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Fa pensare agli alieni quel segnale misterioso che viene dallo spazio

Giunto da Proxima, la stella a noi più vicina. È il "candidato" finora più promettente nella ricerca di "messaggi" dal cosmo provenienti da eventuali intelligenze extraterrestri. Anche se per alcuni ricercatori potrebbero essere onde radio prodotte da qualche satellite
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Un segnale radio che è lecito definire ancora “misterioso” è arrivato sulla Terra ad aprile 2019, proveniente dalla direzione di Proxima Centauri, cioè la stella più vicina a noi, che sappiamo ospita almeno due pianeti, uno dei quali, Proxima b, orbita in quella che chiamiamo “fascia abitabile”. L’antenna del Parkes Observatory, in Australia, lo ha captato un anno e mezzo fa. A scovare questa anomalia nei dati, sono stati i ricercatori della Breakthrough listen, il progetto di ricerca di intelligenze extraterrestri (Seti) finanziato dal magnate russo Yuri Milner per ascoltare il cosmo alla ricerca di eventuali messaggi da civiltà aliene. Ad anticipare la scoperta, che sarà pubblicata in uno studio nel 2021, è stato il Guardian.
 
https://puntoitalia.online/scienze/2018/09/17/news/su_proxima_b_potrebbe_esserci_vita-206703452/
 
Naturale o artificiale?
A quanto pare, le anomalie di questo segnale son…
Un segnale radio che è lecito definire ancora “misterioso” è arrivato sulla Terra ad aprile 2019, proveniente dalla direzione di Proxima Centauri, cioè la stella più vicina a noi, che sappiamo ospita almeno due pianeti, uno dei quali, Proxima b, orbita in quella che chiamiamo “fascia abitabile”. L’antenna del Parkes Observatory, in Australia, lo ha captato un anno e mezzo fa. A scovare questa anomalia nei dati, sono stati i ricercatori della Breakthrough listen, il progetto di ricerca di intelligenze extraterrestri (Seti) finanziato dal magnate russo Yuri Milner per ascoltare il cosmo alla ricerca di eventuali messaggi da civiltà aliene. Ad anticipare la scoperta, che sarà pubblicata in uno studio nel 2021, è stato il Guardian.
 
https://puntoitalia.online/scienze/2018/09/17/news/su_proxima_b_potrebbe_esserci_vita-206703452/
 
Naturale o artificiale?
A quanto pare, le anomalie di questo segnale sono parecchie. I “filtri” di controllo a cui è stato sottoposto hanno lasciato in piedi, tra le altre, l’ipotesi più affascinante di tutte: che sia di origine artificiale. Cioè prodotto da esseri intelligenti e tecnologicamente avanzati, per di più proviene dalla zona di cielo nella quale sappiamo esistere un pianeta con caratteristiche simili alla Terra, che potrebbe anche ospitare la vita. Tuttavia è bene andarci, sempre, con i piedi di piombo. La spiegazione potrebbe essere ancora quella più “banale”: l’antenna potrebbe aver captato una sorgente come quella dei satelliti che orbitano attorno alla Terra. Insomma, quella civiltà intelligente potrebbe essere la nostra.
 
A far ‘saltare sulla sedia’ i ricercatori è stata innanzi tutto la frequenza, in una banda molto ristretta, 982 megahertz, che non viene usata solitamente per le trasmissioni da satellite o missioni spaziali. Ma secondo Andrew Siemion, dell’Università di Berkeley, raggiunto da Scientific American, non esistono meccanismi naturali conosciuti che possono comprimere l’energia elettromagnetica in questo modo.
 
Il segnale e il rumore

La Terra è un ambiente caotico per chi cerca di ‘ascoltare’ lo spazio nelle onde radio. Le interferenze sono ovunque. Anche per questo le osservazioni vengono effettuate spostando regolarmente l’antenna dal suo target nel cielo, per verificare se un determinato segnale proviene proprio da lì, oppure non si tratti, per esempio, di qualche oggetto nei paraggi che crea un occasionale disturbo. Accadde qualche anno fa proprio al Parkes, si trattò, in quel caso, del forno a microonde usato per scaldare il pranzo, in una delle sale della struttura. A quanto pare però, il segnale ha superato anche questo ‘filtro’. Sembra dunque sia prodotto da qualcosa di artificiale, che non proviene dalla superficie della Terra. E per questo motivo, gli è stato assegnato un nome ad hoc: BLC1, che sta per “Breakthrough listen candidate 1”. Rimane ancora in piedi l’ipotesi alieni, assieme però a quella di migliaia di satelliti, oggetti artificiali nello spazio, che orbitano sopra le nostre teste.
 
Nessun messaggio
Come ebbe a dire Carl Sagan, con una frase ormai scolpita nei libri di storia: “Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie”. Insomma bisogna giocare a fare l’avvocato del diavolo. Torniamo a BLC1: cambia leggermente la sua frequenza ma pare non sia un segnale modulato, quindi non sembra porti con sé alcun messaggio come facciamo noi, per esempio, per le trasmissioni FM. I “follow up”, tentativi di ascoltarlo nuovamente, puntando nella stessa direzione, non hanno dato buon esito. Un caso che ricorda molto il famoso segnale Wow!, captato nel 1977 dal telescopio Big Ear, della Ohio State University. Un ‘acuto’ mai più ascoltato alla frequenza di 1420 MHz, la stessa che emette l'idrogeno, l'elemento più presente nell'Universo. Lo si continuò a studiare per decenni, arrivando infine a dare la ‘colpa’ al passaggio di una cometa.
 
Gli scienziati riflettono sul fatto che un pianeta come Giove, con un campo magnetico molto potente, produce scariche di onde radio simili a questa. Tuttavia, se trasportassimo Giove attorno a Proxima, il segnale sarebbe molto più debole rispetto a BLC1. Anche l’origine, Proxima Centauri, non sembra essere così scontata. La direzione, certo, è quella. Ma potrebbe trattarsi di qualcosa che arriva da molto più lontano, ‘dietro’ Proxima, magari da fenomeni energetici molto potenti come pulsar, quasar o stelle di neutroni. Però, come si fa notare in un articolo del Seti institute, questi oggetti non emettono in una banda così stretta.
 
https://puntoitalia.online/scienze/2018/01/12/news/lampi_radio_dal_cosmo_non_e_e_t_ma_una_stella_di_neutroni_ricercatore_italiano_sulla_copertina_di_nature-186377664/?ref=search
 
A proposito di segnali dallo spazio profondo, i “fast radio burst”, lampi radio veloci per un po’ sono stati ammantati di un certo mistero. Alcuni studi, tra i quali quello di Daniele Michilli, che si meritò una copertina di Nature tre anni fa, ne hanno spiegato l’origine: le intemperanze di stelle di neutroni e buchi neri.
 
L’origine artificiale quindi sembra ancora la spiegazione più plausibile e BLC1 è davvero il segnale più promettente, nella ricerca Seti, da oltre 40 anni: “La cosa più probabile è che sia di origine umana - ha detto Pete Worden, direttore esecutivo della Breakthrough initiative - e quando dico più probabile, intendo il 99,9 per cento”. Oppure, come per i fast radio burst, potrebbe essere l’indizio di qualche fenomeno che ancora non conosciamo o la conseguenza inaspettata di eventi noti. In fondo la scienza è sempre aperta a nuove rivelazioni, ET compreso.