Artrosi al ginocchio, sotto osservazione il ruolo del microbiota intestinale
di Anna Lisa BonfranceschiTrova l’ospedale di eccellenza nella cura dell’artrosi del ginocchio con il database di Ospedali
Apparentemente lontani, in realtà ginocchio e microbiota intestinale sarebbero in diretta comunicazione. Gli esperti del campo lo chiamano asse intestino-articolazione, in analogia al ben più noto asse intestino-cervello. Oggi, sulle relazioni che legano questi due distretti, sappiamo qualcosa di più, grazie a uno studio che ha messo a confronto il microbiota intestinale di alcuni pazienti con osteoartrite al ginocchio e soggetti sani. I risultati, resi noti sulle pagine di Scientific Reports, identificano alcuni generi di batteri potenzialmente implicati nella malattia e associati a diversi tratti clinici.
Gli studi sul microbiota intestinale
La ricerca attuale, condotta dall’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione biomedica del CNR e l’Università di Catanzaro “Magna Grecia” insieme a Wellmicro, spinoff dell'Università di Bologna, si inserisce all’interno di una ricca letteratura sul legame tra microbiota intestinale e salute. Gli studi nel campo, infatti, negli ultimi vent’anni sono esplosi, mettendo in luce diverse associazioni tra specifici tratti del microbiota intestinale (come diversità e abbondanza di specie) e malattie. Alcuni esperti del campo invitano ancora alla cautela nell'interpretare i risultati di queste ricerche, soprattutto per quel che riguarda eventuali risvolti clinici e applicativi. Ciò detto, è interessante capire fin dove si spingono le relazioni tra microbiota e salute.
L’analisi del microbiota intestinale nei casi di artrosi al ginocchio
In questo campo specifico il legame con la salute articolare non è di per sé nuovo. Come ricordano gli autori, infatti, oltre ai ben noti fattori di rischio per l’artrosi al ginocchio, come obesità, genetica, traumi e l’età, già da qualche tempo i riflettori si sono accesi anche sul microbiota. L’ipotesi, spiegano, è che alterazioni del microbiota intestinale contribuiscano a uno stato di infiammazione e alterazioni metaboliche che possono influenzare negativamente l’articolazione. Nel nuovo studio i ricercatori sono andati oltre, cercando di capire quali componenti del microbiota potessero essere coinvolti e in che modo. Per comprenderlo, la ricerca ha raccolto campioni fecali di alcuni pazienti con osteoartrosi al ginocchio e li ha confrontati con un gruppo di controllo (18 e 20 rispettivamente le persone incluse).
I risultati e le possibili applicazioni
I ricercatori hanno confermato che il microbiota intestinale dei pazienti con artrosi è diverso dai controlli. Per esempio, alcune specie considerate protettive nei confronti dell’infiammazione (come Blautia luti, Parabacteroides distasonis e Butyricicoccus faecihominis) sono meno abbondanti, lasciando supporre che questo possa contribuire a uno stato proinfiammatorio che favorisce la malattia. Gli scienziati hanno osservato anche associazioni tra abbondanza di alcuni microrganismi e livello di dolore, di mobilità o stati nutrizionali (per esempio i generi Prevotella e Odoribacter sono associati a livelli maggiori di dolore, mentre Phocaeicola con livello minori). Si tratta di associazioni interessanti, in alcuni casi conferme di osservazioni precedenti, ma da indagare più a fondo su campioni più grandi, ammettono gli autori, e da contestualizzare tenendo conto di tutti i possibili fattori confondenti o la predisposizione genetica a un determinato assetto del microbiota. La composizione del microbiota intestinale può essere influenzata infatti da diversi comportamenti e condizioni di salute.
Pur riconoscendo questi limiti, i ricercatori credono che quanto osservato potrebbe aprire le porte a test in grado di aiutare a prevedere il decorso della malattia o, nel migliore dei casi, allo sviluppo di terapie contro l'osteoartrite del ginocchio. “Crediamo che l'asse intestino-articolazioni rappresenti un nuovo promettente obiettivo per trattamenti personalizzati volti a ripristinare l'omeostasi intestinale, riducendo così l'infiammazione e i danni alle articolazioni”, concludono gli autori.
