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Perché alcune persone non dimagriscono anche se stanno a dieta?

Tra il 5 e il 20% dei casi in cui una dieta fallisce è legato a fattori genetici, ambientali e metabolici che possono complicare il dimagrimento anche quando si riducono correttamente le calorie

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Spesso si sente dire che dimagrire è una semplice equazione matematica: “mangia meno e muoviti di più”. Eppure, molte persone seguono le regole alla lettera senza vedere risultati sulla bilancia. Oggi, uno studio pubblicato sulla rivista Nutrients conferma che non si tratta di pigrizia: esiste una percentuale di persone (tra il 5% e il 20%) definita "unsuccessful responders", ovvero individui che, nonostante l'impegno, non ottengono benefici metabolici o calo di peso con i programmi standard.

Non tutti dimagriscono mangiando di meno

Per lungo tempo, anche la comunità scientifica ha attribuito l’insuccesso delle diete a una scarsa forza di volontà. Di recente, però, un numero crescente di ricerche sta dimostrando che non tutti processiamo i deficit energetici allo stesso modo: se la maggior parte della popolazione dimagrisce assumendo meno calorie di quelle che brucia, per una minoranza le cose sono molto più complicate. C’è chi, pur seguendo scrupolosamente la dieta, non perde peso (o lo perde molto lentamente) e chi, addirittura, vede peggiorare i propri parametri di salute nonostante l'attività fisica. Queste categorie, definite “unsuccessful responders” e “adverse responders”, sono state oggetto di una revisione della letteratura scientifica da parte degli autori del nuovo studio.

Gli studi

Tra gli esempi citati figura una ricerca su coppie di gemelli monozigoti all'interno di camere metaboliche, dove calorie assunte e consumate venivano monitorate con precisione. Nonostante lo stesso deficit energetico di circa 1000 calorie al giorno, dopo 100 giorni i risultati sono stati molto variabili: la perdita di peso andava da uno a otto chili. Le differenze erano minime tra gemelli ma marcate tra coppie diverse, indicando un chiaro ruolo della genetica nel determinare la risposta al ridotto apporto calorico. Un altro studio, denominato Heritage, ha esaminato un programma di esercizio fisico di 20 settimane. Anche qui i risultati sono stati variabili: se la maggior parte dei partecipanti è migliorata, una quota tra l’8 e il 13% ha visto invece peggiorare diversi fattori di rischio cardiovascolare (come pressione e sensibilità all'insulina), nonostante l'impegno costante.

Le ragioni

Gli autori citano diversi meccanismi per spiegare queste differenze. Il primo è la “termogenesi adattativa”, un rallentamento del metabolismo in risposta alla carenza di cibo. Uno studio sui contendenti di “The Biggest Loser” – un reality in cui persone con obesità gareggiavano tra loro per vedere chi avrebbe perso più peso attraverso la dieta e l’esercizio fisico – ha mostrato a proposito risultati impressionanti: al termine della competizione i partecipanti hanno mostrato una riduzione media del metabolismo basale pari a 610 kcal, che invece di ridursi col tempo è aumentata nel tempo, arrivando a 704 kcal a sei anni dalla competizione. Differenze biologiche e genetiche che influenzino la termogenesi adattativa possono quindi spiegare, almeno in parte, le difficoltà che sperimentano alcune persone nel perdere peso.

Oltre alla genetica, inoltre, anche i fattori ambientali possono giocare un ruolo importante. Alcune ricerche suggeriscono ad esempio che durante il dimagrimento il tessuto adiposo può rilasciare inquinanti organici accumulati in precedenza, e che in questi casi si osserva una riduzione della capacità dei muscoli di bruciare energia e un calo di alcuni ormoni tiroidei, fenomeni che portano l'organismo a consumare meno.

Le incognite sono ancora molte, e gli autori sottolineano la necessità di approfondire i legami tra biologia e genetica nella risposta individuale alle diete e all’esercizio fisico. Quel che è chiaro è che la risposta al deficit energetico dipende da un'interazione complessa tra geni, metabolismo e ambiente. In futuro, sarà quindi fondamentale puntare sulla personalizzazione degli interventi, superando il pregiudizio che il fallimento di una dieta sia sempre colpa della scarsa aderenza del paziente.