✕

Tiroide, cosa accade se il sistema immunitario la attacca: come nasce l’ipotiroidismo

(Foto Getty) 

La ghiandola è strettamente collegata all’attività del sistema immunitario. Se questo “sbaglia”, può favorire la produzione di autoanticorpi che attaccano la tiroide stessa. La diagnosi precoce è fondamentale

3 minuti di lettura

Immaginate una centralina, che regola l’intera attività elettrica di un’abitazione. A volte un temporale può mandarla in tilt. Ma capita anche che i problemi per il suo funzionamento nascano all’interno dell’abitazione stessa, magari per un contatto o un cavo mal collegato. Qualcosa di simile, fatte le dovute proporzioni, può capitare anche alla tiroide, che è la vera e propria centralina di regolazione del nostro organismo.

La ghiandola è strettamente collegata all’attività del sistema immunitario. Se questo “sbaglia”, favorendo la produzione di autoanticorpi che attaccano la tiroide stessa, si possono verificare tiroiditi tanto frequenti (soprattutto nelle donne) quanto fondamentali da identificare. A volte questo meccanismo porta alla comparsa di un eccesso di funzione della tiroide, quindi ad un ipertiroidismo, come accade nella malattia di Basedow. Ma molto, molto più spesso l’esito di questo “attacco” da parte di anticorpi prodotti dallo stesso organismo si traduce in un calo della funzione della ghiandola.

Non per nulla, la tiroidite di Hashimoto, la più comune di queste infiammazioni ghiandolari, rappresenta oggi la causa più comune di ipotiroidismo, perché determina un quadro di infiammazione cronica e danno al tessuto ghiandolare. Come riconoscere questi quadri? E come comportarsi? Ecco i consigli degli esperti.

Donne più a rischio

La tiroidite di Hashimoto rappresenta la causa più comune di ipotiroidismo nei paesi sviluppati assieme alla rimozione chirurgica della ghiandola. Colpisce circa l'1-2% della popolazione generale, con una prevalenza che sale al 5-15% nelle donne. Quindi può arrivare ad interessare quasi dieci donne per ogni uomo, e si manifesta soprattutto tra i 30 e i 60 anni. Il che vuol dire che per le donne impatta sulla vita fertile e sul benessere riproduttivo, considerando anche che gli ormoni tiroidei sono fondamentali per la donna partendo dall’adolescenza fino alla menopausa, visto che gli estrogeni sono in grado di modulare la funzione tiroidea e questa è fondamentale nella riproduzione umana.

Questo significa che per tutti, ma in particolare per la donna, in presenza di sintomi suggestivi per una carente funzione della ghiandola, occorre puntare su controlli mirati, da eseguire età per età. Pensate che diversi studi hanno dimostrato che una funzione tiroidea non ottimale è responsabile di irregolarità delle mestruazioni e di problemi dell’ovulazione. Anche in menopausa la presenza di una tiroidite autoimmune con conseguente deficit di produzione ormonale rappresenta un elemento che modifica il metabolismo dell’organismo, influendo addirittura sul rischio cardiovascolare oltre che sulla psiche e sul benessere generale.

“Non esiste un unico fattore scatenante della tiroidite di Hashimoto, ma una predisposizione genetica su cui intervengono elementi ambientali - commenta Carlo Cappelli, ordinario di Endocrinologia e direttore ASST di Endocrinologia Spedali Civili di Brescia –. Tra questi, lo stress, le variazioni dell’apporto iodico, alcune infezioni virali e soprattutto i cambiamenti ormonali tipici della vita della donna, come gravidanza e menopausa. Questo spiega perché la malattia sia molto più frequente nel sesso femminile e in specifiche fasi della vita”.

Come si riconosce e si affronta

Il quadro, come detto, nasce da un’alterazione del sistema immunitario che rende la tiroide incapace di produrre il normale quantitativo ormonale. A volte, però, la situazione appare sfumata, soprattutto nelle fasi iniziali, e questo può condurre ad un ritardo nella diagnosi.

In termini generali i sintomi e i segni sono molto vari. Spesso è presente una forte debolezza, ci si sente sempre stanchi, la pelle tende ad essere meno idratata, si può avere una significativa caduta di capelli. Più in generale si diventa particolarmente sensibili alle temperature che scendono. Sul fronte psicologico, si possono avere tendenza all’umore cupo ed ansia, oltre a difficoltà di concentrazione. Non va infine dimenticato quanto e come la tiroide entri in gioco da regolatore generale del benessere. Oltre alla possibile presenza di tachicardia e di innalzamenti dei valori del colesterolo, tipici dell’ipotiroidismo sono anche i crampi ed i dolori muscolari con annessa debolezza. Per le donne si possono manifestare anche disturbi nei normali cicli mestruali. Qualora l’ipotiroidismo non venga identificato, peraltro, si può giungere anche a veri e propri scompensi metabolici nelle forme più gravi.

“Il problema è che i sintomi dell’ipotiroidismo sono spesso sfumati e aspecifici: stanchezza, aumento di peso, intolleranza al freddo o alterazioni dell’umore vengono facilmente sottovalutati. È importante rivolgersi al medico quando questi segnali persistono nel tempo e non vi sono altre cause che possano spiegare quei sintomi”, dice Cappeli.

La diagnosi e le cure su misura

Come si vede, segni e sintomi della tiroidite autoimmune di Hashimoto e del conseguente ipotiroidismo debbono portare all’osservazione del medico, che poi può confermare la diagnosi basandosi su semplici esami di laboratorio. Oltre alla valutazione degli ormoni tiroidei che si fa con un semplice prelievo di sangue – si parte sempre dal dosaggio di TSH, FT3, FT4 – si procede poi con il monitoraggio della situazione di autoanticorpi eventualmente presenti, in particolare antiTPO e antiTG. Sul fronte della diagnostica per immagini l’ecografia tiroidea consente di valutare l’eventuale presenza di noduli, per procedere con trattamenti mirati. La terapia dell’ipotiroidismo conseguente alla tiroidite autoimmune deve essere quindi studiata caso per caso.