Le Cuoche Combattenti: grazie alla cucina il riscatto delle donne vittime di violenza
Lara De Luna
Nel centro di Palermo una bottega di prodotti tipici che dà lavoro e una nuova vita a chi ha subito soprusi domestici. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
"Il primo passo per essere libere è la consapevolezza. Rendersi conto che quello che stai vivendo è tossico e che puoi avere una vita diversa. Poi arriva il lavoro, perché la consapevolezza senza la possibilità di essere indipendente, serve a poco". Rischia solo di essere un'altra gabbia. A parlare è Nicoletta Cosentino, imprenditrice palermitana ideatrice di Cuoche Combattenti, progetto che esprime forza e voglia di cambiare già dal nome. Cuoche Combattenti è una bottega con cucina dove vengono prodotte ricette tipiche siciliane con etichette molto speciali, ma è in primis un luogo di riscatto dove donne che hanno nel loro passato violenza e soprusi trovano una nuova casa. E il gradino da cui riprendere a salire verso una vita nuova.
"Tu vali e sei libera sempre": tra mandorle e confetture le Cuoche Combattenti di Palermo
"La nostra bottega è nata un anno fa, il 27 settembre 2019, ma il seme di questo progetto è nato nel 2017, quando ho avuto l'idea di ripartire da una da una piccola cucina e dalla vendita di prodotto tipici" semplici, genuini, piccoli piatti per raccontare la Sicilia attraverso le ricette, ma anche e soprattutto riprendere a vivere. "Forse quando resti molto tempo in una gabbia, con tutta la tua energia repressa, la creatività poi è come un fiume in piena, non vuole essere più arrestata. Dopo il corso di cucina del Centro antiviolenza Le Onde Onlus, in collaborazione con D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), ho sentito la necessità di continuare e ho scelto un corso di formazione d'impresa. Li mi hanno insegnato a stilare un business plan e a creare la base da cui far partire il mio progetto. Mi hanno insegnato a renderlo reale". Concretezza, consapevolezza e una rete sociale importante, che ha aiutato Nicoletta durante la realizzazione del suo progetto. "Ci sono voluti due anni per creare Cuoche Combattenti, ma è dal momento in cui ho aperto le porte della bottega che dico che questa è una vittoria collettiva. Non è un mio successo, non solo. E' il successo di chi dal Centro Antiviolenza ci ha aiutate, è il successo della Banca popolare etica che ha creduto in noi e ci ha fornito l'accesso al microcredito, è il successo di quell'onda di persone che in 24 mesi tramite i social e il passa parola ha aiutato a far crescere questo progetto e a portarlo ai blocchi reali di partenza. E' un successo soprattutto delle donne che qui ci lavorano, prendendo il coraggio a due mani". Le donne. Il fulcro di tutto. "Oggi in cucina siamo in quattro compresa me. Una delle mie collaboratrici è stata assunta da poco, le altre due stanno affrontando un tirocinio. Qui arrivano persone che hanno già intrapreso un percorso attraverso il centro antiviolenza o associazioni che si occupano di reinserimento sociale con accezione più ampia. Collaboriamo, per esempio, con gruppi che aiutano le migranti vittime di violenza, magari non domestica, ma per noi non fa nessuna differenza". Tre delle confetture della linea di Cuoche Combattenti
Dal buio ai colori. E ai sapori. Quelli del cibo che ogni giorno preparano con grande soddisfazione delle clienti. "Il Covid ha dato una brutta battuta di arresto al nostro lavoro, si può dire che siamo ripartite da poco, ma abbiamo fiducia. Abbiamo già cominciato a rimettere in produzione tutti i nostri prodotti". Una linea golosissima. "In questi giorni stiamo lavorando le mandorle", e allora via ai frollini vegani con l'aggiunta di pistacchio che più siciliani non potrebbero essere; morsi golosi che sui social network stanno già facendo furore presso i fan di Cuoche Combattenti, prima ancora di approdare sull'ecommerce e andare a infoltire le fila dell'offerta, incastrandosi tra le confetture artigianali - albicocca, ma anche straordinarie cipolle rosse -, la salsa di pomodoro riccio corleonese, il pesto di melanzane e i crackers bio. Un concentrato di Trinacria che sta avendo molto successo, "grazie all'ecommerce e anche alle nostre clienti, che sono le nostre prime fan e ci aiutano a veicolare il messaggio delle nostre #etichetteantiviolenza", le vere super star di questo progetto.
Ogni etichetta dei prodotti da forno e ogni tappo per le conserve, infatti, porta stampato con colori forti un messaggio incisivo. "Tu vali e sei libera sempre"; "Se ti ama, ama anche i tuoi difetti"; "Amati tanto e fatti rispettare"; "Quando spicchi il volo, voli libera per sempre". Frasi forti, tutte diverse tra loro, ben lontane dall'essere marketing. Sono in realtà la vera anima di questo progetto che vuole "che le donne prima di tutto arrivino a rendersi conto che possono avere una vita migliore, che sono delle vittime o che hanno accanto a loro qualcuno incastrato in un amore tossico. Pensiamoci, il problema è talmente radicato che ogni donna prima o poi è stata toccata dalla violenza, se non direttamente avrà di sicuro conosciuto qualche amica o parente che ha vissuto un'esperienza di questo tipo. Le etichette anti violenza sono per tutte loro, per tutte noi. Anche io amo rileggerle, per non dimenticare mai. Metterle su ogni prodotto è un modo per continuare a veicolare il messaggio che sta alla base del nostro lavoro, lo stesso che portiamo anche agli incontri sul territorio, alle vendite, una propaganda continua". I prossimi progetti? "Creare delle cassette anti violenza per Natale. Stiamo già lavorando alla produzione, quest'anno vogliamo proporre ai nostri clienti oltre alle solite conserve anche dei cesti già pronti da regalare". Così che il messaggio arrivi lontano.