Per ora sono tre (Luca Pancalli, Luciano Buonfiglio ed Ettore Thermes) i candidati alla presidenza del Coni ma la volata è ancora lunga, si vota il 26 giugno. Ma ci potrebbero essere novità, magari verso metà maggio quando si conoscerà la composizione del Consiglio Nazionale. Ad esempio si saprà quali saranno gli atleti (10 voti) e i tecnici (5) chiamati alle urne, e molti di loro sono “malagoniani”. Sono circolati tanti altri nomi di potenziali candidati (Sabatino Aracu, Angelo Cito ad esempio) ma entro il 5 giugno, quando si chiudono le candidature, ci potrebbero essere delle sorprese. Gianni Petrucci, 14 anni alla guida del Coni, non ha voluto sbilanciarsi in un’intervista al Corriere della Sera (“Ho in mente un nome per il Coni ma se lo dicessi scoppierebbe uno scandalo”). Petrucci, come Franco Carraro, è candidabile alla presidenza ma assicura di stare bene al basket. Pur dispensando consigli. “Il Coni deve dialogare col governo. Io ho cambiato sei capi di governo: puoi non condividerli, ma la realtà è che le leggi le fanno loro. Al ministro Abodi e al futuro presidente del Coni chiedo un programma. In Giunta devono entrare i colossi", così Petrucci in occasione degli Stati Generali dello Sport, curati dal Dipartimento Sport di Forza Italia, a Roma. "Ho sempre detto che le Federazioni non sono tutte uguali. Uno vale uno, ma basta aprire i giornali per vedere qual è la realtà. Come si può pensare che una Federazione come il calcio, che amministra tutti quei milioni, abbia lo stesso peso politico di un'altra Federazione? Ora certamente si andrà alle elezioni con questo sistema, ma il governo dovrà rivedere i pesi. Sono pessimista – ha concluso Petrucci – ma combatterò fino alla fine affinchè sia cosi...'".
Pancalli: “Lo sport deve dialogare col governo”
"Io candidato nel segno della discontinuità? Io mi candido nel segno della discontinuità soprattutto nei confronti di quello che è un tema che, a mio modo di vedere, è particolarmente sensibile, che è quello dei rapporti con la politica. Il Paese è cambiato, è cambiata l'Italia, il mondo dello sport non può non dialogare con la politica e con tutti gli altri attori in campo che partecipano alla progettualità a 360° di una politica sportiva del Paese": sono queste le parole di Luca Pancalli, a margine degli Stati Generali dello Sport. Pancalli sottolinea come "ci troviamo di fronte a una sana competizione elettorale, nel segno del fairplay. Naturalmente abbiamo due approcci diversi dal punto di vista della progettualità, e su questo andiamo avanti", conclude.
Malagò: “Ho sempre mantenuto la schiena dritta”
"Alcuni presidenti chiedono maggiore dialogo tra Coni e governo? Sono d'accordo con loro, non vedo perché non debba essere così. Non mi sembra sia prerogativa di qualcuno rispetto ad altri. Ma sarà un tema che dovrà affrontare il nuovo presidente, visto che non sono in condizione di potermi candidare. Non mi sembra esclusiva di queste persone, penso che tutti debbano cercare di farlo. E credo anche che tutti debbano avere rispetto per questo Ente": così Giovanni Malagò, a margine dell'evento "La forza del Networking: co-marketing e fattori di successo", che si è tenuto presso la palestra di Pesistica del Centro di Preparazione Olimpica "Giulio Onesti" (dove domani è prevista la visita del Presidente Mattarella, sempre vicino al mondo dello sport). Poi, a chi chiede se percepisce le parole di alcuni Presidenti federali come una critica al proprio mandato risponde: "Non la percepisco così, tutti i presidenti hanno avuto totale disponibilità di dialogo e totale orgoglio di rappresentare certe idee e valori, oltre che certi diritti che uno pensa di avere nel mondo dello sport. La parola dialogo dice tutto, questo non è un suggerimento solo per alcuni ma deve contraddistinguere tutti, sempre tenendo presente che nel dialogo c'è un aspetto di indispensabile reciprocità". Infine un pensiero sulla sfida più dura di questi 12 anni: "Complicato dirlo, forse di aver sempre mantenuto la schiena dritta".
Abodi: “Migliaia le scuole senza palestra”
"Riteniamo importante quello che succederà il 26 giugno, ma abbiamo un disegno più ambizioso". Lo ha detto il ministro dello Sport, Andrea Abodi che non ritiene preoccupato in vista delle urne. "Noi non vogliamo occupare nessuno spazio: vogliamo semplicemente preoccuparci che lo sport possa vivere in buona salute, nel rispetto dei ruoli e nel rispetto di obiettivi ambiziosi che vanno molto al di là di un medagliere – che è sempre un punto di riferimento, perché è uno degli elementi sui quali si certifica l'efficienza del modello sportivo – ma non è l'unico riferimento". E ha aggiunto:”"La politica si deve occupare dello sport dal basso, dello sport sociale" che "si consolida nella scuola, il luogo più democratico che deve ritornare ad essere pienamente il luogo delle opportunità per tutti". "Abbiamo migliaia di scuole senza palestra, abbiamo due ore di educazione fisica e motoria a settimana nelle prime tre classi delle elementari, insegnata da volenterosi maestri e maestre che non necessariamente hanno conoscenze specifiche e qualifica professionale, troppo spesso le palestre scolastiche non sono aperte il pomeriggio dopo l'orario scolastico: nell'ottica della valorizzazione del patrimonio pubblico, dobbiamo fare in modo che le palestre diventino un luogo il più possibilmente aperto". Per Abodi "sarà fondamentale, oltre che praticare lo sport, predisporci culturalmente ed educativamente allo sport: allora le politiche di governo riescono pienamente a raggiungere l'obiettivo, che è quello dell'allargamento della base sportiva, del contrasto alla sedentarietà che poi produce asocialità, disagi, dipendenze e devianze".