I sorrentini "cantano", trevigliesi "lavorano": è polemica sul manuale di geografia
Cinzia Gubbini, di CINZIA GUBBINI"Terra dei popoli" è stato adottato dal 2010 in diverse scuole medie. Per molti si tratta di una raccolta di luoghi comuni razzisti nei confronti del Meridione. La casa editrice La Scuola si scusa e fa sapere di aver rotto con gli autori. Che lo difendono
Il trevigliese? "Abita a metà strada tra Bergamo e Milano (...) Del bergamasco possiede certamente il senso del lavoro, un lavoro molto intenso, svolto con semplicità e orgoglio, senza minimamente lamentare la fatica; parsimonioso ma non tirchio, risparmia ma sa rischiare; del milanese manifesta una certa ambizione, senza però possederne la cultura e l'apertura". Il sorrentino? "Di carattere aperto come tutti i popoli meridionali, i sorrentini sono simpatici e chiacchieroni, amanti della vita e in particolare della vita all'aperto (...) Non è vero che rifuggono dal lavoro: piuttosto non sono in possesso di una mentalità che sa quando e come rischiare, così che le aziende private sono poche e prevalgono lavori di tipo statale (...) E' gente che canta e vuole essere allegra, nelle bellezze di una natura straordinaria". E via di questo passo, tra i molisani che hanno "mentalità poco imprenditoriale ma c…
Il trevigliese? "Abita a metà strada tra Bergamo e Milano (...) Del bergamasco possiede certamente il senso del lavoro, un lavoro molto intenso, svolto con semplicità e orgoglio, senza minimamente lamentare la fatica; parsimonioso ma non tirchio, risparmia ma sa rischiare; del milanese manifesta una certa ambizione, senza però possederne la cultura e l'apertura". Il sorrentino? "Di carattere aperto come tutti i popoli meridionali, i sorrentini sono simpatici e chiacchieroni, amanti della vita e in particolare della vita all'aperto (...) Non è vero che rifuggono dal lavoro: piuttosto non sono in possesso di una mentalità che sa quando e come rischiare, così che le aziende private sono poche e prevalgono lavori di tipo statale (...) E' gente che canta e vuole essere allegra, nelle bellezze di una natura straordinaria". E via di questo passo, tra i molisani che hanno "mentalità poco imprenditoriale ma carattere aperto" e i lombardi che "sanno organizzarsi e costruire" anche se "di non molte parole e alle volte un po' riservati".
Non è difficile imbattersi in semplificazioni nei libri di testo scolasici, ma Terra dei popoli, editrice La Scuola, adottato dal 2010 in diverse scuole secondarie di primo grado, sta creando parecchie polemiche dopo che il movimento meridionalista Unione Mediterranea l'ha reso famoso postando due foto sulla pagina Facebook: in poco tempo più di 700 condivisioni al grido di "razzismo contro il Sud".
La casa editrice si scusa. Intanto la casa editrice che ha dato l'ok al libro si scusa, spiegando di aver "rotto i rapporti con gli autori". "E' un testo vecchio, e stiamo già lavorando a quello nuovo. Terra dei popoli è stato un momento di cecità editoriale", dice Ilario Bertoletti, direttore editoriale dell'editrice che ha sede a Brescia. Bertoletti non era alla guida de La Scuola quando uscì il libro di geografia: "E' accaduto in un momento di cambiamento del management", dice. Il suo giudizio è netto: "E' evidente che è pieno di luoghi comuni". E ci tiene a ricordare quanto la casa editrice sia attenta al Meridione: "Non a caso non abbiamo mai ottemperato alla indicazione del ministro Gelmini di non considerare come autori di riferimento scrittori meridionali del calibro di Sciascia, Anna Maria Ortese, presenti da sempre nelle nostre antologie di italiano".
Gli autori lo difendono. Ovviamente gli autori che abbiamo avuto la possibilità di sentire difendono la propria opera (leggi l'intervista a Diego Baldissin). Gianfranco D'Ambrosio dice: "Il libro non ha alcuna intenzione razzista. Ci mancherebbe: io ho origini napoletane".
