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La medicina è donna

Un libro racconta duemila anni di storia della medicina al femminile. Tutte le idee, le teorie, le innovazioni, le istituzioni create dalle donne e che hanno dato forma alla scienza della cura che conosciamo oggi

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Su una stele funeraria datata tra il 360 e il 340 a.C. ritrovata in Attica, ad Acharne, si legge: «Qui giace Fanostrate, levatrice e medica, che non causò del male a nessuno e che dopo la morte è rimpianta da tutti». Daniela Minerva, giornalista e saggista, direttrice di Salute, nel suo Medicina femminile plurale (Bollati Boringhieri), ricordandola pone una domanda cruciale: si può immaginare che fosse una dottoressa ippocratica? Esisteva già una demarcazione per cui le donne erano levatrici e gli uomini dottori ippocratici, mentre lei, Fanostrate, era entrambe le cose?

Un’impresa collettiva

Questo è uno dei passaggi-chiave del volume, che ripercorre le vicende del sapere medico femminile dalla preistoria ai nostri giorni: un’impresa collettiva, attraverso i secoli, per lo più silenziosa e ignorata, dove incontriamo personaggi leggendari come Trota, vissuta a Salerno nella seconda metà del Mille, considerata la prima ginecologa. Il suo De curis è un libro dalla parte delle donne, dove si parla di questioni che ai dottori non interessano: tra rimedi contraccettivi e infertilità, Trota cerca il modo di evitare il laceramento della vagina durante il parto e suggerisce come ricucire in modo poco invasivo.

Poi ecco Ildegarda di Bingen, monaca nella Chiesa misogina, medica e scienziata in un mondo in cui le donne non avevano diritto di pensiero e di parola, studiosa (fra mille cose) degli effetti del tempo sul corpo. E poi incontriamo Lady Mary Montagu, Joanna Stephens, Sibilla Aleramo (simbolo dell’impegno femminile nei movimenti igienisti, in questo caso nell’Agro Romano), su su fino a nomi vicini a noi: Bernadine Healy, Rosalind Franklin, Barbara McClintock, Katalin Karikó, che ha messo a punto il vaccino a mRna contro il Covid...

La forma del futuro

Anche se la medicina è ancora un network di uomini che aiutano gli uomini, prigioniero di una logica patriarcale, dice Minerva, la rivoluzione femminista ha dato nuove carte ed è ora di giocarle meglio. Come? «Più donne entrano nel sistema e più sono brave, più generano contenuti innovativi con al centro il corpo delle donne».