Pausa pranzo, la schiscetta ora è di design e si chiama lunch box
Il classico cestino della merenda cambia volto e adesso, tra salutismo e attenzione al portafogli, torna in auge negli uffici. Seguici anche su Facebook
È diventata cool grazie ai designer che si sono dedicati a creare modelli funzionali e accattivanti. E il termine lunch box ha sostituito il vecchio portavivande. Ma per decenni è stato per impiegati e operai il cestino, la schiscetta (in milanese), la gamella. Che, complici esigenze di budget familiare, tendenze salutiste, problemi di conteggio di calorie o intolleranze alimentari, è tornata in auge.
La milanese schiscetta, dal verbo schisciare, ossia schiacciare, indica il pranzo che per essere chiuso nel contenitore viene - appunto - un po' schiacciato.
Per il resto d'Italia era la gamella, parola che secondo alcuni deriverebbe dalla francese scodella di latta o di legno per il rancio di soldati e marinai, per altri dal latino camella (coppa, recipiente per bere). La gavetta è legata più alla vita di operai nelle fabbriche e dei cantieri, tanto che a mo' di metonimia si usa l'espressione "fare la gavetta" cioè dire partire dalla posizione più bassa in un'azienda per percorrere la carriera.
La gavetta è un rudimentale ma eccezionale esempio di design legato al food: è infatti composta da due pezzi a incastro, di cui il contenitore è sia ciotola che pentola (è di metallo e va sul fuoco) e il cui coperchio si usa come piatto.
Forse da qui hanno preso spunto i designer che dal Giappone agli Usa si sbizzarriscono in modelli avveniristici: dal Sunch (Lunch Under the Sun) di Soo Kang Lee che trasforma una borsa rigida in un vero e proprio coperto con tutte le comodità di un ristorante (e che gli è valso il Midwest Student Merit Award), ai modelli che tengono caldo il cibo per mezzo di un cavetto usb da collegare al computer o addirittura perché dotati di piccoli pannelli solari.
Secondo il recente studio Doxa, 3 italiani su 4 (75%) fanno pausa pranzo tutti i giorni. Solo il 18% non la fa mai o più raramente e, se proprio decide di riempire lo stomaco, lo fa con spuntini spezza fame nell’arco della giornata. Da notare che gli italiani la pausa pranzo se la vogliono davvero godere: la metà (51%) gli dedica in media un’ora mentre c’è una fetta importante (18%) che si permette di sforare e andare oltre l’ora (18%). Solo il 7% del campione dedica alla pausa pranzo meno di mezz’ora.
Se il 39% degli italiani sceglie di fare pausa pranzo a casa, dallo studio emerge che 6 italiani su 10 mangiano fuori casa. In particolare il 24% sceglie di restare sul luogo di lavoro (ufficio o magazzino), il 20% trascorre la pausa pranzo nella mensa aziendale mentre solo il 14% si reca al bar o alla tavola calda.
Il parco è un'utopia visto che solo l’1% utilizza la pausa pranzo all’aria aperta. È la 'schiscetta' a trionfare per chi mangia direttamente nel luogo di lavoro, ufficio o magazzino che sia: è la preferita dall’85% degli italiani. Di questi, la maggior parte (66%) consuma gli alimenti portati da casa e ingeriti freddi, cosi come sono, mentre il 19% riscalda il tutto nel cucinotto aziendale. Purtroppo però la tendenza a mangiare seduti al PC durante la pausa.
Eppure i medici nutrizionisti sottolineano che bisognerebbe dedicare il giusto tempo anche ai pasti frugali e di prevedere sempre un po' di movimento nella pausa pranzo. "Bisognerebbe evitare - dice per esempio il professor Pietro Migliaccio - di consumare il pranzo al tavolo di lavoro, leggendo documenti o davanti al computer e se possibile sarebbe bene fare una passeggiata".
È diventata cool grazie ai designer che si sono dedicati a creare modelli funzionali e accattivanti. E il termine lunch box ha sostituito il vecchio portavivande. Ma per decenni è stato per impiegati e operai il cestino, la schiscetta (in milanese), la gamella. Che, complici esigenze di budget familiare, tendenze salutiste, problemi di conteggio di calorie o intolleranze alimentari, è tornata in auge.
La milanese schiscetta, dal verbo schisciare, ossia schiacciare, indica il pranzo che per essere chiuso nel contenitore viene - appunto - un po' schiacciato.
Per il resto d'Italia era la gamella, parola che secondo alcuni deriverebbe dalla francese scodella di latta o di legno per il rancio di soldati e marinai, per altri dal latino camella (coppa, recipiente per bere). La gavetta è legata più alla vita di operai nelle fabbriche e dei cantieri, tanto che a mo' di metonimia si usa l'espressione "fare la gavetta" cioè dire partire dalla posizione più bassa in un'azienda per percorrere la carriera.
La gavetta è un rudimentale ma eccezionale esempio di design legato al food: è infatti composta da due pezzi a incastro, di cui il contenitore è sia ciotola che pentola (è di metallo e va sul fuoco) e il cui coperchio si usa come piatto.
Forse da qui hanno preso spunto i designer che dal Giappone agli Usa si sbizzarriscono in modelli avveniristici: dal Sunch (Lunch Under the Sun) di Soo Kang Lee che trasforma una borsa rigida in un vero e proprio coperto con tutte le comodità di un ristorante (e che gli è valso il Midwest Student Merit Award), ai modelli che tengono caldo il cibo per mezzo di un cavetto usb da collegare al computer o addirittura perché dotati di piccoli pannelli solari.
Secondo il recente studio Doxa, 3 italiani su 4 (75%) fanno pausa pranzo tutti i giorni. Solo il 18% non la fa mai o più raramente e, se proprio decide di riempire lo stomaco, lo fa con spuntini spezza fame nell’arco della giornata. Da notare che gli italiani la pausa pranzo se la vogliono davvero godere: la metà (51%) gli dedica in media un’ora mentre c’è una fetta importante (18%) che si permette di sforare e andare oltre l’ora (18%). Solo il 7% del campione dedica alla pausa pranzo meno di mezz’ora.
Se il 39% degli italiani sceglie di fare pausa pranzo a casa, dallo studio emerge che 6 italiani su 10 mangiano fuori casa. In particolare il 24% sceglie di restare sul luogo di lavoro (ufficio o magazzino), il 20% trascorre la pausa pranzo nella mensa aziendale mentre solo il 14% si reca al bar o alla tavola calda.
Il parco è un'utopia visto che solo l’1% utilizza la pausa pranzo all’aria aperta. È la 'schiscetta' a trionfare per chi mangia direttamente nel luogo di lavoro, ufficio o magazzino che sia: è la preferita dall’85% degli italiani. Di questi, la maggior parte (66%) consuma gli alimenti portati da casa e ingeriti freddi, cosi come sono, mentre il 19% riscalda il tutto nel cucinotto aziendale. Purtroppo però la tendenza a mangiare seduti al PC durante la pausa.
Eppure i medici nutrizionisti sottolineano che bisognerebbe dedicare il giusto tempo anche ai pasti frugali e di prevedere sempre un po' di movimento nella pausa pranzo. "Bisognerebbe evitare - dice per esempio il professor Pietro Migliaccio - di consumare il pranzo al tavolo di lavoro, leggendo documenti o davanti al computer e se possibile sarebbe bene fare una passeggiata".