Salute

Bisogna curare meglio le donne

Bisogna curare meglio le donne

Servono terapie, metodi di diagnosi e prevenzione fatti su misura per le donne. Ma anche per gli uomini. La medicina di genere muove i suoi primi passi concreti. Ma solo una presenza maggiore di donne in medicina garantirà cure eque

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Che uomini e donne siano creature diverse sembrerebbe la cosa più banale del mondo da accettare e accertare. Eppure per secoli, per millenni, la medicina ha lavorato come se le donne fossero uomini con un cervello inutile e un apparato genitale diverso. Solo dalla metà degli anni Ottanta del ‘900, scienziate e ricercatrici hanno lavorato sodo per mostrare quello che è sotto gli occhi di tutti: siamo diversi. E dobbiamo essere curati in maniera opportuna; sennò la medicina non è equa e le donne sono curate male.

Oggi la medicina di genere pervade gran parte delle specialità. È diventata un asset importante riconosciuto dalle società scientifiche, dalle università e da molte istituzioni in tutto il mondo. Anche in Italia, dove tante studiose pubblicano regolarmente lavori che evidenziano le differenze tra i sessi per le diagnosi, le chirurgie, le terapie farmacologiche di moltissime malattie.

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Una bella legge

Dobbiamo all’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin se nel nostro paese c’è una bella legge, la 3/2018, che all'articolo tre promuove l'applicazione e la diffusione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, con un Piano per l'applicazione e la diffusione della medicina di genere e l'istituzione dell’Osservatorio sulla medicina di genere dell'Istituto Superiore di Sanità.

La medicina di genere cresce su sé stessa perché man mano che si va a vedere ciò che succede alle donne, si scopre che le innovazioni portate dalle intelligenze femminili aggiungono sempre più tasselli. Grazie ai quali entrambi i generi sono curati meglio.

Come stanno le cose

Nella realtà medica, tuttavia, siamo parecchio lontani da questo obiettivo. Il grande cambiamento, però, avanza con le donne che inondano la pratica clinica. Che stanno facendo ricerche genere-specifiche. Che battagliano nelle università per accedere a ruoli apicali, dove il sistema di cooptazione maschile ancora imperversa. Che spingono sull’acceleratore dell’opinione pubblica.

Nel mondo medico qualcosa è cambiato definitivamente. La fiammella si è accesa. Bisognerà ora stare molto attenti a ché un non ci colpisca un pugno sul naso respingendoci indietro di un secolo. Il clima politico in tutto il mondo va in questa direzione, ma le donne negli ospedali, nei laboratori, nelle industrie farmaceutiche sono ormai così tante che ci possiamo permettere un certo, seppur cauto, ottimismo.

La medicina di genere c’è

I gruppi di ricerca impegnati nella medicina di genere in tutti i settori sono molti; Salute se ne occupa costantemente, e chi voglia approfondire come sono cambiate le diverse specialità - dalla cardiologia all’oncologia, alla terapia del dolore, all’immunologia alla reumatologia e non solo – può fare una ricerca su PubMed per avere un quadro completo.

Tutte queste ricerche permettono di avere dati su dati per selezionare terapie su misura. E sempre più ne avremo man mano che le donne faranno della medicina un “terreno tutto per loro”.

Una marea montante di ragazze che escono dalle università, invadono gli ospedali, riescono a dare un’impronta alla ricerca biomedica e a firmare grandi innovazioni. Hanno cambiato e stanno cambiando la medicina e il mercato della salute. Non solo: hanno cambiato e stanno cambiando la sanità e l’industria farmaceutica.

Più donne entrano nel sistema, più donne sono brave, più donne arrivano a generare contenuti innovativi. Serve una medicina che metta al centro la donna e il suo corpo, così come le sue nuove aspirazioni sociali, e questo è possibile solo se le donne entrano in scena.

Cosa si deve fare

Perciò bisogna tenere il mirino fermamente puntato sulla rimozione totale degli ostacoli che impediscono alle ragazze di camminare lungo la strada che scelgono. Una società che non aiuta la maternità è una società che rinuncia a essere equa; una società che delega alle donne l’assistenza degli anziani è una società segregazionista.

Già oggi, come logica conseguenza del numero sempre più alto di ragazze che si laureano in medicina, i connotati di ogni declinazione del mondo-salute stanno cambiando: la ricerca di base e quella clinica, le aziende farmaceutiche, gli ospedali, i reparti di alta specializzazione come le amministrazioni e le direzioni.

Industria e sanità

La Fiaso rileva che circa un terzo delle posizioni di vertice nelle Asl nel 2025 è coperto da donne. Ed è un bene. La stessa Fiaso ha scoperto che le aziende sanitarie dirette da donne sono più attente ai servizi di prossimità e alla medicina territoriale, e noi sappiamo che solo la medicina di prossimità può governare le malattie croniche e l’invecchiamento della popolazione, ed è garanzia di salute diffusa.

Non solo. Le innovazioni in medicina, oggi, sono largamente determinate dalle ricerche finanziate dalle aziende; quindi, la femminilizzazione delle stanze dei bottoni nelle industrie è la condizione necessaria perché più contenuti di genere entrino nella ricerca, portando con sè una revisione dei criteri dei finanziamenti.

Organizzazione della sanità e business sono i luoghi dove la medicina diventa realtà fruibile. Ma essa è fatta di scoperte, di intuizioni che diventano terapie, di innovazioni al letto del malato. E i bisogni di salute non sono gender free. Anzi, sono proprio il sesso e il genere a scrivere la lista dei bisogni da sanare e come sanarli.

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