Dislessia, l’effetto placebo può migliorare la lettura più delle terapie
di Irma D'AriaA sostenerlo uno studio dell’università di Padova. Anche Andrea Delogu racconta come scoprire di essere dislessici può cambiare la vita
Durante le vacanze, quando c’è più tempo per leggere insieme ai propri figli, molti genitori si accorgono che alcune difficoltà non spariscono con l’esercizio. Per i bambini con dislessia evolutiva, ogni parola può sembrare una salita. Ma una nuova ricerca italiana suggerisce qualcosa di sorprendente: non è sempre la tecnica a fare la differenza, ma l’aspettativa di riuscire. Uno studio pubblicato su Psychological Research da ricercatori delle Università di Padova, Bergamo, Pavia e della Scuola Internazionale di Ottica e Optometria di Firenze, ha dimostrato che nei bambini dislessici l’effetto placebo – la sola convinzione di ricevere un aiuto efficace – può migliorare le abilità di lettura più dei programmi riabilitativi tradizionali. L’effetto si è rivelato così forte da ridurre gli errori di lettura e velocizzare la decodifica delle parole, anche senza alcun trattamento attivo. Miglioramenti analoghi sono stati osservati anche in studenti universitari con fragilità di lettura.
La scoperta di sé, come accaduto ad Andrea Delogu
Scoprire la dislessia tardi è spesso uno shock, ma può diventare una svolta. È il caso di Andrea Delogu, attrice e conduttrice, che ha saputo di essere dislessica a 25 anni guardando un video su YouTube. «Ora ho capito che il mio cervello funziona solo in modo diverso e ho imparato a usarlo meglio», racconta. La diagnosi l’ha aiutata a rileggere il proprio percorso e a valorizzare le sue capacità creative, trasformando una difficoltà in un punto di forza. La sua storia dimostra che conoscere il proprio modo di apprendere è il primo passo per imparare davvero.
Dislessia evolutiva: diffusa, ma spesso fraintesa
La dislessia evolutiva è il disturbo specifico dell’apprendimento più frequente tra i bambini in età scolare, con una prevalenza stimata tra il 5% e il 10%. Compromette la lettura e la scrittura in bambini con intelligenza nella norma e istruzione adeguata, rendendo faticoso il percorso scolastico. I programmi riabilitativi puntano sull’automatizzazione della corrispondenza tra lettere e suoni, ma raramente valutano l’impatto dell’ambiente emotivo e motivazionale. Ed è qui che entra in gioco l’effetto placebo, ovvero i benefici generati non dal trattamento in sé, ma dal contesto positivo in cui viene somministrato. Il nostro cervello risponde a segnali verbali, visivi e sociali (una voce incoraggiante, un camice, un sorriso) rilasciando dopamina e oppioidi endogeni, riducendo l’attività delle aree legate allo stress e migliorando la prestazione.
La ricerca: quando basta l’aspettativa per leggere meglio
Il team ha testato l’effetto placebo usando occhiali ‘lampeggianti’ – un dispositivo in commercio che regola la frequenza della luce e promette benefici ai dislessici – su 49 bambini e 48 studenti universitari. Lo studio, condotto in doppio cieco, ha confrontato tre condizioni: occhiali spenti, occhiali spenti con aspettativa positiva (ai bambini veniva detto che gli occhiali li avrebbero aiutati), e occhiali realmente accesi. “Abbiamo misurato le abilità di lettura in ciascuna condizione – spiega Sandro Franceschini, primo autore dello studio. “L’effetto placebo, ovvero la sola convinzione che gli occhiali fossero efficaci, ha portato a un miglioramento immediato: meno errori su parole conosciute e maggiore velocità nella lettura di parole nuove. Un risultato superiore a quello ottenuto in molti trattamenti riabilitativi tradizionali”.
Effetti replicati anche negli adulti
Non si è trattato di un caso isolato. Giovanna Puccio, coautrice dello studio, spiega che nei bambini della scuola primaria l’aspettativa positiva ha ridotto gli errori fino a livelli tipici di un ragazzo delle medie. “Pur con gli occhiali spenti, i bambini leggevano meglio solo perché credevano che stessero funzionando”. Lo stesso effetto si è visto negli studenti universitari. “L’effetto placebo ha abbattuto il numero di errori di lettura fino ad avvicinare le prestazioni di chi ha difficoltà a quelle dei lettori fluenti”, osserva Sara Bertoni, dell’Università di Bergamo. “Questo suggerisce che parte dei benefici ottenuti con i trattamenti per la dislessia potrebbe derivare dalle aspettative generate nei partecipanti. Tuttavia, sono pochissimi gli studi che tengono conto di questo fattore”.
Occhiali lampeggianti: effetto reale modesto
E il dispositivo? L’effetto degli occhiali realmente accesi è stato più debole e ambivalente: una leggera accelerazione nella lettura di parole nuove, ma anche un aumento degli errori su parole già note. “Non escludiamo che possano esserci effetti a lungo termine – conclude Franceschini – ma è evidente che l’elemento motivazionale e relazionale ha un impatto diretto e sottovalutato nella riabilitazione della dislessia”.