Reimparare a camminare, passo dopo passo, giorno dopo giorno, può migliorare l’artrosi al ginocchio, purché questa rieducazione sia rigorosamente guidata da esperti e personalizzata. A mettere alla prova un simile intervento sono stati alcuni ricercatori americani dimostrando che un approccio di biomeccanica è davvero efficace nel contrastare la progressione dell’artrosi al ginocchio. Secondo gli autori dello studio, appena pubblicato sulle pagine di Lancet Rheumatology, potrebbe aiutare a ritardare gli interventi di protesi e potenzialmente a ridurre l’utilizzo di antidolorifici e dei loro effetti collaterali.
La gestione dell’artrosi al ginocchio
L’artrosi al ginocchio è una delle forme più diffuse di osteoartrosi, ovvero di tutte quelle condizioni degenerative dovute al deterioramento della cartilagine in prossimità delle articolazioni. L’età, ma anche fattori quali obesità, alcune malattie, interventi chirurgici, e una certa famigliarità sono tra le cause più comuni dell’artrosi, spiega l’Istituto superiore di sanità. Farmaci, attività fisica leggera e riduzione del peso - così da alleggerire il carico delle articolazioni - sono tra le principali strategie di gestione della malattia che complessivamente (ovvero considerando tutti i possibili distretti interessati) riguarda circa metà della popolazione over 50 secondo l’Iss. Accanto a questi, le infiltrazioni con prodotti biologici - un insieme di tecniche complessivamente note come ortobiologia - possono essere utili nei casi non gravi. Le protesi invece sono la soluzione per i casi più complicati di artrosi.
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Rieducare la camminata per i pazienti con artrosi al ginocchio
Ma c’è anche qualcos’altro su cui i pazienti potrebbero contare: una rieducazione del modo di camminare, come ha ricordato Scott Uhlrich in una nota della Utah University, a capo dello studio insieme alle università di New York e di Standford. “Sappiamo che per le persone colpite da artrosi, carichi più elevati sul ginocchio accelerano la progressione, e che modificare l'angolazione del piede può ridurre il carico sul ginocchio. Quindi l'idea di un intervento biomeccanico non è nuova, ma non ci sono stati studi randomizzati controllati con placebo che ne dimostrassero l'efficacia". Così Uhlrich e colleghi ne hanno allestito uno per capire se modificando leggermente l’angolazione del piede i pazienti hanno dei guadagni in termini di dolore percepito e rallentamento della progressione.
Sei settimane di durata
Per capirlo hanno diviso un gruppo di 68 persone (età media 64 anni) con artrosi del compartimento mediale, ovvero che riguarda la parte interna del ginocchio, in due gruppi, dopo aver analizzato in dettaglio la loro andatura su un tapis roulant. Un gruppo di persone ha seguito un protocollo di riabilitazione mirata e personalizzata per correggere la camminata e ridurre il carico sulle ginocchia (modificando di 5 o 10 gradi, verso l’interno o l’esterno, l’inclinazione del piede). Nell’altro gruppo i pazienti seguivano - senza saperlo - un protocollo in cui dovevano camminare come sempre, ovvero senza correzione (funzionando di fatto come gruppo controllo). Gli interventi di rieducazione alla camminata supervisionata sono durati sei settimane in laboratorio, così da imparare un esercizio che i pazienti avrebbero poi potuto svolgere in autonomia a casa.
Un trattamento non invasivo
Quando un anno dopo medici e ricercatori hanno analizzato la progressione dell’artrosi in questi pazienti hanno osservato che quelli che avevano “reimparato” a camminare avevano meno dolore, meno carico sulle ginocchia e le loro cartilagini, esaminate con risonanza magnetica, erano anche meno danneggiate. "Aiutare i pazienti a trovare la migliore angolazione del piede per ridurre lo stress sulle ginocchia può rappresentare un modo semplice e abbastanza economico per affrontare l'artrosi nella fase iniziale”, ha commentato dalla New York University Valentina Mazzoli, tra gli esperti a capo della sperimentazione: “E sebbene i nostri risultati dovranno essere confermati da ulteriori studi, suggeriscono che questo nuovo trattamento non invasivo possa aiutare a ritardare l'intervento chirurgico".
