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Artrosi al ginocchio, sotto osservazione il ruolo del microbiota intestinale

(Foto: Penpak Ngamsathain/Moment/Getty Images) 

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Apparentemente lontani, in realtà ginocchio e microbiota intestinale sarebbero in diretta comunicazione. Gli esperti del campo lo chiamano asse intestino-articolazione, in analogia al ben più noto asse intestino-cervello. Oggi, sulle relazioni che legano questi due distretti, sappiamo qualcosa di più, grazie a uno studio che ha messo a confronto il microbiota intestinale di alcuni pazienti con osteoartrite al ginocchio e soggetti sani. I risultati, resi noti sulle pagine di Scientific Reports, identificano alcuni generi di batteri potenzialmente implicati nella malattia e associati a diversi tratti clinici.

Gli studi sul microbiota intestinale

La ricerca attuale, condotta dall’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione biomedica del CNR e l’Università di Catanzaro “Magna Grecia” insieme a Wellmicro, spinoff dell'Università di Bologna, si inserisce all’interno di una ricca letteratura sul legame tra microbiota intestinale e salute. Gli studi nel campo, infatti, negli ultimi vent’anni sono esplosi, mettendo in luce diverse associazioni tra specifici tratti del microbiota intestinale (come diversità e abbondanza di specie) e malattie. Alcuni esperti del campo invitano ancora alla cautela nell'interpretare i risultati di queste ricerche, soprattutto per quel che riguarda eventuali risvolti clinici e applicativi. Ciò detto, è interessante capire fin dove si spingono le relazioni tra microbiota e salute.

L’analisi del microbiota intestinale nei casi di artrosi al ginocchio

In questo campo specifico il legame con la salute articolare non è di per sé nuovo. Come ricordano gli autori, infatti, oltre ai ben noti fattori di rischio per l’artrosi al ginocchio, come obesità, genetica, traumi e l’età, già da qualche tempo i riflettori si sono accesi anche sul microbiota. L’ipotesi, spiegano, è che alterazioni del microbiota intestinale contribuiscano a uno stato di infiammazione e alterazioni metaboliche che possono influenzare negativamente l’articolazione. Nel nuovo studio i ricercatori sono andati oltre, cercando di capire quali componenti del microbiota potessero essere coinvolti e in che modo. Per comprenderlo, la ricerca ha raccolto campioni fecali di alcuni pazienti con osteoartrosi al ginocchio e li ha confrontati con un gruppo di controllo (18 e 20 rispettivamente le persone incluse).

I risultati e le possibili applicazioni

I ricercatori hanno confermato che il microbiota intestinale dei pazienti con artrosi è diverso dai controlli. Per esempio, alcune specie considerate protettive nei confronti dell’infiammazione (come Blautia luti, Parabacteroides distasonis e Butyricicoccus faecihominis) sono meno abbondanti, lasciando supporre che questo possa contribuire a uno stato proinfiammatorio che favorisce la malattia. Gli scienziati hanno osservato anche associazioni tra abbondanza di alcuni microrganismi e livello di dolore, di mobilità o stati nutrizionali (per esempio i generi Prevotella e Odoribacter sono associati a livelli maggiori di dolore, mentre Phocaeicola con livello minori). Si tratta di associazioni interessanti, in alcuni casi conferme di osservazioni precedenti, ma da indagare più a fondo su campioni più grandi, ammettono gli autori, e da contestualizzare tenendo conto di tutti i possibili fattori confondenti o la predisposizione genetica a un determinato assetto del microbiota. La composizione del microbiota intestinale può essere influenzata infatti da diversi comportamenti e condizioni di salute.

Pur riconoscendo questi limiti, i ricercatori credono che quanto osservato potrebbe aprire le porte a test in grado di aiutare a prevedere il decorso della malattia o, nel migliore dei casi, allo sviluppo di terapie contro l'osteoartrite del ginocchio. “Crediamo che l'asse intestino-articolazioni rappresenti un nuovo promettente obiettivo per trattamenti personalizzati volti a ripristinare l'omeostasi intestinale, riducendo così l'infiammazione e i danni alle articolazioni”, concludono gli autori.