Così il team che ingloba Stati Uniti, Vietnam e Germania ha architettato un traduttore simultaneo per le classi multiculturali. Il duo Giappone-Australia si è concentrato sull'insegnamento personalizzato, attraverso software ad hoc. Repubblica Ceca e Finlandia hanno immaginato di creare dei gruppi di lavoro, per sviluppare attività coinvolgenti da inviare agli studenti che vivono negli altri paesi del globo. Altri hanno sfruttato Skype e social network per coinvolgere nelle lezioni di classe gli allievi in ospedale. Ma si tratta solo di alcuni esempi. Oltre c'è tutto quel che una mente creativa riesce a immaginare. "Abbiamo sempre pensato alla tecnologia come a un mezzo per aiutare gli insegnanti, non per sostituirli. Non bisogna averne paura", ci spiega Anthony Salcito, vice presidente del settore educazione di Microsoft. "Oggi più che mai abbiamo bisogno di educatori che siano in grado di usare i nuovi strumenti per estendere la loro influenza sui ragazzi al di fuori dell'orario di lezione".
Viaggio tra i maestri hi-tech, è Microsoft E2 Global Educator Exchange
Smartphone e tablet alla mano, selfie e tweet: sono i quattrocento professori innovativi, provenienti da tutto il mondo, che Microsoft ha riunito a Budapest, in Ungheria. Qui i docenti hi-tech si sono sfidati per tre giorni al grido di "Hack the classroom". Obiettivo: trovare soluzioni digitali a problemi analogici. C'è chi ha architettato un traduttore simultaneo per le classi multiculturali, chi sfrutta Skype e social network per coinvolgere gli alunni in ospedale. E chi non dimentica di educare i propri allievi riguardo ai rifiuti cibernetici, i cosiddetti e-waste. Così, in una stanza d'albergo trasformata in un suk dove si viaggia da un capo all'altro del mondo, si incontrano storie, culture, tradizioni, vestiti e cucine differenti. Con un'unica passione comune, per la tecnologia.
Da qui l'esigenza di organizzare un evento annuale per valorizzare i temerari, fargli condividere esperienze, e idee. Appuntamento arrivato in Ungheria per l'undicesima edizione, dopo aver fatto tappa a Praga, Barcellona, Chicago e Sud Africa. Uno spiraglio per sbirciare nel futuro dell'educazione. Senza più penne né fogli. Sempre più composto da byte. "Ora correggere i compiti è più veloce, basta un click", racconta Nuha Alanezi, che ha poco più di trent'anni e lavora in Arabia Saudita con sole ragazze. "Gli studenti non sono più dei contenitori passivi di contenuti, ma anche dei creatori. Che collaborano tra loro e sono parte attiva durante la fase d'apprendimento", aggiunge l'irlandese Lara Dabbagh. "Non puoi insegnare ancora come facevi venti anni fa, il mondo non è più lo stesso. Privare gli alunni delle nuove attrezzature hi-tech significa lasciarli fuori dal mercato e quindi negargli un futuro migliore", sostiene Lyailya Islamova, del Kazakistan. E a chi avesse ancora dei dubbi o dei timori al riguardo, uno è il consiglio che tutti ripetono in coro: "Dategli almeno una chance".
L'ultimo giorno l'atmosfera seriosa si dissolve. Un passaggio tra i maker: qualcuno costruisce delle batterie con dei limoni; altri un rilevatore elettromagnetico fai-da-te grazie a BBC micro:bit, un mini computer programmabile. Ne abbiamo provato uno, facile e veloce. Così magnetismo ed elettricità si possono toccare con mano, non solo studiare sui libri. Poi, quando i compiti terminano e la tensione si allenta, una sala d'albergo si trasforma in un suk, in cui ogni prof. esibisce il progetto che sta portando avanti nel proprio paese. Un pannello di cartone disegnato, qualche gadget da condividere con i colleghi, e il gioco è fatto. Si viaggia da un capo all'altro del pianeta. Età media degli espositori? Trent'anni. C'è Andres Castaño di Medellin, Colombia, che a scuola combatte contro il cyber bullismo. C'è Bridget Crooks, prof. di teatro neozelandese. La sua idea? Recite via Skype con alunni di altre nazioni e attrici famose. C'è Amiroh Adnan, Indonesia, con "Don't waste your e-waste": un programma per insegnare ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni l'importanza dei rifiuti cibernetici. C'è persino chi combina tradizione e innovazione. Un esempio? Il maestro della scuola agricola della Repubblica Ceca fa provare l'ultimo modello di "simulatore di mungitura", fatto di guanto e spugne. Perché "la pratica rende perfetti", assicura. Nulla ferma la voglia di sperimentare. Anche se ancora tanta è la strada da percorrere per colmare il gap tra ciò che è possibile fare con i nuovi mezzi hi-tech e ciò che effettivamente si fa nelle aule. Uno dei problemi più comuni? La mancanza di connettività. Come nelle Filippine, dove la rete è limitata. "Ma cerchiamo di evitare questa difficoltà con delle applicazioni che non richiedono internet", dice Mary Anthony Sieras. "Più che una limitazione, però, la considero una buona opportunità per crescere". Ecco svelata l'attitudine degli insegnanti tecnologici del domani: trasformare le avversità in un'occasione. Il resto è immaginazione.