Massimo Bottura e la "piramide della bellezza": dai Refettori alla Francescana, passando per l'Osteria Gucci
Licia GranelloC’era una volta il cuoco. E c’era una volta il ristoratore. Due mestieri massimamente distinti, uno dentro e l’altro fuori dal piatto, uno dedicato al palato e l’altro all’incasso, uno reietto della scuola – se non hai voglia di studiare, vai a fare il cuoco – l’altro iscritto al novero dei pubblici esercizi. Insieme al mondo, è cambiato anche il profilo antropologico di cuochi e ristoratori, soprattutto dove l’asticella della qualità gastronomica è dichiaratamente alta: le figure di cuoco e ristoratore diventano due metà di una mela che se ben collimano danno esiti magnifici, sia mantenendo le rispettive individualità, sia riunendo i ruoli in una sola, complessa figura.
Nel secondo caso, lo chef-imprenditore di se stesso deve decidere cosa fare da grande, stante i pochissimi margini di guadagno garantiti dalla conduzione di un ristorante Michelin-style. Per corroborare le entrate, c’è solo l’imbarazzo della scelta: cene private e consulenze, catering e banchetti, pubblicità e televisione... Le tentazioni sono straripanti, l’unico vero rischio quello di smarrire anima e talento per troppe distrazioni.
In medium stat virtus, deve aver pensato Massimo Bottura, al momento di espandere la scia della rutilante Osteria Francescana. Amico di molti, schiavo di nessuno. E con un approccio molto laico, diretto, per per nulla fideista nei confronti degli impegni off Francescana. È stato così per la Franceschetta e per Panino, le due costole pop della casamadre affidate a collaboratori fidatissimi, che offrono a Modena e ai modenesi il meglio del terroir gastronomico in versione prêt-à-porter e a prezzi contingentati.
Bottura illustra il suo concetto di ristorazione come una piramide virtuosa percorsa dalla bellezza, “che è una condizione di vita, insieme alla cultura, da ricercare sempre... “. I Refettori sono la base della cucina popolare, accessibili a tutti, dove la cifra è quella della dignità e della condivisione. Parelleli e intrecciati corrono l’associazione Food for Soul contro lo spreco alimentare e il laboratorio Tortellante dedicato ai ragazzi autistici. Il livello subito superiore è quello di Franceschetta e Panino, dove il lavoro di squadra si esprime in piatti semplici, molto buoni e rispettosi del lavoro degli artigiani.
Da una manciata di giorni, il livello soprastante è occupato dal Gucci Garden, con la cucina curata da Ana Karime Lopez, moglie del braccio destro di Bottura, Taka Kondo. “La Francescana è in cima alla piramide. Unica e irripetibile. Rinuncio ogni anno a un milione di dollari pur di non replicarla”.
Partner mirati – l’ultimo della serie è l’anministratore delegato di Gucci, Marco Bizzarri, compagno di scuola di Bottura – personale formato con il cuore e con una professionalità altissima. E sopra tutto, il pensiero fisso sul cibo. “Quando sono in giro da una parte all’altra del pianeta, l’ultima telefonata prima di salire sull’aereo è con Taka: mettiamo a punto un piatto, discutiamo di un gusto. È il mio modo di restare sempre collegato al mio mestiere, alla mia Osteria. Un allenamento che non voglio perdere per niente al mondo”.