Il desiderio non va in pensione: così cambia il sesso dopo i 65 anni
di Ivan NotarangeloUno studio condotto su persone tra i 65 e gli 88 anni smentisce il luogo comune di una vecchiaia senza eros: quasi sei su dieci hanno avuto rapporti di coppia negli ultimi sei mesi. A mantenere viva la sessualità non sono tanto l’età o la salute, quanto il valore attribuito all’intimità. Ma tra divario di genere, tabù medici e scarsa prevenzione, i pregiudizi restano ancora molti
Hanno 65, 70, 80 anni e continuano a fare l’amore. Eppure la società li tratta come se il desiderio avesse una data di scadenza. A smentire uno dei pregiudizi più radicati sull’invecchiamento arriva ora uno studio dell’Università di Valencia, pubblicato sullo European Journal of Investigation in Health, Psychology and Education, condotto su 186 persone tra i 65 e gli 88 anni: il 58 per cento ha riferito un’attività sessuale di coppia negli ultimi sei mesi. E il fattore che meglio predice chi resta sessualmente attivo non è la salute, non è nemmeno l’età: è l’importanza che si attribuisce al sesso dentro la relazione.
“La sessualità nella terza età è sempre stata vista come un tabù”, spiega Giacomo Ciocca, professore di Psicologia clinica e Psicopatologia sessuale alla Sapienza di Roma. “Si è sempre pensato, e in parte si continua a pensare, che gli anziani non facciano sesso, che il sesso riguardi i giovani o le persone in età riproduttiva. Ma il mondo va da tutt’altra parte: la longevità aumenta, e saranno sempre di più gli anziani che arrivano bene a quell’età. Benessere, qualità della vita e stile di vita sono gli obiettivi principali che la medicina e la sessuologia cercano di coltivare”.
Il mito della prestazione
Se l’immaginario collettivo esclude gli anziani dal sesso, è anche per come il sesso viene rappresentato: prestazione fisica da una parte, riproduzione dall’altra. Due categorie che tagliano fuori la terza età per definizione.“La rappresentazione contemporanea del sesso è senza dubbio performativa, e questo stereotipo si unisce all’archetipo della riproduzione: la sessualità giovane finalizzata a procreare”, osserva Ciocca. “Ma noi sappiamo che il sesso è per natura “pervertito” rispetto alla sua meta riproduttiva: esplora altro, si trasforma in investimento affettivo. Parlare di sessualità in terza età significa parlare della salute affettiva delle persone”.
Più carezze, stessa intimità
I dati di Valencia lo confermano: le pratiche affettive prevalgono su quelle genitali. Il 35 per cento degli intervistati bacia e abbraccia il partner ogni giorno, mentre i rapporti completi diradano. Non una perdita, ma un’altra forma di intimità, che però resta legata al piacere: chi mantiene un’attività erotica di coppia riferisce livelli di soddisfazione fisica ed emotiva nettamente più alti.
“Sarebbe molto utile sensibilizzare i medici specialisti, i geriatri, su quanto è importante valutare e trattare anche l’aspetto romantico e sessuale degli individui e delle coppie”, aggiunge Ciocca. “Invecchiare insieme bene, sessualmente e con una condivisione affettiva, è sicuramente meglio che non averla”.
Il divario di genere
Lo studio spagnolo registra un dato netto: a parità di condizioni, essere donna riduce del 63,6 per cento la probabilità di avere una vita sessuale attiva. Un divario che non si spiega con la salute, ma con storie di vita e — secondo Ciocca — anche con una medicina che ha corso a due velocità.
“Su questo c’è una differenza di genere”, riconosce il sessuologo. “Da più di vent’anni la scienza offre al maschio la possibilità di una sessualità attiva e appagante: il Viagra ha segnato il confine tra un prima e un dopo, ed è di fatto una pillola della coppia, non solo dell’uomo. Questa differenza viene colmata solo parzialmente con le cure per il riequilibrio ormonale della donna in menopausa”.
La spia delle malattie
Un numero preoccupante emerge dallo studio: il 73 per cento degli intervistati crede che malattie croniche come diabete o ipertensione chiudano definitivamente la partita con il sesso. I dati dicono il contrario — nei modelli statistici la condizione di salute non risulta determinante — e la clinica pure.“La funzione sessuale è sia una spia dell’esordio di una malattia cronica, sia un indicatore dell’andamento delle patologie con cui nell’anzianità ormai si convive, comprese quelle oncologiche”, spiega Ciocca. “E può facilitare anche la compliance, l’adesione alle cure per le patologie primarie”.
Il piacere che cura
Non solo: il sesso fa bene di suo. “Il rilascio di neurotrasmettitori che dà lo scambio fisico ha un effetto benefico sull’umore e quindi su tutto il resto della vita di una persona, incluse le eventuali patologie che a volte accompagnano la vecchiaia”, conclude il professore. La gratificazione dello scambio fisico appaga, migliora l’umore, aiuta a prendersi cura di sé.
Resta un’ultima lacuna, che lo studio segnala e che riguarda anche l’Italia: il 40,9% degli anziani intervistati ritiene che alla loro età il preservativo non serva più. Intanto le infezioni sessualmente trasmissibili crescono anche negli over65. L’educazione sessuale, pensata da sempre per gli adolescenti, dovrà imparare a parlare anche a chi ha settant’anni.