I cibi ultraprocessati accendono l’appetito dei bambini
di Simone ValesiniUna ricerca della University of Southern California rivela che il consumo di alimenti industriali aumenta la risposta cerebrale alla vista di cibi appetitosi
Gli alimenti ultraprocessati fanno male alla salute, soprattutto a quella dei più piccoli. Ormai si sente ripetere spesso, ma non tutti hanno chiari i rischi di una dieta ad alto contenuto di alimenti industriali. Un nuovo studio della University of Southern California (Usc), appena pubblicato su Jama Network Open, può aiutare a farsi un’idea più precisa: la ricerca rivela infatti che i bambini che mangiano quantità elevate di cibi ultraprocessati mostrano una risposta più forte della rete cerebrale della ricompensa davanti a immagini di cibi appetitosi, e che questo aumento del gusto per gli alimenti ricchi di grassi e calorie è associato ad un incremento di peso ad un anno di distanza.
Cibo spazzatura
Gli alimenti ultraprocessati sono prodotti industriali pensati per essere gustosi, comodi e a lunga conservazione: cereali da colazione, pane confezionato, zuppe istantanee, spesso con dolcificanti artificiali, coloranti e conservanti. Negli Stati Uniti forniscono in media il 67% delle calorie quotidiane dei bambini. Studi precedenti li hanno collegati a un aumento di peso, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, ma restava da studiare che effetti abbia il consumo abituale di alimenti ultraprocessati a livello cerebrale, e in particolare se potesse orientare le scelte alimentari dei più piccoli.
Per scoprirlo, gli autori dello studio hanno seguito 46 bambini tra i 7 e i 10 anni, reclutati all’interno del progetto BrainChild, uno studio di lungo periodo sul rischio di diabete e obesità. Tutti i partecipanti partivano da un peso nella norma, così da isolare i rischi precoci legati agli alimenti ultraprocessati. All’inizio i bambini sono stati sottoposti a una risonanza magnetica mentre guardavano foto di cibi molto appetitosi, come biscotti o patatine fritte; sono stati raccolti anche dati su dieta, indice di massa corporea (Bmi), percentuale di grasso e circonferenza vita, misure ripetute poi a distanza di un anno.
Lo studio
I risultati hanno rivelato che i bambini che avevano consumato più cibi ultraprocessati mostravano una risposta più intensa alle immagini di alimenti appetitosi nello striato dorsale, area legata alla ricompensa e alla motivazione. La risposta più forte in questa regione era associata, a sua volta, a un aumento del Bmi e della percentuale di grasso corporeo a distanza di un anno dalla prima rilevazione. Nel complesso, i bambini che mangiavano più ultraprocessati avevano a fine studio vita, Bmi e percentuale di grasso maggiori. Tenendo conto della risposta dello striato, l’associazione con Bmi e grasso corporeo si indeboliva (del 31% e del 44%) ma non scompariva: un indizio che la reattività del cervello possa spiegare una parte del legame tra ultraprocessati e peso.
“Il cervello dei bambini è ancora in fase di sviluppo, le abitudini si stanno formando, le preferenze alimentari si stanno definendo: è un periodo in cui è molto sensibile al cibo e all’ambiente alimentare”, spiega Kathleen Page, pediatra della Usc che ha partecipato alla ricerca. “Questo studio va oltre la constatazione che gli alimenti ultraprocessati incidono sul peso: ci dà un’idea dei meccanismi neurobiologici attraverso cui questi alimenti possono essere collegati alla composizione corporea nel tempo”.
Il prossimo passo
Trattandosi di uno studio osservazionale su un campione molto piccolo, è impossibile stabilire con certezza se siano gli alimenti ultraprocessati a modificare l’attività cerebrale e a far ingrassare. Per questo motivo, Page sta preparando una nuova ricerca, in cui i bambini che mangiano abitualmente questi prodotti riceveranno cibi meno trasformati, per vedere se cambieranno le loro risposte cerebrali e ci saranno effetti verificabili anche sul loro peso.
In attesa dei risultati, la riduzione del consumo di alimenti processati, in favore di alimenti naturali – in particolare frutta e verdura fresche – è consigliato da tutte le principali linee guida alimentari internazionali. In questo senso, gli autori dello studio avvertono che la responsabilità non può ricadere solo su famiglie e bambini, perché oggi in molte parti del mondo gli alimenti ultraprocessati sono spesso i cibi più accessibili, economici e pratici. “Cambiare l’ambiente alimentare, per aiutare le persone ad avere cibi più sani e poco trasformati, è parte importante della soluzione”, conclude Page.