Recuperare chi è rimasto indietro per difficoltà economiche, sociali, psicologiche e culturali, favorendo l’accesso alla prevenzione e alla diagnosi, grazie a una rete formata da associazioni e realtà locali, organizzazioni culturali, farmacie, parrocchie, ambulatori, case antiviolenza. È questo l’obiettivo del progetto Shield Women – Screening Help Initiative for Empowerment and Learning in Disadvantaged Women, promosso dall’Associazione nazionale donne operate al seno (Andos) Ets, che ha appena presentato oggi i risultati dell’attività svolta nei mesi scorsi. Grazie al progetto 2798 donne sono state incluse nei percorsi di prevenzione, sono state effettuate 1600 mammografie e individuati 12 casi di malattia. Per 473 donne era la prima volta che accedevano all’esame.
Screening mammografico: tante ancora le donne che ne rimangono fuori
“Non è sufficiente mettere a disposizione uno screening: dobbiamo fare in modo che tutte le donne possano realmente raggiungerlo – ha commentato Flori Degrassi, presidente Andos Nazionale Ets – Esiste una parte della popolazione femminile che rischia ancora di rimanere ai margini della prevenzione. Con Shield Women andiamo noi incontro a queste donne, nei luoghi che frequentano e attraverso reti di cui si fidano. Le 473 prime mammografie rappresentano forse il dato che meglio racconta il valore del progetto: sono donne che siamo riusciti ad avvicinare alla prevenzione e che difficilmente avremmo intercettato attraverso i canali tradizionali”. La strategia per farlo si basa su un modello sviluppato da Andos, mirato a formare volontari e volontarie a capire i bisogni delle donne, ad approfondire finalità e funzionamento del programma di screening mammografico per poter poi guidare le donne nell’accesso ai servizi del Servizio sanitario nazionale. Punto chiave della formazione è stata l’attenzione a tutti quei fattori che possono tenere lontane le donne dai programmi di screening, anche se rientrano nella popolazione target, o ritardarne la partecipazione.
Le donne che non aderiscono ai programmi di screening alla mammella in Italia sono ancora tante: gli ultimi dati mostrano che l’adesione si attesta intorno al 50% su base nazionale. In alcuni casi a tenere lontane le donne da questi esami possono essere le difficoltà logistiche, le barriere linguistiche, fragilità psicologiche o mancanza di informazioni adeguate, hanno ricordato gli esperti a Roma duranta la presentazione dei risultati del programma, nell’evento “Prevenzione oncologica e fragilità sociale: il modello Shield Women”.
Prevenzione per tutte
Un punto di forza di Shield è stato quello di calarsi all’interno delle comunità, grazie alle collaborazioni con associazioni culturali e sociali, organizzazioni del volontariato, enti religiosi e servizi territoriali, come ha spiegato ancora Degrassi: “L’obiettivo è raggiungere anche chi difficilmente accede ai tradizionali canali di informazione e prevenzione. Vogliamo trasformare questa esperienza in un modello sempre più strutturato e replicabile. La diagnosi precoce può ridurre l’invasività dei trattamenti e aumentare la possibilità di guarigione, ma perché questo accada dobbiamo ridurre le disuguaglianze che ancora condizionano l’accesso alla prevenzione. Il nostro obiettivo è rafforzare la collaborazione tra associazioni, Istituzioni e servizi sanitari, affinché la condizione sociale, economica o culturale non sia determinante nella possibilità di tutelare la propria salute. La prevenzione deve essere realmente accessibile a tutte”.

