Scienze

Pronte le gambe bioniche, saranno testate su 11 volontari

Il progetto europeo coordinato dall'istituto di biorobotica della scuola superiore Sant'Anna di Pisa unisce protesi e robot indossabili

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GAMBE bioniche per far camminare senza fatica chi ha subito amputazioni. Un sogno per molti malati, un obiettivo per tanti ricercatori in tutto il mondo. E' sul punto di diventare realtà grazie al progetto europeo Cyberlegs, finanziato dalla Commissione europea con 2 milioni e mezzo di euro e coordinato dall'Istituto di Biorobotica della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa. Fino ad oggi 11 persone hanno provato le protesi robotiche. "Abbiamo messo insieme più di tecnologie che aiutano a tornare a camminare in modo naturale", spiega il coordinatore del progetto, Nicola Vitiello.
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I pazienti sono persone che hanno subìto l’amputazione degli arti inferiori, al di sopra del ginocchio. Il nuovo sistema riduce il rischio di cadute e dà regolarità ai movimenti.  I test sono stati svolti alla fondazione Don Gnocchi di Firenze a partire dall'agosto dell'anno scorso. Il progetto è stato lanciato nel 2012 da Maria Chiara Carrozza, allora rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e bioingegnere. La ricerca si basa su vari tipi di protesi. C'è un tutore del bacino, robotizzato e capace di assistere il movimento che permette di flettere e di estendere l’anca. Il dispositivo, che è contenuto da una specie di zainetto, è ergonomico e quindi si adatta alla schiena senza alterare la postura. Questo dispositivo usa batterie, ha un’autonomia di tre ore e permette agli amputati di camminare tanto all’interno quanto all’esterno.
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“A ogni passo l’ortesi robotizzata – commenta Nicola Vitiello – fornisce all’amputato un surplus di energia e permette in questo modo di ripristinare un cammino più fisiologico. Durante il progetto questo dispositivo è stato testato con successo da sette amputati, che hanno potuto interagire con il dispositivo in maniera intuitivo e, al tempo stesso, sperimentando un cammino più fisiologico”. E' poi stata creata una nuova protesi transfemorale motorizzata che permette di camminare, di sedersi, di salire o di scendere le scale, dimenticando la sedia a rotelle. "Un’altra frontiera esplorata con successo è quella dell'unione tra protesi transfemorale con l’ortesi (tutore) attiva di bacino - spiegano sempre dalla Scuola Sant'Anna - Il dispositivo è stato definito dai ricercatori “orto-protesi”. L’idea ha avuto origine dalla considerazione secondo la quale, in futuro, gli amputati potrebbero beneficiare di una protesi unita a un’ortesi (tutore). Mentre la protesi sostituisce l’arto mancante, l’ortesi può compensare le inefficienze del cammino derivanti dal fatto che la protesi, sebbene avanzata, non è in grado di restituire un cammino efficiente come quello naturale. L’idea è stata testata in via preliminare coinvolgendo quattro amputati e tutti sono stati in grado di muoversi con questo sistema".

Secondo Vitiello "nel lungo periodo è possibile immaginare che queste tecnologie saranno adottate in maniera progressiva e che il loro impatto sulla società sarà tangibile. Le persone amputate potranno contare su una nuova generazione di sistemi robotici leggeri per ottenere una più alta mobilità, unita a una migliore qualità della vita”.