"QUI ci stimano, riconoscono a noi italiani una lunga tradizione di innovazione". Risponde da Palo Alto Alessandro Tocchio, 29 anni e una laurea in Ingegneria fisica. Va di fretta, tra mezz'ora deve incontrare un altro investitore americano. La grande occasione per Tensive, la startup di cui è amministratore delegato. La tecnologia è innovativa: una protesi con una rete interna di minuscoli canali, che replicando la struttura dei vasi sanguigni permette la rigenerazione dei tessuti. Prima di venire riassorbita nell'organismo, lasciando ossa o grasso ricostruiti. Giovedì 10 ottobre ha ottenuto il primo premio nella sezione "Hardware e computing" dell'Intel global challenge, concorso per startup organizzato dalla multinazionale dei processori e ospitato dall'Università di Berkeley. Un assegno da 10mila euro, ma soprattutto gli occhi della Silicon Valley puntati addosso. E dal giorno successivo Tocchio è partito alla caccia di capitali: "Dobbiamo consolidare il brevetto, realizzare dei prototipi e fare i test, sugli animali e poi sull'uomo - spiega - prima di quattro anni non saremo sul mercato".
Sono questi i ritmi di crescita di una startup biomedicale. "Gli investitori ci sono, anche in Italia, ma tempi così lunghi spaventano". Tensive è un spinoff, un esempio di ricerca scientifica che diventa azienda. La Fondazione Filarete di Milano, dove è nata, ha proprio questa vocazione: parte laboratorio e parte incubatore. "Io ho sempre pensato al mercato - continua il ragazzo - per questo dopo la laurea ho fatto un'esperienza in finanza. E quando, quattro anni fa, ho iniziato il dottorato in Nanotecnologie mediche ho scelto la Fondazione". Dove ha trovato altri scienziati che condividevano la sua vocazione, quella a fare startup, "un'eccezione nel mondo accademico". Tre ricercatori che oggi sono i suoi soci: Federico Martello, Irini Gerges e Margherita Tamplenizza.
La loro scoperta è arrivata per caso, come spesso in laboratorio. "Stavamo sviluppando strumenti per coltivare le cellule in vitro - racconta Tocchio - ma ci siamo resi conto che il materiale su cui lavoravamo non era adatto". Quel poliuretano, una plastica biocompatibile, poteva invece essere perfetto per la medicina ricostruttiva, quella che si occupa di correggere tessuti danneggiati da traumi o interventi chirurgici, per esempio l'asportazione di un tumore. Oggi, oltre al brevetto depositato sul materiale, c'è quello già ottenuto sulla tecnologia di produzione delle protesi, attraverso la stampa tridimensionale. "Realizziamo uno stampo "in negativo" con una plastica idrosolubile, poi lo inseriamo all'interno di una schiuma di poliuretano riempiendolo e solidificandosi genera la forma desiderata. Quando sciogliamo il negativo rimane solo la rete di vasi".
I primi test in laboratorio sono positivi. Il prodotto, una volta sviluppato, dovrebbe permettere di correggere, riducendo il numero di interventi chirurgici, anche difetti di grandi dimensioni. "Poi abbiamo capito che oltre al tessuto osseo rigenerava anche quello adiposo". È lì che la squadra vorrebbe concentrarsi, un settore in cui le tecnologie sono ferme da 35 anni. "Immaginiamo una donna a cui sia stato asportato il seno: invece di impiantare una protesi al silicone si potrebbe ricrearlo", spiega Tocchio.
