Dal KitKat al cappuccino, con il macha il mondo si colora di verde
Lisa Corva
Dal Giappone all'Europa la moda del tè che "dipinge" e profuma ogni cosa: dolci, gelati e merendine. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 1 minuti di lettura
Non avrei mai pensato di tornare dal Giappone entusiasta non tanto del sushi (che già adoravo prima), ma di tutto quello che è a base di macha, il tè verde leggermente amaro che ormai è ovunque. Innanzitutto nel “macha latte”, una specie di cappuccino fatto con il tè verde invece del caffè. Che, vi assicuro, è inaspettatamente buono.
Ad ogni angolo delle grandi città nipponiche eccolo in baretti specializzati: bollente o freddo, con il ghiaccio o senza, con più latte, meno latte… Uno dei più golosi, sorpresa, è quello di Starbucks: che in Giappone ha aperto anche dei punti “Reserve”, con miscele più raffinate. Arriverà anche in Italia, quando finalmente aprirà l’atteso Starbucks di Milano? Intanto in Italia si può assaggiare nei bar più alla moda, tanto per abituare il palato.
Non è finita. Il tè verde finisce anche nei gelati. E nei dolci, che in Giappone sono in due varianti: quelli raffinati e in forme super-estetizzanti delle pasticcerie, o nella versione più pop da supermercato, dove ci sono scaffali e scaffali colmi di cioccolatini, praline, macarons rivisitati…
Il meglio? Il KitKat, proprio il classico KitKat, con addirittura tre possibilità: con macha più scuro, meno scuro, a mixato a lamponi. Una vera droga per chi l’ha assaggiato, e infatti ora c’è chi lo importa in Italia: un intraprendente ragazzo triestino che ha appena aperto una bottega con tutte le “merendine” jap (Japan Cute, via Gatteri 9/c a Trieste).
Anche Muji, che a Tokyo non è solo emporio trendy ma anche ristorante e caffè, si è lanciato con dolci a base di macha, nel packaging trasparente e minimal tipico del brand. Curiosi? Manca poco: quest’estate i dolcetti verdi arriveranno nei negozi Muji anche in Italia.
Per chi invece vuole provare l’esperienza preziosa del macha vero, un consiglio: prenotare una “cerimonia del tè”. È un vero e proprio rito, in ginocchio sul tatami, con il maestro del tè che spiega, racconta, usa con destrezza quello “scovolino” che serve a sciogliere la polvere verde, e insegna in quale senso girare la tazza di ceramica prima di bere.
Io l’ho provato in uno degli alberghi più design di Tokyo, Hoshinoya: e meno male, perché dopo un’ora e passa in ginocchio sul tatami, l’unico mio desiderio era immergermi nelle acque dell’ “onsen”, il bagno termale dell’hotel. Certe cerimonie, anche se edulcorate, non sono per occidentali. Forse per questo in aeroporto vien voglia di riempire il trolley di KitKat al macha.