Scuola

Medicina, oggi la "Grande Lotteria" dei test. Tra le polemiche

Sessantamila diplomati hanno risposto alle domande del quizzone ministeriale. In palio 9.530 posti da medico e 792 da odontoiatra: passerà un candidato su sei. Proteste in tutta Italia

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Si è concluso il test di ingresso alle facoltà di Medicina. Una prova che ha destato le proteste in tutta Italia degli aspiranti camici bianchi. Dopo i 25.522 che si sono contesi l'accesso ai 15mila posti nei corsi corsi per professioni sanitarie (infermieri, ostetrici, fisioterapisti, logopedisti ed altre figure paramediche) oggi è il giorno dei 60mila. Tanti sono gli studenti che aspirano a una carriera da medico o da odontoiatra e si sono cimentati nel quizzone ministeriale. Per loro, il ministero dell'Istruzione ha riservato 9.530 posti da medico e altri 792 da odontoiatra. Fatti due conti, soltanto uno studente su sei riuscirà a coronare il sogno. Anche se, negli ultimi anni, i ricorsi messi in campo dalle associazioni di studenti contro la "lotteria dei test" hanno aperto le porte dell'università italiana ad alcune migliaia di aspiranti che non avevano ottenuto il punteggio necessario per accaparrarsi uno dei posti messi in palio del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. E per coloro che se lo possono permettere il sogno continua all'estero: in Albania, Romania e Spagna. Con l'intento di trasferirsi in Italia alla prima occasione utile e completare gli studi in patria.

Anche per questo le ore precedenti all'apertura delle buste con le prove sono state segnate da proteste in molte università. Simbolica quella dell'alba davanti al ministero dell'Istruzione di l'Unione degli Universitari e Rete degli Studenti Medi (qui il video). Che denunciano i risultati di una loro indagine: "I corsi a numero chiuso, malgrado promesse e polemiche, incredibilmente aumentano. Sono passati dal 39% al 43,5% del totale con una crescita di quasi il 5%. Dalla nostra indagine sui dati ministeriali e degli Atenei, emerge chiaramente - spiegano - che i corsi a numero chiuso, nazionale o locale, continuano a crescere. Ormai quasi la metà dei corsi di laurea di tutta Italia sono ad accesso programmato, ma nel frattempo le nostre Università perdono migliaia di iscritti ogni anno. E' un paradosso tutto italiano: perdiamo iscritti e immatricolati di continuo, e invece di cercare di recuperarli, allarghiamo il numero chiuso e impediamo il libero accesso ai corsi. E questo in barba agli obiettivi europei di aumentare il numero dei giovani laureati fino al 40%, quando siamo fermi al 20%".
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A Napoli i ragazzi del gruppo Link hanno esposto, nella sede della Federico II a Monte Sant'Angelo dove sono in corso i test, uno striscione con la scritta: "Il numero chiuso non è salutare" è realizzato un muro in cartone: "Abbattiamo il numero chiuso". "È una protesta contro il numero chiuso e contro questo tipo di valutazione - dice Mattia Papà, coordinatore di Link Napoli - Il test non consente ai ragazzi di proseguire gli studi che vogliono fare. Il muro da abbattere è quello del numero chiuso".

Da Bologna, Ivano Dionigi, rettore dell'Alma Mater, che, in controtendenza col resto d'Italia, vede lievitare gli iscritti ai test di medicina, lancia l'allarme sui corsi di specializzazione: "Dopo la laurea in medicina ci vuole una specialità ed è del tutto inadeguato il numero di ragazzi che possono accedere ai corsi di specializzazione. Al di là dei numeri, dell'agitazione notturna e diurna di studenti e genitori, questa è l'occasione per affrontare un discorso culturale e politico: quello della specialità e della salute in questo paese".

Tanti i giovani a Palermo che hanno rinunciato al test, scoraggiati dai pochi posti disponibili. Un trend in calo già negli ultimi tre anni. Quest'anno lo faranno in tremila.

Anche a Milano, proteste davanti sia alla Statale che a Bicocca (qui le foto). "Poco meno di uno su sei potrà continuare - dicono gli studenti - per gli altri si aprirà la scelta fra ritentare l’anno prossimo o mettere da parte aspirazioni personali e curiosità".

Quest'anno i test sono stati preceduti anche dalla richiesta di ridurre i posti assegnati a Medicina e Odontoiatria, sponsorizzato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, dei chirurghi e degli odontoiatri. In un primo momento, era stato annunciato un taglio di mille posti, poi addolcito a 453 chance in meno.

Si continua domani, mercoledì, quando quasi 8mila studenti delle scuole superiori cercheranno di accaparrarsi uno dei 717 posti per studiare da veterinario. Si tratta della prova più selettiva, dove soltanto uno su undici riuscirà a strappare il lasciapassare per le aule universitarie. Il giorno dopo, giovedì 10 settembre, poco meno di 11mila aspiranti architetto svolgeranno il test per occupare uno dei 7.802 posti assegnati dal ministero quest'anno agli atenei italiani. In questo caso, la battaglia non è molto "cruenta" perché saranno 7 su dieci a staccare il biglietto per la facoltà  -  ora Scuola politecnica  -  di Architettura. La bagarre dei test a risposta multipla si concluderà mercoledì 16 con la prova di Medicina in lingua inglese.

I test di Medicina faranno entrare nelle casse delle università pubbliche 3 milioni di euro, con tasse di iscrizioni che variano da città a città: si va dai 10 euro di Milano Bicocca ai 100 di Napoli. Secondo una stima di skuola.net, dunque, considerato che i candidati sono circa 57 mila per 9 mila posti, l'incasso per le università pubbliche ammonterebbe a poco meno di 3 milioni di euro quindi. Una cifra destinata a lievitare - osserva il portale - perché 3 candidati su 4, contemplando l'opzione fallimento, si sono iscritti anche ad altri test di ammissione. I candidati sono per lo più aspiranti matricole al primo tentativo; uno su 7 invece ci riprova almeno per la seconda volta. Solo il 10% circa ha iniziato a studiare poco prima del test o da qualche settimana.

Il presidente del Veneto Luca Zaia torna a "bocciare senza riserve" il numero chiuso per l'accesso e le modalità con le quali viene realizzato. "Vanno avanti i più fortunati e, tra gli esclusi, i più ricchi, quelli le cui famiglie possono spendere decine di migliaia di euro in tutoraggi e università estere. Troppi meritevoli rimarranno fuori per sfortuna e questa è la negazione del diritto allo studio universale. Non c'è posto per tutti e non ci sono i soldi per trovarlo? Non è un buon motivo per tagliare fuori ancora prima di cominciare migliaia di ragazzi; è la conseguenza della scarsissima attenzione del Governo ai settori che qualificano un Paese: l'istruzione, la sanità, il welfare. Un Governo degno di questo nome ha il dovere morale e politico di trovare le risorse per tirare fuori il meglio delle nuove generazioni finanziando e sostenendo il diritto allo studio".
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