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Scommesse, il sistema non ha reagito all'allarme

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I calciatori non sono tutti degli incalliti scommettitori, farabutti, imbroglioni, venditori di partite e di onore. Non tutti. Qualcuno però sì, e su questo c'è poco da discutere: è certificato da decine e decine di sentenze sportive passate in giudicato, da decine e decine di patteggiamenti e ammissioni che hanno confermato senza possibilità di dubbio alcuno l'infiltrazione potente e sistematica della malavita nel calcio, la permeabilità di un sistema fragile, la scellerata propensione di alcuni (parecchi) attori dello spettacolo calcio a falsare i risultati in cambio di facili danari. Punto.

Detto questo, per chiarezza estrema, fa impressione e molto rileggere le parole spese sugli ultimi sviluppi dell'inchiesta di Cremona da Abete e Carraro, che non sono proprio gli ultimi arrivati in materia di dirigenza sportiva, e dunque di responsabilità (soggettiva, oggettiva, morale) nelle sorti dello sport più popolare in Italia e nel mondo. Carraro, di cui non c'è bisogno di ripercorrere la biografia, se la cava con una battutina: con tutti questi annunci da parte dei magistrati - dice in sintesi l'attuale membro Cio - si grida al lupo! al lupo! senza che ci sia molto di concreto. Un'affermazione molto, molto imprudente, indipendentemente dagli sviluppi futuri della vicenda. Carraro dovrebbe essere infatti considerato il massimo esperto in Italia di mancata vigilanza (è cioè uno che in genere non sente le urla di chi avvista i lupi) essendo stato il presidente della federcalcio mentre c'era Calciopoli, di cui evidentemente (lo hanno confermato, assolvendolo, tutti i giudici in cui si è imbattuto) lui non si era accorto.

Abete, adesso. Ci va giù duro - e per lui è una novità - sui metodi dei magistrati di Cremona, e fin qui pace: le perquisizioni all'alba, a favore di telecamere misteriosamente accorse sul posto, non sono in effetti un granché. Ma poi si avventura anche lui in considerazioni sui contenuti dell'inchiesta ("al momento c'è poco"), parla di arrestati "che non sono tesserati Figc", come se questo avesse qualche rilevanza. E soprattutto scarica il famigerato Tnas ("in effetti è sempre stato incomprensibile") soltanto dopo la sua abrogazione: evidentemente quando il Tnas fasceva scempio delle sentenze degli organi di giustizia della Figc, cancellando secoli condanne con l'arroganza del padrone che dice ai suoi servi di scansarsi, non trovava la parola giusta per definire il mostro giuridico del Coni. Ora che Malagò l'ha abolito, Abete l'ha improvvisamente ricordata: incomprensibile, ecco. Un po' come il suo troppo lungo silenzio, mentre succedeva quello che il pm Di Martino l'altro giorno ha sinteticamente riassunto così: dopo il primo anno dell'inchiesta, in cui le scommesse su partite truccate si erano fermate, forse per paura della reazione del sistema, tutto è tornato come prima.

Non sarà che c'entra anche il fatto che quel sistema non ha reagito proprio al meglio all'allarme? Il lupo c'era davvero, accidenti. Che peccato non aver sentito bene chi urlava.