DALLA statuetta del Premio Oscar ai banchi del liceo classico Manzoni di Milano. Dai palcoscenici dei grandi teatri alle voci dei ragazzi nei corridoi delle scuole. Poetico e sensibile, istrionico e vitale, Toni Servillo, l'attore che seduce i più esigenti tra gli spettatori teatrali e i cinefili di tutto il mondo, arriva nella classe più grande d'Italia per le Rep@Conference. L'appuntamento è per le undici del mattino di mercoledì 15 aprile in uno dei più antichi licei italiani, il Manzoni di via Orazio, e in diretta streaming su Repubblica. it I ragazzi a un passo dalla maturità che frequentano la III B potranno dialogare, tra i banchi della loro classe, con Toni Servillo e scoprire qualche segreto frammento dell'arte elusiva dell'attore. A parlare saranno i racconti di prima mano di chi ha saputo calarsi in molti ruoli. In occasione della settima puntata degli incontri di Repubblica Scuola, che sta portando i protagonisti della cultura negli istituti italiani, gli studenti potranno raccogliere la testimonianza diretta di un attore capace di comprendere e spiegare le diverse sfumature di un mestiere così inafferrabile. Dalla "condizione di dono", come spiega Servillo, in cui si trova l'attore quando è a teatro, a quella del cinema quando sta sempre nella "disponibilità di essere rapito, rubato di qualcosa" dal regista.
L'attore condividerà con i ragazzi temi a lui cari. L'arte che diviene eversiva quando si occupa di interiorità. La recitazione come una strada per arrivare all'essenziale e il dialogo continuo tra sé e il personaggio. Il piacere funambolico dell'attore di mettersi sempre allo prova e di poter condividere un'emozione in uno spazio comune come quello del teatro. Gli aspetti intimi, malinconici e la "secca sentimentale" di Jep Gambardella. Così come le opere di Eduardo De Filippo e le nuove interpretazioni dei classici. La drammaturgia napoletana e la grande tradizione di quella scuola che per vastità e complessità sembra non avere pari. Tante esperienze e tanti incontri, il suo percorso offre indicazioni e suggerimenti anche a chi una strada deve ancora riuscire a trovarla. L'attore è autodidatta e non ha mai fatto una scuola di recitazione o un laboratorio. Non è mai andato a "bottega" presso qualcun altro. Ha cominciato come molti in quella temperie degli Anni '70 in cui nascevano nuovi linguaggi nel teatro di gruppo, nella musica, nel cinema e nell'arte. Basti pensare alle esperienze di Falso Movimento, Teatro dei Mutamenti e Teatro Studio. Ai nomi, oltre a quello di Servillo, di Mario Martone e di Antonio Neiwiller. Esperienze poi confluite nel progetto dei Teatri Uniti di Napoli.
Con "La grande bellezza" è arrivato alla notte degli Oscar e ne è uscito da vincitore. Con la regia e l'interpretazione de "Le voci di dentro", insieme al fratello Peppe, è stato al Barbican di Londra, a Madrid e a Chicago. Le vette raggiunte sono tra le più alte. Ma ai giovani non dirà della serata sul tappeto rosso di Los Angeles o degli applausi più forti, racconterà soprattutto dell'importanza della passione e della volontà, e della vitale necessità di condividere quell'impegno insieme agli altri.
L'attore condividerà con i ragazzi temi a lui cari. L'arte che diviene eversiva quando si occupa di interiorità. La recitazione come una strada per arrivare all'essenziale e il dialogo continuo tra sé e il personaggio. Il piacere funambolico dell'attore di mettersi sempre allo prova e di poter condividere un'emozione in uno spazio comune come quello del teatro. Gli aspetti intimi, malinconici e la "secca sentimentale" di Jep Gambardella. Così come le opere di Eduardo De Filippo e le nuove interpretazioni dei classici. La drammaturgia napoletana e la grande tradizione di quella scuola che per vastità e complessità sembra non avere pari. Tante esperienze e tanti incontri, il suo percorso offre indicazioni e suggerimenti anche a chi una strada deve ancora riuscire a trovarla. L'attore è autodidatta e non ha mai fatto una scuola di recitazione o un laboratorio. Non è mai andato a "bottega" presso qualcun altro. Ha cominciato come molti in quella temperie degli Anni '70 in cui nascevano nuovi linguaggi nel teatro di gruppo, nella musica, nel cinema e nell'arte. Basti pensare alle esperienze di Falso Movimento, Teatro dei Mutamenti e Teatro Studio. Ai nomi, oltre a quello di Servillo, di Mario Martone e di Antonio Neiwiller. Esperienze poi confluite nel progetto dei Teatri Uniti di Napoli.
Con "La grande bellezza" è arrivato alla notte degli Oscar e ne è uscito da vincitore. Con la regia e l'interpretazione de "Le voci di dentro", insieme al fratello Peppe, è stato al Barbican di Londra, a Madrid e a Chicago. Le vette raggiunte sono tra le più alte. Ma ai giovani non dirà della serata sul tappeto rosso di Los Angeles o degli applausi più forti, racconterà soprattutto dell'importanza della passione e della volontà, e della vitale necessità di condividere quell'impegno insieme agli altri.