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Adotta un ristorante: la campagna social per aiutare i locali in difficoltà

Adotta un ristorante: la campagna social per aiutare i locali in difficoltà
Sensibilizzare gli italiani al momento di grande difficoltà che sta vivendo il settore, attraverso un mezzo vecchio come il mondo: il passaparola. Seguici anche su Facebook 
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Porte chiuse alle 18. E' quanto previsto dal Dpcm del 25 ottobre 2020 per tutto il comparto ristorativo come misura d'emergenza per contrastare l'avanzata del Covid-19 in quella che viene chiamata "la seconda ondata". Un provvedimento che ha fatto discutere molti e ha messo in crisi chiunque lavori in questo settore, dal bistrot al ristorante stellato, che si vede così portare via una fetta importante di clientela e fatturato, quello serale. Finito di lavorare, fino al 24 novembre l'unica scelta possibile - a meno che non si sia in viaggio e non si pernotti in un albergo con ristorante interno - è quella di comprare il proprio pasto da asporto o ordinarlo a casa tramite i più disparati mezzi che la tecnologia mette a disposizione. Il delivery, per dirla con una parola anglosassone tanto diffusa nel nostro parlato quotidiano degli ultimi tempi, è una scelta comune per moltissimi italiani, ma spesso relegata al weekend - per una pizza - o a ora di pranzo per un pasto veloce in ufficio. Differente dovrebbe essere la tipologia di lavoro per aiutare un locale in difficoltà: spalmarsi lungo tutta la settimana, affermarsi in serate diverse dal sabato o dalla domenica. E' proprio per provare a far passare questo messaggio che nasce, da un'iniziativa dei gestori di Primo Bistrò a Roma, l'iniziativa #adottaunristorante (con l'immancabile hashatg). 

#adottaunristorante, la campagna social per aiutare gli imprenditori in difficoltà

Tutto è stato annunciato, in linea con i tempi moderni, con un post facebook. "Non è detto che, usciti da questa crisi, troveremo ancora aperto il nostro ristorante preferito, quello al quale siamo affezionati, in cui ci sentiamo ‘a casa’", spiegano Daniele Maggi e Giorgio Maccaroni, titolari del locale, con un tocco di malinconia nelle loro parole, però oneste e puntuali su quella che è la situazione in tutte le città italiane. 

Dopo una stagione fatta di distanziamento sociale e conseguente riduzione dei coperti, il momento attuale risulta particolarmente critico. "Con la chiusura anticipata alle 18 – continuano – di fatto ci troviamo ad affrontare un lockdown senza però gli aiuti previsti per le attività chiuse. Ecco perché, mai come adesso, la categoria della ristorazione ha bisogno del sostegno di tutti, specialmente dei clienti più affezionati. Per tornare a sedersi al proprio tavolo quando tutta questa crisi sarà solo un brutto ricordo, magari scambiando quattro chiacchiere con lo chef, bisogna pensarci oggi prima che sia troppo tardi". Come? Ordinando, ça va sans dire, dal proprio ristorante preferito "almeno una volta a settimana", in modo da provare a limitare le perdite e permettere al ristoratore di arrivare indenne alla fine di questo semi-lockdown, com'è stato definito. 

Lontano dal glamour dei resturant bond lanciati durante l'emergenza della scorsa primavera, #adottaunristorante è una campagna di sensibilizzazione in piena regola, che non chiede sovvenzioni tout court, ma semplicemente di sfruttare il "potere della condivisione" e il tam tam digitale per far arrivare il messaggio a quante più persone possibile, capillarizzando l'iniziativa, che resta affidata alla buona volontà del singolo cliente. Lì dove in molti non sembrano percepire il reale peso sociale ed economico di questo momento per ristoratori, bartender e chiunque lavori nell'ospitalità. 

Ordinare una cena a domicilio, lanciarla su tutti i social in nostro possesso con l'hashatag giusto, potrebbe sembrare una cosa frivola, "solo uno scatto", ma potrebbe aiutare più di quanto si pensi.