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Farmaci anti-obesità: un anticorpo monoclonale protegge i muscoli durante il dimagrimento

Uno studio su Nature Medicine dimostra che l’associazione di apitegromab e tirzepatide riduce drasticamente la perdita di massa magra, salvaguardando la salute metabolica senza compromettere il calo di peso

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I nuovi farmaci anti-obesità sono efficaci, ma non privi di effetti collaterali. Uno dei più importanti da tenere sotto controllo riguarda l’origine dei chili che si perdono: senza le dovute precauzioni, spesso una quota rilevante del peso perduto è costituita da massa magra, cioè tessuti muscolari, fondamentali per la salute metabolica e per le attività di tutti i giorni. Uno studio appena pubblicato su Nature Medicine suggerisce una possibile soluzione: un anticorpo monoclonale che, somministrato in concomitanza della terapia con gli agonisti di Glp-1, aiuta a contrastare la perdita di massa magra, pur senza compromettere il dimagrimento.

Perché la massa magra è fondamentale

Quando perdiamo peso, specie se rapidamente e in modo consistente, il calo non riguarda esclusivamente il tessuto adiposo. Una percentuale che può variare dal 20 al 40% del peso perso è composta da massa magra, costituita in larga parte da muscoli scheletrici. Questi tessuti non sono solo organi deputati al movimento e alla forza fisica, ma rappresentano anche il principale motore del nostro metabolismo basale, la quantità di energia che il corpo brucia a riposo per mantenere le funzioni vitali.

Preservare i tessuti muscolari è quindi essenziale per la salute metabolica, per mantenere l’efficienza fisica ed evitare la sarcopenia (la perdita progressiva di massa e funzione muscolare), un rischio particolarmente concreto nei pazienti anziani. La perdita eccessiva di massa magra è uno dei principali rischi noti delle nuove terapie anti-obesità, che proprio per questo motivo andrebbero sempre accompagnate da interventi alimentari e di attività fisica sotto il controllo degli specialisti.

Lo studio

La nuova ricerca ha testato una strategia alternativa: l’apitegromab, un anticorpo monoclonale progettato per bloccare la miostatina, una proteina coinvolta nella degradazione dei tessuti muscolari. Il farmaco è stato testato all’interno di un trial clinico randomizzato che ha coinvolto 102 adulti con sovrappeso o obesità. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi per un periodo di 24 settimane: il primo ha ricevuto l'associazione di tirzepatide e apitegromab, mentre il secondo ha assunto tirzepatide insieme a un placebo.

Al termine dei sei mesi di osservazione, il calo ponderale totale è risultato sovrapponibile tra i due gruppi, a dimostrazione che il nuovo farmaco non interferisce con la perdita di peso indotta dal tirzepatide. Tuttavia, la composizione dei chili persi è apparsa significativamente diversa: i pazienti trattati con apitegromab hanno infatti perso quasi due chilogrammi in meno di massa magra rispetto al gruppo placebo. In termini percentuali, la massa magra ha rappresentato solo il 14,6% del peso perso nel gruppo trattato con apitegromab, contro il 30,2% registrato nel gruppo di controllo.

Implicazioni pratiche e limiti della ricerca

I dati indicano che l’inibizione della miostatina potrebbe ridefinire lo standard dei trattamenti contro l’obesità, rendendo più semplice centrare il vero obbiettivo: non un semplice calo di peso, ma una vera e propria ricomposizione corporea orientata alla salute metabolica. Per chi deve intraprendere percorsi di dimagrimento assistiti dalla terapia farmacologica, questo approccio potrebbe tradursi nel mantenimento della forza fisica e in una minore probabilità di recuperare il peso perso una volta interrotta la terapia.

Tuttavia, gli stessi autori evidenziano la necessità di interpretare i risultati con cautela. Il campione analizzato è relativamente ridotto (102 partecipanti) e composto per oltre l’80% da donne. Inoltre, dallo studio sono state escluse persone con patologie cardiometaboliche significative, come il diabete. Saranno quindi necessari studi di fase 3 su campioni più vasti, eterogenei e distribuiti su tempi più lunghi per confermare se il risparmio di tessuto muscolare si traduca in un reale beneficio clinico e funzionale nella vita quotidiana dei pazienti.