La tua tiroide

Stanchezza di primavera, se fosse ipotiroidismo? Ecco il test che te lo dice

(Foto Aoni Bi - Unsplash)
(Foto Aoni Bi - Unsplash) 

Dietro ai sintomi del cambio di stagione (e non solo) può esserci un deficit di funzione della ghiandola. Conoscere i valori del TSH è fondamentale per iniziare il percorso di diagnosi e cura

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Senso di stanchezza? Il periodo è sicuramente a rischio. Ma prima di catalogare tutto con l’astenia stagionale, parlate con il medico. E magari fate un piccolo tagliando, specie se la debolezza si associa a pelle secca, tachicardia, difficoltà a perdere peso nonostante la dieta per la remise en forme e le ore in palestra. Basta un esame del sangue per sospettare che qualcosa non va nella ghiandola, la valutazione del TSH. Anche se non ci pensiamo, infatti, questi disturbi possono anche dipendere dalla tiroide che lavora poco e/o male. E quindi dall’ipotiroidismo.

Insomma, bisogna ricordare quanto e come l’alterato funzionamento tiroideo possa influire sul nostro benessere. Anche perché una volta compreso quanto accade si può tentare di porre rimedio. E prima si arriva, meglio è: una diagnosi precoce è fondamentale per affrontare la situazione. Se per l’ipertiroidismo, più raro, sospettare la situazione è più semplice, vista la presenza di tremori, palpitazioni, ipersudorazione e dimagrimento molto eclatante, il ridotto funzionamento della ghiandola è più difficile da riconoscere.

L’ipotiroidismo spesso si manifesta con segni e sintomi sotto soglia, come appunto astenia, aumento di peso, aumento del colesterolo (che spesso rappresenta uno dei primi indicatori di malfunzionamento della tiroide), stipsi, senso di gonfiore, sintomi ansioso-depressivi, ritenzione idrica, pelle secca. Per questo, in presenza di disturbi ma non solo, conviene parlarne con il medico.

Ecco l’esame chiave

Dopo la visita clinica, in genere il medico propone di partire con un esame del sangue. La funzionalità della tiroide è regolata dal TSH (ormone tireostimolante), prodotto dalla ghiandola ipofisi, che è situata alla base del cervello, dietro al naso. E proprio la misurazione del TSH è il test da cui iniziare. L’ormone tireostimolante, così si scioglie la sigla, è un indicatore fondamentale della funzione tiroide: se è alto si può pensare ad una diminuzione della funzione, quindi si sospetta un ipotiroidismo, se è basso si punta sull’eccesso di attività della ghiandola (ipertiroidismo). Il test è fondamentale oltre che per un percorso diagnostico iniziale anche per lo screening neonatale (attenzione all’ipotiroidismo congenito) e soprattutto per controllare il quadro in caso di terapie sostitutive, per mettere a punto i dosaggi.

Parlando più specificamente, un TSH elevato con valori degli ormoni tiroidei normale può indicare un inizio di ipotiroidismo e per questo è particolarmente utile come controllo. In caso di ipotiroidismo già noto, un TSH alto peraltro indica che il dosaggio del farmaco può essere insufficiente.

Esami del sangue ed ecografia

Partendo dal TSH e dai suoi risultati, il medico può provvedere a ulteriori approfondimenti per comprendere meglio la situazione, controllando gli ormoni tiroidei. Sono la tetraiodotironina o tiroxina (T4) e la tri-iodotironina (T3), che contengono rispettivamente 4 e 3 atomi di iodio per molecola se si sospettano forme autoimmuni di ipotiroidismo, poi, si può ricorrere alla valutazione dei test specifici su autoanticorpi che attaccano la ghiandola.

Sul fronte degli altri test diagnostici, ricordiamo che oltre agli esami del sangue, per studiare la ghiandola un’ecografia è spesso fondamentale. L’esame è del tutto indolore e consente tra l’altro di valutarne le dimensioni, le alterazioni di forma o struttura, la presenza e lo studio di noduli o delle ghiandole linfatiche vicine.

Più approfonditi, in presenza di noduli, sono invece i test l’agoaspirato, esame minimamente invasivo che si fa sotto controllo ecografico senza anestesia. Consente di ottenere materiale utile per lo studio successivo delle cellule che formano una specifica lesione, come un nodulo. In alcuni casi, infine, si ricorre anche ad esami di imaging più approfonditi come la scintigrafia. Il test si basa sull'utilizzo di radiazioni ionizzanti: non prevede la sospensione della maggior parte delle terapie farmacologiche. Disegna una mappa funzionale della tiroide con definizione dell’attività dei noduli.

Situazione da monitorare

Per le malattie tiroidee la familiarità è importante: se ci sono casi di genitori, fratelli o sorelle affette da patologia della ghiandola, come ad esempio la presenza di parenti di primo grado con malattie autoimmuni della tiroide, il suggerimento è quello di controllare gli indicatori tiroidei negli esami del sangue ed effettuare un’ecografia tiroidea almeno una volta nella vita, anche in assenza di sintomi specifici.

Per il resto, le cause più frequenti di patologia funzionale tiroidea sono le tiroiditi, malattie autoimmuni che compaiono a tutte le età e a volte possono anche manifestarsi nella neo-mamma, creando un quadro che a volte può far sospettare una depressione post-partum. Particolare attenzione va prestata agli anziani, che molto spesso presentano forme lievi di ipo o ipertiroidismo. In questi casi le alterazioni della tiroide vanno ricercate soprattutto in presenza di quadri che interessano altri organi.

Bisogna porre particolare attenzione ad un calo di peso non giustificato, alla comparsa di un’aritmia come la fibrillazione atriale, a una riduzione della massa muscolare. Queste condizioni mettono la persona anche a maggior rischio di osteoporosi e quindi di fratture in caso di caduta. D’altro canto, rispetto al giovane adulto, l’anziano risulta più vulnerabile anche all’eccesso di ormoni tiroidei; pertanto, in caso di ipertiroidismo conclamato, il trattamento va intrapreso tempestivamente. Anche nelle forme lievi o che comunque non danno segni particolari occorre sapere se esistono alterazioni degli ormoni tiroidei e quindi affrontare la situazione per prevenire problemi a carico del cuore, delle arterie o del metabolismo.

Cos’è e come funziona la tiroide

La tiroide è una ghiandola endocrina a forma di farfalla che si trova nel collo, immediatamente sotto il pomo d’Adamo. Le due ali dell’organo formano i cosiddetti lobi, mentre la zona centrale si chiama istmo.

La tiroide è una specie di “centrale di controllo” del nostro corpo e se qualcosa non funziona, il danno si ripercuote sull’intero organismo. Controlla il metabolismo e le sue principali funzioni, quali il battito cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo, la pressione arteriosa, il livello di colesterolo, il peso, la forza muscolare, l’acutezza mentale e tante altre cose ancora. Anche se lavora in silenzio, quindi, è fondamentale per la salute dell’intero organismo, visto che produce una serie di ormoni che operano direttamente su diversi organi e soprattutto influisce su fattori di grande importanza per il benessere ad ogni età. Le patologie tiroidee vanno identificate in fase iniziale sia perché è più facile trattarle con successo, sia per ridurre il rischio di comparsa di altre condizioni come diabete, ipercolesterolemia ed osteoporosi che in qualche modo si legano all’attività non ottimale della ghiandola.