Il caso Juventus ha evidenziato un problema antico, la giustizia sportiva. Non funziona. Lenta, complessa, contraditorria. Lascia troppe ombre e troppe polemiche. Ne ha parlato di recente anche il ministro Giorgetti e Malagò, n.1 del Coni, ha promesso un interessamento. Gianni Petrucci, 14 anni come presidente del Comitato olimpico e ora alla guida del basket, è stato severo in consiglio nazionale. Ha attaccato il governo che minerebbe, a suo avviso, l'autonomia dello sport e si è detto pronto a votare contro. Duro anche Stefano Mei, presidente della Federatletica. "Sembra che la politica voglia uno sport dimesso" ha detto.
Oggi è arrivata la replica del ministro Andrea Abodi. "Non c'è alcuna intromissione. Delle volte vedo nervosismo su alcuni temi perché forse ce n'è su altri. Prima di tutto devo poter garantire il rispetto da un lato dell'autonomia, e mai ci sarà una prevaricazione, e al tempo stesso anche delle titolarità del governo in termini di indirizzo - ha aggiunto - Lo sport a volte viene riformato perché non sa riformarsi, quindi l'auspicio è che venga fatto quanto detto e promesso". Poi ancora: "Noi non abbiamo l'ambizione di sconfinare, perché abbiamo supremo rispetto dell'autonomia. Chi gode dell'autonomia deve però avere un supremo rispetto delle cose come succedono. La cronaca ci offre spunti di un sistema che ha bisogno di fare qualche riflessione. Sono certo che avverrà nei modi giusti. Noi faremo tutto quello che ci è consentito di fare, non un centimetro di più, non uno di meno". Ma fra il mondo dello sport e la politica restano le frizioni, e non solo sulla giustizia.