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Tumore alla prostata: la dieta potrebbe fare la differenza dopo la diagnosi

(foto: Don Wu/E+/Getty Images)
(foto: Don Wu/E+/Getty Images) 

Uno studio della Harvard Chan School of Public Health che ha coinvolto più di 4800 uomini con tumore alla prostata non metastatico mostra che il tipo di grassi consumati potrebbe influenzare la sopravvivenza dei pazienti

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Meno tempo davanti al bancone della macelleria, di più nel reparto frutta e verdura. Potremmo riassumere così i risultati che arrivano dallo studio appena pubblicato sulle pagine diJAMA Network Open che ribadiscono l’importanza dello stile di vita, e della dieta in particolare, anche dopo una diagnosi di tumore alla prostata. Perché i pazienti che mangiano meno cibi e grassi animali, a favore di quelli vegetali, vivono più a lungo dopo la diagnosi della malattia. Probabilmente, azzardano gli autori, perché la dieta li aiuta a mantenersi più in salute in generale e forse a sopportare meglio gli eventuali effetti collaterali legati alle terapie.

Consumo di grassi e studi di mortalità

Il dato emerge da una nuova analisi dello Health Professionals Follow-Up Study (Hpfs), uno studio negli Usa che ha coinvolto oltre 50 mila professionisti sanitari maschi seguiti dagli anni Ottanta, e per i quali sono stati registrati incidenze di malattie e stili di vita, comprese le abitudini alimentari (raccolte tramite dei questionari ogni quattro anni). Tra questi i ricercatori hanno selezionato i pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di tumore alla prostata non metastatico (circa 4800), e analizzato se esistessero associazioni tra consumo di grassi e mortalità. Il consumo di grassi animali, trans e saturi è associato a un maggior rischio di mortalità nella popolazione in generale, ricordano gli esperti. Lo scopo di questa analisi era capire se e quanto questo valesse anche per i pazienti con tumore alla prostata non metastatico, una malattia non aggressiva, con cui i pazienti possono convivere anche a lungo, fronteggiando piuttosto altri rischi, scrivono gli esperti: “Sebbene il cancro alla prostata sia la seconda causa principale di morte per cancro tra gli uomini, esiste un rischio maggiore di morte per malattie cardiovascolari e altri tumori tra i pazienti con cancro alla prostata non metastatico”.

Lo studio sui pazienti con tumore alla prostata non metastatico

I risultati hanno confermato che un consumo più elevato di grassi saturi e animali (in generale più comune tra pazienti con problemi di peso, fumatori e più sedentari) dopo la diagnosi era associato a un maggior rischio di morte per tutte le cause. Nello specifico chi consumava più grassi saturi aveva un rischio di mortalità per tutte le cause (ma soprattutto per malattie cardiovascolari o altri tumori), maggiore del 24% rispetto a chi ne mangiava meno, mentre il consumo di grassi animali era associato a un rischio maggiore del 14%. E ancora: chi consumava più grassi saturi e meno grassi monoinsaturi aveva un aumento del 3% di rischio di mortalità per tutte le cause rispetto a chi consumava meno grassi saturi e più monoinsaturi su un periodo di dieci anni. I ricercatori non hanno invece trovato associazioni tra il consumo di grassi e la mortalità specifica per tumore alla prostata.

“Un maggiore consumo di grassi saturi e animali è stato associato a un aumento della mortalità, principalmente a causa di decessi dovuti a malattie cardiovascolari e altri tumori - si legge nel paper - Al contrario, un maggiore apporto di grassi monoinsaturi è stato associato a una riduzione della mortalità, principalmente a causa di una riduzione della mortalità cardiovascolare. La sostituzione dei grassi animali con fonti di grassi vegetali è stata associata a una minore mortalità complessiva in questa coorte di pazienti”. Con un potenziale guadagno, stimano i ricercatori, intorno al 20% per modifiche minime nello stile alimentare (come la sostituzione del 5%-10% dell’intake energetico con alimenti vegetali e grassi insaturi).

Quali alimenti preferire

Il messaggio è, ancora una volta, di ridurre la quota di cibi e grassi animali e di preferire le fonti vegetali e a ridotto contenuti di grassi a tavola, scegliendo più spesso cibi come legumi, olio di oliva, semi e frutta secca, ma anche pesce, formaggi magri e carni bianche, ricordano gli autori. “I nostri risultati suggeriscono che la dieta dopo la diagnosi potrebbe essere una componente modificabile della gestione dei pazienti, ampliando l'attenzione oltre il semplice controllo del tumore primario - aggiunge in una nota della Harvard Chan School Lorelei Mucci, tra gli autori del lavoro - Proteggere la salute cardiovascolare e generale è fondamentale nella cura del cancro alla prostata, soprattutto perché alcuni trattamenti possono influenzare la salute metabolica e cardiovascolare”. La terapia di deprivazione androgenica per esempio, ricorda un commento che accompagna l’articolo sulla stessa rivista, si associa a perdita di massa muscolare, insulino-resistenza e aumento di peso. “I medici non dovrebbero presentare la modifica dei grassi nella dieta come una comprovata terapia per il cancro alla prostata, ma non dovrebbero nemmeno ignorare un'importante opportunità per promuovere la salute quando i pazienti sono motivati ​​ad agire”, concludono David-Dan Nguyen, Hari S. Iyer e Christopher J. D. Wallis.