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Osteoartrosi, un enzima per proteggere la cartilagine

(Foto: AzmanJaka/E+/Getty Images) 

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In futuro l’osteoartrosi, una malattia degenerativa delle articolazioni che colpisce il 10% della popolazione mondiale (soprattutto anziani), potrebbe essere curata in modo definitivo, così da dire addio a dolori cronici e disabilità. A suggerirlo sono i risultati di uno studio preclinico pubblicato sulla rivista Science Signaling, che ha indagato le origini molecolari della patologia riconoscendo il ruolo cruciale di un enzima chiamato Tiki2. La sua carenza, scrivono gli autori della ricerca, sembra essere una delle cause principali della distruzione della cartilagine.

Un guardiano molecolare contro l'osteoartrosi

Attraverso esperimenti su modelli animali, Xuemei Li e colleghi hanno scoperto che l'enzima Tiki2 interviene nella regolazione del cosiddetto segnale Wnt, un complesso sistema di comunicazione tra le cellule che controlla la crescita e la riparazione dei tessuti. In un'articolazione sana, Tiki2 agisce come un inibitore proteolitico, cioè una molecola capace di "tagliare" e disattivare particolari proteine (dette, appunto, Wnt) sulla superficie cellulare, impedendo loro di inviare segnali eccessivi. Quando questo equilibrio viene mantenuto, i condrociti (le cellule responsabili della produzione della cartilagine) rimangono in salute e continuano a produrre collagene e altre sostanze elastiche necessarie per il movimento delle ossa.

L’ipertrofia che “mangia” l’articolazione

Invece, se Tiki2 viene a mancare (fattori di rischio sono invecchiamento, traumi fisici e infiammazione cronica), le vie di segnalazione Wnt diventano iperattive, scatenando un processo degenerativo che porta alla graduale distruzione del tessuto articolare. In questo caso i condrociti diventano ipertrofici, cioè iniziano a gonfiarsi e a comportarsi in modo anomalo. Invece di mantenere l'elasticità del giunto, queste cellule "impazzite" producono enzimi che mangiano la cartilagine e avviano un processo di calcificazione che la trasforma gradualmente in tessuto osseo.

La speranza di una nuova terapia genica

A sostegno di quanto osservato negli animali, l’analisi di campioni umani ha confermato che i livelli di Tiki2 sono significativamente ridotti nelle articolazioni malate rispetto a quelle sane. Questa validazione apre la strada a potenziali applicazioni terapeutiche, come la terapia genica. E infatti gli scienziati hanno anche provato a "curare" i topi con osteoartrosi utilizzando un virus adeno-associato (un virus reso inoffensivo in laboratorio) come veicolo per trasportare il gene Tiki2 direttamente all'interno delle articolazioni. Ciò ha permesso di ripristinare la produzione dell'enzima, rallentando in modo evidente la degenerazione della cartilagine e riducendo l'infiammazione. Sebbene siano necessari ulteriori test sia preclinici che clinici, questi primi risultati suggeriscono che potenziare l'attività di Tiki2 potrebbe diventare una strategia efficace per modificare il corso dell'osteoartrosi, offrendo una speranza di trattamento definitivo.