SaluteSesso

Hiv, due iniezioni l’anno per prevenirlo. Ma in Italia il costo frena l’accesso

Preparazione di una dose di Ienacapavir al Riruta Health Centre di Nairobi, durante l'avvio della campagna di somministrazione in Kenya (Simon Maina, Getty Images)
Preparazione di una dose di Ienacapavir al Riruta Health Centre di Nairobi, durante l'avvio della campagna di somministrazione in Kenya (Simon Maina, Getty Images) 

Il lenacapavir offre una protezione quasi totale e libera dalla compressa quotidiana. Per la prevenzione, però, manca la rimborsabilità. L’infettivologa Anna Lucchini: «L’ostacolo più grosso è il costo». Intanto crescono le richieste di PrEP e i centri sono sotto pressione

3 minuti di lettura

Due iniezioni sottocute l'anno e una protezione dall'Hiv praticamente totale. È quanto promette il lenacapavir, che dall'agosto 2025 la Commissione europea ha autorizzato come PrEP, la profilassi pre-esposizione. Nello studio Purpose 1, su giovani donne in Sudafrica e Uganda, nessuna infezione tra chi riceveva il farmaco; nel Purpose 2 oltre il 99,9 per cento dei partecipanti è rimasto negativo. In Italia, però, a dicembre 2025 l'Aifa lo ha inserito in classe Cnn, tra i farmaci non ancora valutati per la rimborsabilità: chi volesse usarlo dovrebbe pagarlo a prezzo pieno. "L'efficacia è dimostrata e l'aderenza è altissima, perché si tratta di due iniezioni l'anno", spiega Anna Lucchini, infettivologa e responsabile del CeMuSS, l'ambulatorio multidisciplinare della salute sessuale di Torino, e dice chiaramente: "L'ostacolo più grosso è il costo".

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Il prezzo della prevenzione

Il riferimento è il listino statunitense: circa 28mila dollari l'anno per la PrEP. Per la terapia, in Italia il prezzo massimo indicato dall'azienda era di circa 18mila euro l'anno. "Poi c'è la contrattazione con l'Aifa e il prezzo si riduce di molto", osserva Lucchini. "Ma per adesso resta alto". Secondo una stima di Andrew Hill, dell'Università di Liverpool, il farmaco resterebbe redditizio anche a 40 dollari l'anno: la cifra a cui, grazie a Gates Foundation e Unitaid, sarà disponibile dal 2027 in un massimo di 120 Paesi a basso e medio reddito. Ma l'Italia non è tra questi.

Il precedente del cabotegravir

Il cabotegravir, la prima PrEP iniettabile, ha ottenuto l'autorizzazione europea nel settembre 2023 e la rimborsabilità Aifa solo a marzo 2026. "E costa molto meno", nota Lucchini. "Per il lenacapavir gli accordi tra azienda e Aifa sono avviati, ma ci vorrà almeno un anno, se siamo ottimisti". In terapia il farmaco è rimborsato dal 2023, ma solo per l'Hiv multiresistente senza alternative. "Sul trattamento c'è più disponibilità ad accettare costi elevati: sono meno persone e sono farmaci salvavita".

Due somministrazioni, meno interruzioni

Iniettato sotto la cute, il farmaco forma un deposito che lo rilascia lentamente fino a sei mesi. Il punto di forza è l'aderenza, e gli studi lo mostrano: nei due PURPOSE la compressa quotidiana di confronto ha protetto meno soprattutto perché molti non la assumevano con regolarità. "Nel 1995 si prendevano quindici compresse al giorno, oggi c'è la singola pastiglia", dice Lucchini. "Ma c'è chi fatica a prenderla ogni giorno". Due sole somministrazioni renderebbero anche più facile ingaggiare le persone e tenerle nel percorso di prevenzione. Oggi il piano terapeutico Aifa consente di consegnare il farmaco al massimo per tre mesi, e ogni nuova fornitura arriva solo dopo visita, esame del sangue e tamponi per le infezioni sessualmente trasmesse.

La domanda cresce, i centri arrancano

Sempre più persone In Italia, secondo il report del network Icona e dell'Istituto superiore di sanità, nel 2024 le persone in PrEP erano 16.220, il 43 per cento in più dell'anno precedente. Ma oltre tre su quattro sono concentrate in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. A Torino il CeMuSS è l'unico centro che eroga la PrEP. "Nel 2021 c'erano 80 persone, oggi quelle attive sono circa 1.700". Le seguono medici equivalenti a due tempi pieni e mezzo. "Non riusciamo più a reggerlo". La richiesta di potenziamento alla direzione generale si è fermata davanti alla mancanza di personale.

Le donne fuori dalla prevenzione

A livello nazionale le donne sono il 2 per cento degli utenti. Al CeMuSS il 95-96 per cento sono uomini gay e le donne una quindicina. "Pesa la scarsa conoscenza, anche tra i medici", dice Lucchini. "C'è chi si sente chiedere dal medico di base che cosa sta prendendo, o se è sieropositivo. E molti colleghi dicono: perché non usi il preservativo?". Eppure, secondo l'Oms, il calo globale delle nuove infezioni si deve soprattutto alla terapia, che azzera la trasmissibilità, e alla PrEP. Le misure comportamentali, osserva Lucchini, durano poco. E a monte c'è una scuola che non offre educazione sessuale, mentre il primo rapporto arriva già tra la fine delle medie e l'inizio delle superiori: "Affidarsi alla rete per informarsi è pericoloso".

La ricerca corre, l’accesso aspetta

In trent'anni la ricerca è passata da quindici compresse al giorno a due iniezioni l'anno, e una versione annuale è già in fase 3. L'industria produce strumenti nuovi a ritmo sostenuto, ma a prezzi che i sistemi pubblici faticano a sostenere e negoziano con tempi lunghi. L'Aifa rimborsa i farmaci che offrono un reale vantaggio rispetto a quelli già gratuiti: per la PrEP il termine di paragone è la compressa quotidiana, e il valore aggiunto del lenacapavir sta tutto nell'aderenza, difficile da tradurre in un prezzo. È il paradosso della prevenzione: il costo si paga subito, il risparmio arriva dopo, in infezioni evitate e terapie che non dureranno una vita. Per ora, in Italia, il lenacapavir per la prevenzione è un farmaco che esiste ma non arriva.