UN caffè contro il mal di testa oppure il brodo di pollo per curare il raffreddore. La tradizione popolare assegna a un gran numero di alimenti proprietà terapeutiche e precetti da rispettare per vivere in salute. La linea di confine tra efficacia e aspettativa è spesso incerta, anche perché l’oracolo che li propone spesso gode di una fiducia paragonabile a quella del medico: la propria nonna. Il caffè La relazione tra caffè e mal di testa è controversa poiché esistono numerosi tipi di dolore sui quali la bevanda può avere effetti differenti. “L’astinenza di un bevitore può procurare cefalea mentre al contrario troppe tazzine possono facilitare gli attacchi”, chiarisce il dietologo Nicola Sorrentino, direttore scientifico della Iulm Food Academy. Le persone affette da mal di testa occasionale, possono trovare beneficio da una tazzina di caffè forte non zuccherato. “A determinare l'effetto positivo è la blanda azione vasocostrittrice sulla circolazione del sangue, che restringe le arterie del cranio che in alcuni tipi di mal di testa, come l’emicrania, si dilatano maggiormente. Su altri soggetti, però, la caffeina potrebbe scatenare anche un effetto contrario”, prosegue il dietologo, ricordando che chi soffre di mal di testa dovrebbe prendere in considerazione la propria risposta personale al caffè e decidere se utilizzarlo come supporto non farmacologico oppure evitarlo. Zucchero di canna Tutti gli zuccheri sono fonte di energia ma non tutti dolcificano allo stesso modo. Lo zucchero di canna è dunque più salutare di quello bianco? “Tra i due non c’è alcuna differenza: entrambi contengono la stessa molecola, cioè il saccarosio, e forniscono le stesse calorie, circa quattro calorie per grammo”, smentisce Sorrentino, che chiarisce: “A differenza di quello bianco, lo zucchero grezzo contiene anche melassa che gli conferisce il caratteristico colore giallognolo”. L’acqua aiuta a digerire L’acqua è essenziale per la digestione. Per attivarsi in maniera ottimale, questo processo deve aver luogo attraverso la secrezione e diluizione di alcune sostanze liquide all’interno dell’organismo. “La saliva, i succhi gastrici, biliari e pancreatici per essere secreti necessitano di acqua e svolgono la loro azione in misura proporzionale alla consistenza del cibo che si sta assumendo. Meno acqua è presente durante le fasi di digestione, più l’organismo è obbligato a produrne”, riprende il dietologo. Quando si pranza con un panino o un tramezzino, o altri cibi secchi come pasta e riso, due bicchieri d’acqua o una bottiglietta di acqua da mezzo litro possono essere d’aiuto per digerire meglio, quando invece a una zuppa o a un brodo facciamo seguire delle verdure e della frutta la quantità di acqua può essere inferiore. Il brodo di pollo Un tempo, il brodo di pollo era considerato la panacea di tutti i mali. “Oggi il rimedio è caduto in disuso ma la medicina naturale ha rivalutato le sue proprietà mucolitiche, soprattutto perché bevanda calda”, conferma il dietologo. La prima regola quando si ha il raffreddore è bere abbondantemente, perché con il naso otturato si tende a respirare con la bocca e dunque ad asciugare troppo le mucose orali, creando l’habitat ideale per i virus. La frutta lontano dai pasti Gli italiani sono tra i maggiori consumatori di frutta al mondo, ne consumano circa 135 chili pro capite all’anno. “Nonostante faccia bene al nostro organismo, la frutta non è un alimento completo e deve essere sempre accompagnata da altri cibi. Il momento migliore per consumare la frutta è durante la prima colazione”, sostiene Sorrentino. Come spuntino di metà mattino e come merenda è un valido rimedio per bloccare la fame, in modo da non arrivare troppo affamati a pranzo e a cena. “A fine pasto, grazie al contenuto di acidi organici e altre sostanze, la frutta accompagna il cibo nella digestione proteggendoci dall’azione acidificante degli alimenti di origine animale e dai danni ossidativi”, prosegue il dietologo. Inoltre, consumare la frutta alla fine del pasto fa sì che gli zuccheri che contiene vengano rilasciati nel sangue più lentamente di quanto succederebbe se assunta a digiuno. Pasta e riso fanno ingrassare I carboidrati sono il primo e il più importante dei nutrienti da assumere quotidianamente e dovrebbero rappresentare circa il 50-60% delle calorie totali di una dieta. “Nonostante il significativo apporto calorico, pasta, riso e affini predispongono meno al sovrappeso rispetto a proteine e grassi”, ricorda Sorrentino. Diminuirli drasticamente o evitarli significa andare incontro a brusche diminuzioni della glicemia con conseguente ripercussione sul benessere fisico. “Nel caso di carbonara o risotto giallo, non sono la pasta o il riso che fanno ingrassare. Ma ciò che si usa per condirle”, sorride il dietologo.