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Ansia prima di un esame o in attesa di esito medico? Basta andare con un amico

(Foto Getty) 

Essere accompagnati protegge e riduce lo stress. Lo rivela uno studio dell’università di Padova che ha monitorato un riflesso primordiale, il trasalimento, che emerge quando si affronta un ostacolo da soli oppure in compagnia

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Ci vorrebbe un amico per affrontare l’attesa prima di un esame all’università, un concorso o un colloquio di lavoro che potrebbe cambiare il corso della vita. Situazioni che preoccupano e fanno salire la tensione. Ma anche un appuntamento medico per un esame diagnostico o un intervento chirurgico sono appuntamenti impegnativi. È bene affrontare questi momenti accompagnati da qualcuno, mai in solitudine. Se siamo soli infatti aumenta il livello di stress. A dirlo è la scienza e una conferma arriva da una ricerca dei dipartimenti di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione e di Psicologia Generale dell’Università di Padova, in collaborazione con la Wake Forest University, negli Stati Uniti.

Tutta colpa dello stress

Lo stress è fa parte delle nostre giornate e le influenza. Ma guai a cercare di combatterlo da soli, piuttosto varrebbe la pena farsi accompagnare da uno sconosciuto. Anche perché con l’aiuto degli altri, allontaniamo quel ‘logorio’ che è all’origine di molte malattie. Le ricerche epidemiologiche in ambito psicologico e medico suggeriscono che il supporto sociale sia associato a un migliore stato di salute fisica e mentale e a una maggiore longevità. E ora l’università di Padova ci dice qualche cosa di più: gli altri sono fondamentali per affrontare le sfide senza paura o almeno cercando di limitarla.

Il riflesso primordiale

Lo studio aveva come obiettivo quello di indagare i meccanismi che sovraintendono il rapporto tra supporto sociale e situazioni stressanti. I ricercatori hanno monitorato un riflesso primordiale, il trasalimento, che emerge quando si affronta un ostacolo che stressa da soli oppure in compagnia. “Per capire di cosa parliamo – spiega Antonio Maffei, del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell'Università di Padova e primo autore dello studio – basta pensare a un riflesso antico che caratterizza gli animali. Se un gatto vede un tubo, che potrebbe sembrare a prima vista un serpente, fa un balzo. Se l’essere umano vede qualche cosa che lo spaventa, chiude rapidamente gli occhi. Il trasalimento è la rapida contrazione muscolare intorno agli occhi, che segue un rumore improvviso: è un riflesso che abbiamo tutti e, in una condizione in cui ci sentiamo minacciati, viene modulato dal cervello per “prepararci all’azione”. Se ci sentiamo in pericolo, il sistema si “accende” o si “spegne” a seconda delle strategie difensive più adatte”.

Se abbiamo paura

Questo riflesso è modulato in base al contesto. “Se è spiacevole, come quando aspettiamo un esame o dobbiamo sottoporci a un intervento chirurgico, avvertiamo che siamo di fronte a qualche cosa di minaccioso – spiega ancora Maffei – Se abbiamo paura, perché dobbiamo affrontare una valutazione, immaginiamo un ostacolo e contemporaneamente sentiamo un suono improvviso molto breve, simile a un allarme”.

Affrontare una prova soli o in compagnia?

Lo scopo era capire se cambia qualcosa se si è soli o in compagnia. I ricercatori hanno esaminato 70 partecipanti dello sesso sesso, in questo caso tutte donne, per minimizzare gli effetti delle differenze di genere nella reattività affettiva.

Il test

Le partecipanti, divise in tre gruppi, sono state sottoposte al Trier Social Stress Test (TSST), un protocollo standardizzato che induce stress attraverso la simulazione di un colloquio di lavoro svolto davanti a una commissione di valutazione. Affrontando la stessa prova, un primo gruppo svolgeva il test da solo, un secondo con accanto il proprio partner e il terzo con una persona sconosciuta. Durante il test, i ricercatori hanno misurato il “grado di allerta” dei partecipanti attraverso il riflesso di trasalimento (startle reflex), la risposta muscolare involontaria prodotta da un suono improvviso.

Più difficoltà se si è soli

Dalla ricerca è emerso che se si è soli ad affrontare una situazione di stress, il cervello è più in allerta rispetto a quando lo stesso contesto critico viene vissuto insieme a qualcun altro. Infatti, il riflesso di trasalimento aumentava fra coloro che erano sole nell’affrontare il compito e con una soglia significativamente più alta rispetto a chi era in compagnia. Non solo le partecipanti che si presentavano al test con il partner risultavano più ‘protette’, ma anche coloro che erano accompagnate da uno sconosciuto. La presenza di un altro individuo si è rivelata efficace nel produrre una protezione sulla reattività del sistema nervoso delle partecipanti: un "regolatore fisiologico" capace di ridurre l’allerta del sistema nervoso durante situazioni di stress acuto.

Quanto aiuta l’altro

"I nostri dati supportano la Social Baseline Theory, una recente teoria che suggerisce che il cervello umano sia ottimizzato per lavorare al meglio quando siamo insieme ad altre persone e non in isolamento, soprattutto quando si tratta di affrontare situazioni stressanti - conclude Maffei -. Quando siamo soli, il sistema nervoso deve farsi carico ‘da solo’ di monitorare l’ambiente per prevenire eventuali pericoli, un'attività che richiede una maggiore quantità di risorse sia cognitive che metaboliche. La semplice presenza fisica di un altro individuo agisce come un segnale di sicurezza che permette al cervello di ottimizzare questo investimento di risorse, regolando la risposta da stress in modo più efficiente e agisce quindi come un "regolatore fisiologico" capace di ridurre l’allerta del sistema nervoso durante situazioni di stress acuto”.

Siamo continuamente chiamati ad affrontare valutazioni o esami e questo spaventa. Lo studio dell’università di Padova fa capire quanto l’ambiente sociale modelli la nostra reazione psicofisiologica alle situazioni stressanti. In futuro i ricercatori cercheranno di comprendere il ruolo che le differenze fra individui svolgono nel potenziare questi effetti. L’obiettivo è trovare la via per fruttare al massimo il potenziale che le relazioni hanno nel migliorare la nostra salute e il nostro benessere.