Gli insegnanti. Di certo sono molte le scuole che al Nord come al Sud adottano il libro incriminato. Anche perché gli insegnanti italiani sembrano ormai aver fatto il callo a manuali che per sintetizzare finiscono per stereotipare. Terra dei Popoli, quindi, viene scelto non tanto per i contenuti, quanto perché è un libro che ha belle immagini, un lessico molto semplice e appositi approfondimenti quando si incontrano parole difficili. E' così che ha conquistato per esempio la scuola media Ariosto di Roma, che conta una buona percentuale di ragazzi di origine straniera. Proprio per questo la vicaria del dirigente scolastico, Maria Teresa Iannitto, ci tiene a precisare: "Qui il razzismo non esiste. Anzi, siamo impegnati in progetti che promuovono la solidarietà e l'uguaglianza". Allora perché scegliere proprio un libro che per tutte le popolazioni spara un luogo comune? "Ma un libro è solo uno strumento in mano al professore - spiega Iannitto - a noi serviva un testo con un lessico semplice, proprio perché abbiamo tanti studenti di origine straniera. E oltre a un lessico semplice il libro ha delle belle immagini". Stessa opinione per Maria De Cesare, professoressa di geografia all'Istituto comprensivo Don Bosco Melloni di Portici, Napoli: "Lo uso da tanti anni, e devo dire che non l'ho mai trovato discriminatorio, ma forse sono una buonista. E' semplice, chiaro e ha delle belle immagini. D'altronde molti libri di geografia fanno cenno ai caratteri delle popolazioni, ed è facile cadere nel luogo comune". Ma quando si dice dei campani che sono "arguti" , "creativi e geniali, abituati a vivere con poco", e i sorrentini "non posseggono una mentalità che sa rischiare", come se la cava la professoressa? "Dico che ovviamente non tutti sono in questo modo, e che si stanno considerando dei tratti generali del carattere che, però, indubbiamente esiste".
Non è difficile imbattersi in semplificazioni nei libri di testo scolasici, ma Terra dei popoli, editrice La Scuola, adottato dal 2010 in diverse scuole secondarie di primo grado, sta creando parecchie polemiche dopo che il movimento meridionalista Unione Mediterranea l'ha reso famoso postando due foto sulla pagina Facebook: in poco tempo più di 700 condivisioni al grido di "razzismo contro il Sud".
La casa editrice si scusa. Intanto la casa editrice che ha dato l'ok al libro si scusa, spiegando di aver "rotto i rapporti con gli autori". "E' un testo vecchio, e stiamo già lavorando a quello nuovo. Terra dei popoli è stato un momento di cecità editoriale", dice Ilario Bertoletti, direttore editoriale dell'editrice che ha sede a Brescia. Bertoletti non era alla guida de La Scuola quando uscì il libro di geografia: "E' accaduto in un momento di cambiamento del management", dice. Il suo giudizio è netto: "E' evidente che è pieno di luoghi comuni". E ci tiene a ricordare quanto la casa editrice sia attenta al Meridione: "Non a caso non abbiamo mai ottemperato alla indicazione del ministro Gelmini di non considerare come autori di riferimento scrittori meridionali del calibro di Sciascia, Anna Maria Ortese, presenti da sempre nelle nostre antologie di italiano".
Gli autori lo difendono. Ovviamente gli autori che abbiamo avuto la possibilità di sentire difendono la propria opera (leggi l'intervista a Diego Baldissin). Gianfranco D'Ambrosio dice: "Il libro non ha alcuna intenzione razzista. Ci mancherebbe: io ho origini napoletane".
Gli insegnanti. Di certo sono molte le scuole che al Nord come al Sud adottano il libro incriminato. Anche perché gli insegnanti italiani sembrano ormai aver fatto il callo a manuali che per sintetizzare finiscono per stereotipare. Terra dei Popoli, quindi, viene scelto non tanto per i contenuti, quanto perché è un libro che ha belle immagini, un lessico molto semplice e appositi approfondimenti quando si incontrano parole difficili. E' così che ha conquistato per esempio la scuola media Ariosto di Roma, che conta una buona percentuale di ragazzi di origine straniera. Proprio per questo la vicaria del dirigente scolastico, Maria Teresa Iannitto, ci tiene a precisare: "Qui il razzismo non esiste. Anzi, siamo impegnati in progetti che promuovono la solidarietà e l'uguaglianza". Allora perché scegliere proprio un libro che per tutte le popolazioni spara un luogo comune? "Ma un libro è solo uno strumento in mano al professore - spiega Iannitto - a noi serviva un testo con un lessico semplice, proprio perché abbiamo tanti studenti di origine straniera. E oltre a un lessico semplice il libro ha delle belle immagini". Stessa opinione per Maria De Cesare, professoressa di geografia all'Istituto comprensivo Don Bosco Melloni di Portici, Napoli: "Lo uso da tanti anni, e devo dire che non l'ho mai trovato discriminatorio, ma forse sono una buonista. E' semplice, chiaro e ha delle belle immagini. D'altronde molti libri di geografia fanno cenno ai caratteri delle popolazioni, ed è facile cadere nel luogo comune". Ma quando si dice dei campani che sono "arguti" , "creativi e geniali, abituati a vivere con poco", e i sorrentini "non posseggono una mentalità che sa rischiare", come se la cava la professoressa? "Dico che ovviamente non tutti sono in questo modo, e che si stanno considerando dei tratti generali del carattere che, però, indubbiamente esiste".