Salute

Il paradosso del ventilatore: sopra i 35°C non rinfresca, anzi scalda

(Foto Getty)
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Nelle ondate di calore ricorrere a questo mezzo può essere controproducente: se si suda favorisce l’evaporazione, ma in caso contrario sposta solo aria calda sul corpo

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Non più di 35-37°C: questa è la temperatura entro la quale un ventilatore per rinfrescarci può essere utile. Se il termometro si spinge oltre, potete pure tenerlo spento perché l’effetto rischia di essere l’opposto. Nei giorni di caldo insopportabile la notizia può sconfortare, ma per uscire sollevati dalle ondate di calore è importante comprendere alcuni meccanismi di base. Tra questi c’è appunto l’utilità dei ventilatori: quando e come usarli non dipende solo da preferenze personali. Vanno considerati aspetti diversi, legati a doppio filo con la fisica e la biologia, aspetti che i più non conoscono.

Il ventilatore rinfresca o scalda?

Chi si affida ai ventilatori piuttosto che all'aria condizionata per superare le ondate di calore che si abbattono su tutta Europa, deve sapere che con l'aumentare delle temperature i primi possono passare dal rinfrescare al riscaldare. Quando e perché scatta questo meccanismo? Due indicazioni arrivano dal Regno Unito, dove il governo avverte che “i ventilatori potrebbero non prevenire le malattie legate al calore al di sopra dei 35°C (95°F)” e dall’Organizzazione mondiale della sanità, per cui invece “il punto di svolta tra raffreddamento e riscaldamento si verifica a 40 °C (104 °F)”.

Mentre alcuni studi suggeriscono valori inferiori o superiori. Detto questo, va precisato che non esiste una risposta univoca, visto che ad entrare in gioco sono variabili diverse. La cosa fondamentale da sapere è che con l'età la sudorazione diminuisce, quindi i ventilatori inizieranno a produrre l’effetto opposto, cioè a riscaldare anziché rinfrescare, a una temperatura inferiore rispetto a quanto accade ai giovani. Tuttavia, è possibile compensare spruzzandosi acqua addosso o bagnando i propri vestiti.

La sudorazione

Il primo fattore da considerare quando parliamo di ventilazione, in presenza di gran caldo, è la temperatura della nostra pelle, che all'ombra è compresa tra i 35 e i 37 °C. Allora il meccanismo che scatta è questo: se la temperatura dell'aria è inferiore alla nostra, il calore si trasferisce dal nostro corpo all'esterno; se è più elevata, siamo noi ad acquisire calore. E il ventilatore acceso accelera questo processo, qualunque sia la sua direzione.

Un calcolo teorico, questo, che però non considera una variabile importante: la sudorazione, ossia il processo fisiologico che il corpo sfrutta per mantenere la temperatura corporea costante. In pratica succede che se l'aria esterna è molto secca, ad esempio con un'umidità inferiore al 15%, e la temperatura molto alta, ad esempio 45 °C, il sudore che generiamo per raffreddarci evapora appena viene prodotto. In queste circostanze quindi un ventilatore non può migliorare la situazione. Anzi, produce l’effetto opposto: trasferisce aria calda sulla pelle.

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Occhio all’umidità dell’aria

Molto dunque dipende all’umidità dell’aria: se questa aumenta, l'evaporazione del nostro sudore rallenta perché l'aria esterna è già satura di acqua. E se sudiamo molto di più di quanto riusciamo ad asciugarci il ventilatore dà un po' di sollievo, visto che favorisce l'evaporazione. Per esempio, a 38 °C con un'umidità del 60%, un ventilatore può ancora aiutare. Ma se l'umidità aumenta, l'evaporazione del sudore rallenta fino a un punto in cui l’aggeggio non serve più.

Il fattore età

In questo gioco di equilibri tra la necessità di rinfrescarci e le condizioni ambientali che lo consentono, si inserisce pure un altro fattore: l’età della persona. Succede che invecchiando la temperatura corporea e quella della pelle diminuiscano. E a questo si aggiunge il fatto che la sudorazione inizia più lentamente e la produzione di sudore cala. Ciò significa che la temperatura alla quale un ventilatore inizia a riscaldarci, a parità di umidità, si riduce con l'età. Trovandoci in questa situazione può aiutare qualche stratagemma, come indossare abiti bagnati o spruzzarsi un po’ d’acqua addosso, cose che possono ridurre anche la sudorazione e quindi il rischio di disidratazione. Infine, vanno considerati altri due fattori, come l'abbigliamento, che deve essere leggero e traspirante, e la predisposizione del corpo alle alte temperature, che non è uguale per tutti.

Ogni persona reagisce in modo diverso

“La domanda è molto pratica: fino a quando il ventilatore è davvero utile? A porsela è il professor Francesco Dentali, direttore del Dipartimento di Area medica dell’Asst Sette Laghi di Varese, direttore SC Medicina generale di Varese e presidente della Fondazione Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti). “La risposta – spiega – non dipende da una temperatura precisa, ma dalla fisiologia del paziente: finché riesce a sudare, il ventilatore favorisce l’evaporazione del sudore e aiuta a disperdere calore. Se invece l’aria è molto calda e la cute rimane asciutta, il ventilatore può diventare controproducente perché sposta solo aria calda sul corpo”. Dentali rimanda ad uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine che, dice, “ha mostrato proprio questo: in condizioni di caldo umido il ventilatore riduce lo stress cardiovascolare, mentre nel caldo molto secco può addirittura aumentarlo”.

A cosa serve la soglia di temperatura universale?

Di conseguenza, secondo Dentali, “non ha molto senso fissare una soglia universale, come i 32 °C indicati dal Cdc o i 35-40 °C riportati da altre organizzazioni” perché sostiene “sono raccomandazioni nate in contesti climatici diversi e non possono essere trasferite automaticamente all’Italia, dove l’umidità estiva modifica l’effetto del ventilatore”.

“Nella pratica clinica contano molto di più fragilità, scompenso cardiaco, insufficienza renale, diabete e soprattutto i farmaci che riducono la sudorazione o favoriscono la disidratazione - chiarisce l’esperto –. È questo che rende alcuni anziani particolarmente vulnerabili al caldo”. E conclude: “Il messaggio da dare è semplice: il ventilatore non deve essere visto come un sostituto del condizionare. Se il paziente suda, il ventilatore è generalmente un alleato; se la pelle è asciutta nonostante il caldo intenso, è preferibile raffreddare la cute con acqua e mantenere una buona idratazione”.

Il ventilatore usatelo così

Riassumendo, ci sono tre regole che possono aiutare per un uso corretto del ventilatore. La prima è quella di puntare il ventilatore su di sé: per godere dell'effetto refrigerante, il flusso d'aria deve colpire le persone, non gli spazi vuoti della stanza. La seconda è quella di evitare getti diretti prolungati: puntare il ventilatore direttamente sul viso o sul corpo per troppe ore può causare disturbi muscolari come torcicollo o mal di schiena. La terza è più che altro un trucco, quello del ghiaccio: per abbassare la temperatura dell'aria, si può posizionare una bottiglia ghiacciata o una bacinella con del ghiaccio davanti al ventilatore. In questo modo il getto diffonderà un'aria più fresca e piacevole.