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Terremoti in Giappone e in Ecuador. "Impossibile stabilire rapporto di causa effetto"

(lapresse)
Gli esperti: "Quando c'è sisma c'è anche una redistribuzione degli sforzi lungo i bordi delle zolle e delle placche coinvolte, ma è impossibile dire se sia collegato ad un altro"
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Trema il Pacifico. Giovedì e venerdì due scosse di magnitudo 6.4 e 7.3 hanno terrorizzato il Giappone: almeno 42 morti e oltre 250mila sfollati. Ancora più violento il sisma che ha colpito nella notte tra sabato e domenica l'Ecuador e che ha fatto, anche se il bilancio è ancora provvisorio, 350 morti e migliaia di feriti. Oggi un terremoto più lieve (magnitudo 5.6) si è verificato pochi chilometri a sud della città cilena di Illapel. Se poi si guarda la mappa online degli eventi sismici aggiornata in tempo reale dalla Usgs (United States geological survey) ci si accorge che negli ultimi giorni ci sono stati almeno una decina di eventi sismici di media entità sulle due sponde opposte del Pacifico: Alaska, Messico, Sudamerica da una parte, Giappone, Indonesia, Tonga dall'altra. E viene naturale chiedersi se ci sia una correlazione: cosa sta succedendo sotto il fondo dell'Oceano? C'è da aspettarsi altre, catastrofiche scosse? "Gli eventi a cui abbiamo assistito nelle ultime ore", spiega Claudio Chiarabba, direttore della Struttura Terremoti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, "riguardano chiaramente aree soggette allo stesso fenomeno: lo scivolamento delle placche continentali sotto la placca del Pacifico. Ma è difficile immaginare che i singoli terremoti siano collegati".

Il sisma in Ecuador, per esempio, è stato provocato dalla scivolamento (il termine tecnico è subsidenza) della placca di Nazca sotto la placca del Pacifico, un fenomeno che in condizioni normali si verifica al ritmo di 6 centimetri all'anno. "Anche sull'altra sponda dell'Oceano accade qualcosa di analogo", continua Chiarabba, "ma il terremoto che alcuni giorni fa ha avuto come epicentro l'isola di Kyushu è dovuto a un altro fenomeno: lo slittamento di due zolle continentali, affiancate e separate da una faglia, che si muovono una rispetto all'altra. Naturalmente quando c'è un forte terremoto c'è anche una redistribuzione degli sforzi lungo i bordi delle zolle e delle placche coinvolte, ma è impossibile stabilire un rapporto di causa-effetto". Della stessa opinione Susan Hough, sismologa dell'Usgs: "Sappiamo per esperienza che grandi terremoti ne possono innescare altri anche a grande distanza, ma al momento non c'è alcuna prova di un collegamento tra i recenti eventi sulle sponde opposte del Pacifico". Ma c'è da aspettarsi un nuovo rilascio di energie? "A livello locale, in Giappone e in Ecuador è probabile. Ci saranno scosse di assestamento come in tutti i terremoti di una certa magnitudo. Ma a scale più grandi non possiamo fare previsioni. Tantomeno se ci allontaniamo dal Pacifico e proviamo a immaginare eventuali ripercussioni per l'area mediterranea: tutti gli studi che hanno provato a stabilire un nesso tra le energie rilasciate dalle diverse placche e come queste interagiscano tra loro su scala globale non hanno dati risultati".