Festival di Salute 2026

Maura Gancitano: “Riconoscere i propri desideri è il primo passo per prendersi cura di sé”

Maura Gancitano al Festival di Salute 2026
Maura Gancitano al Festival di Salute 2026 

Al Festival di Salute 2026 la filosofa descrive una società in cui siamo spinti a volere sempre di più. La via d’uscita è quindi quella di imparare ad ascoltarsi

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Viviamo immersi in richieste che ci chiedono di volere sempre di più. È la constatazione da cui è partita Maura Gancitano, filosofa e pedagogista, cofondatrice con Andrea Colamedici di Tlon, al Festival di Salute di Repubblica, nel panel Ascoltati e ascolta gli altri. Al centro del suo intervento, un tema che attraversa da anni il suo lavoro: il momento in cui l'ideale estetico smette di essere un'esperienza e diventa una norma, un metro con cui misurarsi e quasi sempre perdere. È lo stesso tema al centro del suo nuovo libro, "La fabbrica della bellezza", in uscita per Rizzoli.

IL PROGRAMMA – Festival di Salute

Il desiderio senza fine

"Siamo esposti a tantissimi stimoli che ci spingono ad avere desideri infiniti", ha detto Gancitano. "Questo ci espone a due esiti. Da una parte il fallimento, quando il desiderio non viene assecondato. Dall'altra un'ansia di possesso che non ha fine". In entrambi i casi il risultato è lo stesso: una frustrazione che non trova mai quiete. Desiderare, però, non è un fatto solo individuale. "In questo la famiglia ci condiziona, perché ci consegna un bagaglio a cui noi continuiamo a fare riferimento", ha spiegato. Aspettative, modelli, idee su ciò che è giusto essere e avere: un'eredità che orienta le scelte ben prima che ce ne accorgiamo.

Per questo il pensiero è tornato a essere uno strumento di cura. "Viviamo un periodo in cui alla filosofia si chiede tantissimo", ha osservato. "E in particolare tutto parte da una domanda: chi sono io?". Una domanda antica che oggi si pone in un contesto nuovo, dove l'identità passa sempre più dall'immagine.

Quando la bellezza diventa un confine

Gancitano richiama le teorie della fioritura, l'idea che ogni persona possa compiere un percorso per sviluppare pienamente ciò che è. Un percorso che il concetto di bellezza, così come oggi lo pratichiamo, rischia di interrompere. "La bellezza diventa anche un limite, un confine", ha detto. "Perché sostiene l'oggettivazione dei corpi. E l'oggettivazione rimuove la soggettività".

Quello che si perde ha un nome preciso. "In pedagogia si chiama autoefficacia", ha spiegato la filosofa. È la fiducia nella propria capacità di agire e di incidere sulla propria vita. Se il corpo è soprattutto qualcosa da guardare e giudicare, quella fiducia si assottiglia: si smette di sentirsi soggetti e ci si percepisce come oggetti esposti a una valutazione continua.

Il corpo come nemico

L'esempio più estremo arriva dai social: il looksmaxxing, la tendenza diffusa soprattutto tra i giovanissimi a "massimizzare" il proprio aspetto con diete, allenamenti, trattamenti e pratiche anche rischiose. "Qui il corpo, in qualche modo, diventa un nemico", ha detto Gancitano. Non più il luogo in cui si vive, ma un progetto da correggere senza sosta.

Ascoltarsi per ascoltare

Dentro questa dinamica entrano il tempo e le relazioni. "C'è il rapporto con l'età, con le relazioni", ha sottolineato. Invecchiare diventa una colpa da nascondere, lo sguardo altrui una prova da superare più che un incontro Il titolo del panel indica una via d'uscita.

Ascoltarsi significa spostare l'attenzione da come appariamo a ciò che desideriamo davvero, distinguendo i bisogni propri da quelli indotti. Ascoltare gli altri significa riconoscerli come soggetti e non come immagini da confrontare con la nostra. È lo stesso movimento: sottrarre il corpo alla fabbrica e restituirlo alla persona.