Il Gusto

Con aghi di pino, resina o a base di formiche: ecco le birre che vi sorprenderanno

Con aghi di pino, resina o a base di  formiche: ecco le birre che vi sorprenderanno
All'Eurhop beer festival di Roma  alcune birre davvero particolari: ve le raccontiamo. E per saperne di più, in libreria un volume sulle piante da usare nell'arte brassicola Seguici anche su Facebook
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Ottobre, il mese della birra, si è aperto con l’EurHop beer festival, a Roma. più di cento birrifici artigianali sono stati riuniti al Salone delle Fontane, all’Eur, con birre provenienti da tutto il mondo. Oltre 800 birre diverse, messe a rotazione in 400 spine, facilmente tracciabili grazie alll’app dedicata  Yhop. Abbiamo scelto sei casi che hanno attirato la nostra attenzione.
 
ANTnother Brick Int The Wall Part 2 di Beer Here, con le Formiche Rosse
Nome lungo e citazione dei Pink Floyd per questa birra davvero particolare, prodotta dal piccolo birrificio artigianale danese Beer Here, fondato da una coppia sull’isola di Bornhom, nel mezzo del mar Baltico. La base sono le formiche rosse presenti nella foresta nei dintorni del birrificio, raccolte direttamente dal birraio (con non poca sofferenza, come spiega lui), che vengono pestate in una soluzione con alcool. Il risultato? Una birra beverina, con sapori di lime ed agrumi, acidula ma molto rinfrescante.
 
Mountain Herb Ale di Foglie d'Erba, con aghi di pino e certificazione Bio Green
Foglie d’Erba è un birrificio sulle Dolomiti del Friuli, a Forni di Sopra, e sono stati il primo birrificio in assoluto a ricevere un certificato Pefc per alcune delle loro birre. Questa certificazione viene riconosciuta a livello internazionale a chi “gestisce in modo sostenibile” le foreste. Le tre birre con questo marchio sono la Mountain Herb Ale, la Mountain Ale e la Mountain Pale Ale, e tutte quante utilizzano resina o aghi di pino provenienti dai boschi delle Dolomiti.

Piedi Neri di Croce di Malto, con riso venere e castagna
Croce di Malto è un birrificio di Novara pluripremiato anche a livello mondiale e certificato Slowfood, nonchè produttore di molte birre interessanti tra le quali la “Piedi Neri”.Questa birra è una Russian Imperial Stout, una birra scura, con odori di caffè torrefatto che, quando arriva sulla lingua, sorprende con sapori di liquirizia e frutta tostata. Per la base di questa birra vengono usati riso preparate con venere e castagne del novarese. Nasce per legare la passione per la birra con quella del territorio.
La birra Piedi Nieri del birrificio Croce di Malto di Novara
La birra Piedi Nieri del birrificio Croce di Malto di Novara  
Lady Peach di Brewifist, con polpa di pesca e passaggio in botti di Chardonnay
Lady Peach - Sour Fruit Ale è, come dice il nome, una sour ale, quindi una birra acidula al palato ma assolutamente rinfrescante, perfetta per i periodi estivi e con una gradazione alcolica medio-bassa. Questa birra però è particolare: durante la fermentazione viene fatta passare per 3 mesi in delle botti usate per vino Chardonnay e, nelle ultime due settimane, le viene aggiunta della polpa di pesca. Appena questa birra viene stappata i profumi del frutto riempiono la stanza.
La birra Lady Peach-Sour Fruit Ale del birrificio Brewfist
La birra Lady Peach-Sour Fruit Ale del birrificio Brewfist  

Mango split di Ritual Lab, con il mango
Per rimanere sulle birre fruttate ma cambiando stile, la Mango Split del birrificio laziale Ritual Lab è una Fruit Double IPA. Le birre Indian Pale Ale (IPA) sono caratterizzate da aromi di frutta tropicale, mango in particolare in questo caso, ed un gusto abbastanza amaro, che puliscono la bocca e dissetano. Double sta ad indicare la più alta gradazione della birra rispetto ad un’Ipa normale, sugli 8 gradi, mentre Fruit avverte ovviamente della presenza del mango nella birra. In complesso una birra un poco più morbida di una Ipa normale, ma da non sottovalutare.
La birra Mango Split del birrificio laziale Ritual Lab
La birra Mango Split del birrificio laziale Ritual Lab 
CR/AK - La supremazia della lattina
Il birrificio CR/AK va menzionato non tanto per una birra in particolare, quanto per la loro filosofia: sono infatti stati il primo birrificio in Italia a spostarsi totalmente (o quasi) sulle lattine e sui fusti, utilizzando le bottiglie di vetro solo per alcune birre particolari. Le lattine infatti riescono a conservare la birra in maniera praticamente perfetta, a differenza delle classiche bottiglie con tappo a corona, che fanno passare sia luce, attraverso il vetro, che un poco d’aria attraverso il tappo a corona, non perfettamente ermetico. In più serve meno spazio per portare la stessa quantità di liquido a destinazione e pesano di meno, entrambi fattori che alleggeriscono l’impronta ambientale del birrificio. Senza contare che le lattine sono coloratissime e quasi dei pezzi da collezione.