Ecco l’atlante delle creature luminose degli abissi
Matteo Serra
Per la prima volta è stato stimato in modo quantitativo il numero di animali marini bioluminescenti, ossia in grado di emettere luce propria: è pari ai tre quarti del totale e non cambia con la profondità
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FIN dai tempi di William Beebe, il naturalista che per primo, nel 1930, studiò in batisfera gli animali presenti nell'oceano profondo, i ricercatori sono sempre stati colpiti dal numero e dalla diversità di creature marine bioluminescenti, ossia in grado di emettere luce in seguito a precise reazioni chimiche.
Tuttavia, finora pochi studi hanno cercato di documentare in modo preciso la percentuale relativa di animali "brillanti", a diverse profondità. La lacuna è stata ora colmata da una ricerca di Séverine Martini e Steve Haddock, del Monterey Bay Aquarium Research Institute (Mbari), che hanno classificato la bioluminescenza degli animali marini che vivono tra la superficie e i 4000 metri di profondità nella baia di Monterey (in California), dimostrando che ben tre quarti di questi brillano di luce propria. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports.
Bioluminescenza: le creature degli abissi che brillano di luce propria
Una ricerca di Séverine Martini e Steve Haddock, del Monterey Bay Aquarium Research Institute (Mbari) ha classificato la bioluminescenza degli animali marini che vivono tra la superficie e i 4000 metri di profondità nella baia di Monterey (in California), dimostrando che ben tre quarti di questi brillano di luce propria. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports. L'ARTICOLO
Si potrebbe pensare che contare gli animali bioluminescenti sia facile, fotografandoli o riprendendoli a diverse profondità. In realtà, la luce emessa da alcune di queste creature è spesso molto tenue, al di sotto della sensibilità della maggior parte delle fotocamere, mentre altre non brillano in modo continuo per non attrarre predatori, o semplicemente per risparmiare energia. Per questo motivo, le stime ottenute in precedenza si sono basate quasi unicamente su osservazioni qualitative, e sono ormai datate: la più completa fonte di informazioni sulla bioluminescenza, prima di quest'ultimo lavoro, risaliva infatti a un articolo di ricerca pubblicato nel 1987, ossia 30 anni fa.
Lo studio di Martini e Haddock rappresenta la prima analisi quantitativa mai fatta sul numero e il tipo di animali bioluminescenti a diverse profondità. Nel corso di 240 immersioni condotte da sonde robotiche, i ricercatori hanno osservato oltre 350.000 animali, confrontandoli con un grande database di oltre cinque milioni di creature marine e con una lista di animali e gruppi di animali già noti per essere bioluminescenti.
Studiando i dati, gli scienziati hanno osservato con una certa sorpresa che la percentuale di animali brillanti, pari a circa tre quarti, rimane sostanzialmente la stessa al variare della profondità, fino ai 4000 metri. Ciò che cambia è il tipo di animali: fino ai 1500 metri la maggior parte delle creature bioluminescenti è rappresentata da meduse o dai loro "cugini" gelatinosi, gli ctenofori, tra i 1500 e i 2250 dominano i vermi marini, mentre in acque più profonde si illuminano soprattutto i "larvacei", simili ai girini, che costituiscono la metà degli animali bioluminescenti osservati.
Inoltre, l'analisi ha mostrato che alcuni gruppi di animali sono molto più luminosi di altri: per esempio, quasi la totalità degli cnidari (cui appartengono le meduse) sono bioluminescenti, mentre "si accende" solo la metà dei pesci e dei cefalopodi (molluschi che includono calamari e polipi).
Un possibile sviluppo futuro potrebbe essere quello di sfruttare la conoscenza di questa proporzione fissa tra creature bioluminescenti e non bioluminescenti per stimare il numero totale di animali presenti a ogni profondità, semplicemente misurando la quantità di luce prodotta. "Dal momento che l'oceano profondo è, per volume, il più grande habitat della Terra - concludono gli autori nel loro articolo - la bioluminescenza si può certamente definire come un tratto ecologico distintivo nel nostro pianeta".