Applicazioni che hanno impressionato la giuria di Intel. A Berkeley era presente anche un'altra società italiana, Sem+, che con il suo touch screen capace di leggere le variazioni di pressione aveva vinto la tappa di selezione europea: due startup tricolori tra i 23 finalisti, nei nove anni di storia della competizione non era mai avvenuto. Il primo premio assoluto lo ha vinto però una startup cilena, Mobile monitoring station, che ha sviluppato delle tute da lavoro intelligenti che monitorano le funzioni vitali di lavoratori a rischio, come i minatori. La speranza di Tocchio è che la visibilità conquistata si traduca ora in nuovi fondi: a finanziare la ricerca di Tensive finora è stata la Fondazione Filarete, che ha la proprietà dei brevetti e li ha concessi alla società in licenza esclusiva. "Ma ora ci aspetta la costosa fase di test - conclude l'imprenditore - per i prossimi 16 mesi abbiamo bisogno di 500mila euro".
@filipposantelli
Per segnalazioni scrivete a [email protected]
Sono questi i ritmi di crescita di una startup biomedicale. "Gli investitori ci sono, anche in Italia, ma tempi così lunghi spaventano". Tensive è un spinoff, un esempio di ricerca scientifica che diventa azienda. La Fondazione Filarete di Milano, dove è nata, ha proprio questa vocazione: parte laboratorio e parte incubatore. "Io ho sempre pensato al mercato - continua il ragazzo - per questo dopo la laurea ho fatto un'esperienza in finanza. E quando, quattro anni fa, ho iniziato il dottorato in Nanotecnologie mediche ho scelto la Fondazione". Dove ha trovato altri scienziati che condividevano la sua vocazione, quella a fare startup, "un'eccezione nel mondo accademico". Tre ricercatori che oggi sono i suoi soci: Federico Martello, Irini Gerges e Margherita Tamplenizza.
La loro scoperta è arrivata per caso, come spesso in laboratorio. "Stavamo sviluppando strumenti per coltivare le cellule in vitro - racconta Tocchio - ma ci siamo resi conto che il materiale su cui lavoravamo non era adatto". Quel poliuretano, una plastica biocompatibile, poteva invece essere perfetto per la medicina ricostruttiva, quella che si occupa di correggere tessuti danneggiati da traumi o interventi chirurgici, per esempio l'asportazione di un tumore. Oggi, oltre al brevetto depositato sul materiale, c'è quello già ottenuto sulla tecnologia di produzione delle protesi, attraverso la stampa tridimensionale. "Realizziamo uno stampo "in negativo" con una plastica idrosolubile, poi lo inseriamo all'interno di una schiuma di poliuretano riempiendolo e solidificandosi genera la forma desiderata. Quando sciogliamo il negativo rimane solo la rete di vasi".
I primi test in laboratorio sono positivi. Il prodotto, una volta sviluppato, dovrebbe permettere di correggere, riducendo il numero di interventi chirurgici, anche difetti di grandi dimensioni. "Poi abbiamo capito che oltre al tessuto osseo rigenerava anche quello adiposo". È lì che la squadra vorrebbe concentrarsi, un settore in cui le tecnologie sono ferme da 35 anni. "Immaginiamo una donna a cui sia stato asportato il seno: invece di impiantare una protesi al silicone si potrebbe ricrearlo", spiega Tocchio.
Applicazioni che hanno impressionato la giuria di Intel. A Berkeley era presente anche un'altra società italiana, Sem+, che con il suo touch screen capace di leggere le variazioni di pressione aveva vinto la tappa di selezione europea: due startup tricolori tra i 23 finalisti, nei nove anni di storia della competizione non era mai avvenuto. Il primo premio assoluto lo ha vinto però una startup cilena, Mobile monitoring station, che ha sviluppato delle tute da lavoro intelligenti che monitorano le funzioni vitali di lavoratori a rischio, come i minatori. La speranza di Tocchio è che la visibilità conquistata si traduca ora in nuovi fondi: a finanziare la ricerca di Tensive finora è stata la Fondazione Filarete, che ha la proprietà dei brevetti e li ha concessi alla società in licenza esclusiva. "Ma ora ci aspetta la costosa fase di test - conclude l'imprenditore - per i prossimi 16 mesi abbiamo bisogno di 500mila euro".
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