salto di qualità lo faccia".